DM 149/150 Gennaio 2004 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Senza censure

Bisogna risalire a DM 146/147 (Punti fermi sull'eutanasia, di Antonio Garofalo e Un Papa come loro, di Simona Lancioni) per trovare i primi spunti di un dibattito dai toni accesi, proseguito in DM 148 (Citazioni e mezze verità), che ha trovato un interlocutore particolarmente incisivo in Luciano Rottigni.

Concludiamo la discussione in questo numero, con una sola precisazione rispetto alla prima parte della presente lettera di Rottigni, che insiste nel definire "censorie" le posizioni di DM. E' un'accusa che naturalmente rigettiamo, essendo sempre pronti - con atteggiamento più che aperto - a confrontarci pubblicamente con chiunque, su qualunque tema e in qualsiasi momento. Per dovere di precisione, segnaliamo che l'unico pezzo inviato a DM da Luciano Rottigni che non ha trovato spazio ci pervenne `a coda' della polemica in corso nel 2000, tra UILDM e UNITALSI, successiva ai fatti accaduti in occasione della finale dei Campionati Europei di calcio a Rotterdam. Il testo arrivò qualche tempo dopo quegli avvenimenti e l'allora Direttore Editoriale di DM ritenne di non voler rinfocolare una discussione che rischiava di diventare troppo accesa. Ciò non toglie che quello scritto non sia certo stato `distrutto': chiunque lo può consultare, liberamente, qui in redazione e se Rottigni ritiene (credo non a torto) che alla fine le posizioni espresse non avessero dato spazio a tutte le voci, siamo pronti a riprenderlo anche subito, assieme alle altre opinioni su quelle vicende.

Stefano Borgato

Non pretendo che lei, signora Lancioni, abbia letto tutto ciò che ho scritto: sicuramente non ha letto tutto, se no saprebbe quanto sono obiettive le mie rimostranze circa i censori che stanno in redazione. Non so se, come Lei afferma - pro domo sua? -: "La rivista è gestita da un Comitato di Redazione composto da sette persone della cui onestà intellettuale non c'è mai stato motivo di dubitare". La ringrazio per la Sua preoccupazione per i miei risparmi sull'inchiostro, anche se finora mi sono gestito senza problemi. Piuttosto veda di non rischiare la Sua credibilità su ciò di cui, le garantisco, non mi risulta informata. Se si tratta di una redazione seria avrà pure un archivio che, salvo distruzioni, dovrebbe avere le prove che dichiarano ineluttabilmente che il sottoscritto sa fare buon uso del suo inchiostro. Veda un po': "Il suo inchiostro e il nostro tempo".

Eccoci al tema: "Noi-loro". Se non le è bastato l'esempio di faziosità di "Repubblica" non importa: non ci tengo a fare il Pubblico Ministero o l'Avvocato difensore di nessuno. In ciò che dice il Cardinal Tonini mi trovo senza problemi. Strattonarlo, con estrapolazioni o interpretazioni soggettive, pro o contro qualcuno o qualcosa è altro discorso. Proprio non riesco a capire questo voler far dipendere un determinato giudizio su di una figura gigante qual è quella dell'attuale papa, dalla sua scelta o no della sedia a rotelle. Personalmente ci ho impiegato almeno dieci anni prima di accettare la sedia a rotelle e non c'entrava nulla il "noi-voi" che tra l'altro, ancora una volta, mi sembra un esempio di luogo comune.

Le dirò di più. Proprio nella mia corrispondenza con la UILDM ho già avuto modo di chiarire, in altre parole, come il "noi-voi" mi stia bene. Non ha nulla a che vedere con la discriminazione; semmai esprime un dato di fatto, qualcosa di indiscutibilmente oggettivo. Diversamente non si spiegherebbero i diversi trattamenti di ordine assistenziale, fiscale, sociale ecc. ecc. a favore dei disabili. Dire che siamo tutti uguali nella dignità di persone è di banale ovvietà; entro certi termini è una bella forzatura che sta bene ai sani, ma che non risolve nessuno dei problemi reali di chi è come me. Io sono diverso da un sano; potevo negarlo quando non accettavo psicologicamente il mio stato fisico che mi faceva e mi fa diverso. Ora rivendico la mia diversità e anche la mia scelta di usare o non usare questo o quell'ausilio. Per questo non capisco perché dovrei imporlo al Papa come elemento discriminante di figura ideale.

Per quanto riguarda Antonio Garofalo accetto quello che lui stesso, mi pare ironicamente, afferma: "...della lettera del signor Rottigni, lo confesso candidamente, non ho capito praticamente nulla!". Infatti poi risponde come per sentito dire, non come uno che ha capito qualcosa che ha letto. Del resto il mio intento non era certo quello di convincere né la signora Lancioni, né il signor Garofalo, ma quello di non lasciar credere che tutti la pensiamo allo stesso modo, anche se i più non si espongono. Di questo ringrazio DM per avermi, in questo caso, ospitato. Contraccambio sinceramente la cordialità.

Luciano Rottigni

Gentile signor Luciano, se avessi avuto anche solo mezzo dubbio sull'onestà delle persone che compongono il Comitato di Redazione di DM, non avrei accettato di farne parte. Se una volta iniziati i lavori avessi individuato anche solo un accenno di comportamento censorio, avrei dato le mie dimissioni nello spazio di cinque minuti. Il fatto è che una cosa del genere non è MAI successa. Accade invece che le nostre opinioni, sebbene diverse, continuino a trovare spazio nella rivista. Accade che Lei, pur sapendo questo, anche nel presente scritto continui a parlare di censura. Ci vuole fantasia.

Seconda questione. Se io, persona qualunque, trovandomi nella situazione di dover utilizzare una sedia a rotelle rifiutassi di farlo, non farei certo una buona cosa, ma la mia scelta si esaurirebbe nel mio spazio soggettivo. Non pretendo certo di fare testo. Un "gigante" invece fa testo. Fa testo per molte persone. Se il Pontefice rifiuta di utilizzare un ausilio per l'autonomia, non sta veicolando un messaggio propriamente positivo alle persone che lo assumono come riferimento. L'azione del Pontefice infatti non si esaurisce nel suo spazio soggettivo; quell'azione rischia invece di sconfinare nel collettivo con conseguenze facilmente intuibili. Prova di questo sconfinamento è il fatto stesso che del tema hanno trattato diverse agenzie d'informazione ("Corriere della Sera", Superabile.it, "L'Agenda", il sito sui santuari e non solo "la Repubblica"), il Cardinale Tonini e anche noi ora siamo qui a discuterne pubblicamente. Ciò non implica necessariamente un giudizio negativo sulla persona del Pontefice (che proprio in quanto persona merita rispetto), comporta solo una presa di posizione rispetto ad un'azione che denota un'incongruenza tra dichiarato e agito, almeno in relazione a questo specifico aspetto. Anche il Pontefice, proprio perché persona, può sbagliare. Prendiamone atto.

Ultima questione. Cerchiamo di distinguere l'accettazione/constatazione delle diversità dall'incapacità/difficoltà di porsi in modo paritetico davanti al diverso. Io so benissimo che Lei è diverso da me per ragioni di salute fisica, ma anche di genere, di religione, di età e chi sa per quante altre ancora. Non credo però che queste diversità siano un buon motivo per mancarLe di rispetto o per decidere a priori l'evoluzione del nostro rapporto. Giusto per fare un esempio: se un Suo interlocutore, nel confrontarsi con Lei, dovesse dirle "non ho capito praticamente nulla!" (evidenziando una diversità culturale), Lei potrebbe reagire con un atteggiamento che denota che in realtà non ha mai avuto un reale interesse a confrontarsi con quella persona, e che se quest'ultima non capisce la cosa non La riguarda. Oppure potrebbe iniziare a sentirsi corresponsabile di quella incomprensione e scegliere di modificare il Suo linguaggio in funzione dell'altro, accertandosi che questi capisca. Di queste due condotte solo una denota la volontà di porsi in modo paritetico e rispettoso nei confronti dell'altro (il prossimo tuo da amare quanto te stesso), senza annullare la diversità. In passato non sempre sono riuscita a scegliere quella giusta. Quando non l'ho fatto so di aver fallito. Per fortuna l'ho capito in tempo e ora cerco di non ripetermi. E' bello sapere di poter ancora scegliere. Sono tante le persone che possono ancora scegliere e io ho una gran fiducia nel genere umano. La saluto con cordialità.

Simona Lancioni

Egregio signor Rottigni, non nego di aver in parte ironizzato, ma Le assicuro che ero sincero: non riesco a capire le Sue parole e argomentazioni. Può darsi che abbia ragione Simona Lancioni quando presume che noi due abbiamo una sostanziale diversità culturale (e, aggiungo, inconciliabile). C'è la possibilità che anche Lei non abbia compreso le mie parole, per i motivi di cui sopra. Sono però confortato da questo fatto: il mio articolo, la Sua lettera e la mia risposta sono stati letti da diverse persone, fra cui una mia giovane amica, cristiana praticante, che è contraria all'eutanasia. Costei ha compreso perfettamente il mio scritto - quindi non parlo in arabo! - e mi ha dato altresì perfettamente ragione sul nodo principale della questione: cioè che i valori in cui la mia amica crede non sono assoluti e io non devo essere obbligato a obbedire ad essi. Così come lei - la mia amica - e Lei, signor Rottigni, non siete obbligati a obbedire ai miei valori. Qui sta tutta la questione.

Ma quando una legge con la sua presenza - o assenza, come in questo caso - lede i miei diritti di cittadino e la mia "fede" in certi valori, ho ben diritto di lamentarmi, di questa assenza.

Circa la questione Papa e carrozzina, premesso che ogni cittadino - anche il Papa, quindi - ha diritto di usare o non usare carrozzine, diritto di curarsi o non curarsi ecc., c'è da dire e ribadire che i personaggi pubblici, loro malgrado, sono di esempio. Se i famosi attori fumano sigarette durante la recitazione dei film, è naturale poi che i giovani li prendano ad esempio e inizino a fumare. Altro bell'esempio lo danno i nostri parlamentari quando litigano in aula... E lo stesso dicasi per il Papa, che viene guardato con grande affetto e ammirazione anche dai non cristiani. Il fatto che voglia o non voglia usare una carrozzina è importante, come ha ben spiegato Simona Lancioni. Il Papa non è un tizio qualsiasi. Nessuno viene obbligato a diventare famoso, un personaggio pubblico. Chi accetta di diventarlo ha degli obblighi.

Cordialmente.

Antonio Garofalo

 

Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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