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Solo voglia di capireScrivo a distanza di qualche tempo in riferimento al seminario Così lontani, così vicini. Abili e (dis)abili a confronto nella letteratura contemporanea, tenutosi lo scorso anno a Lignano, durante le Manifestazioni Nazionali UILDM. In quell'occasione, la citazione di una situazione particolarmente dura (il caso di una madre che attua l'incesto dicendo di averlo fatto "per far sentire vivo" il figlio, disabile psichico), tratta da un racconto di Clara Sereni, mi ha dato lo spunto per la seguente domanda: è mai possibile permettersi di citare fatti così fastidiosi da suscitare indignazione e sgomento in pubblico, senza nessun pudore, dal momento che in sala erano presenti anche delegati accompagnati da un genitore? Mi è stato risposto che, purtroppo, queste sono cose che accadono e che non bisogna nascondersi di fronte alla realtà... Sarà, ma a me risulta che esistano modi più normali e condivisibili di dimostrare i propri sentimenti e in particolare l'amore che, come tale, è anzitutto rispetto delle persone... E' così o sono io ad essere retrogrado? Il dibattito è aperto: a voi esprimere serenamente un giudizio a riguardo. Carlo Macciò Risponde Stefano Andreoli, componente del Comitato di Redazione di DM, che del citato Convegno di Lignano fu il coordinatore. Gentile signor Macciò, forse a più di un anno di distanza la memoria mi tradisce, ma non ricordo durante il seminario di Lignano del 2002 su letteratura e handicap, essersi levate, a parte la sua, voci di indignazioni e di sgomento, sia durante la lettura del racconto di Clara Sereni Amore, che nel dibattito finale. Anzi, la mia impressione, condivisa da altri, fu quella di un pubblico attento e coinvolto, anche grazie all'ottima interpretazione dei brani scelti, da parte dell'attrice Annalisa Mastrogiacomo. Inoltre, lei considera la scelta di quel racconto una mancanza di "pudore" da parte mia, tanto più grave in quanto alcuni delegati erano accompagnati da genitori. Che significa? Che un genitore di un figlio disabile adulto (o semplicemente un genitore di un figlio adulto) deve continuare a decidere per lui cosa può leggere, ascoltare, vedere e cosa no? Se è così, credo proprio che più che il brano in questione, sarà la sua affermazione oggetto di indignazione e sgomento tra i lettori di DM. Comunque, il punto centrale della sua critica mi sembra sia non tanto il racconto in sé, quanto la tematica trattata. Dal suo punto di vista, tra un servizio di un rotocalco scandalistico e un racconto di Clara Sereni non c'è molta differenza: di incesto non è opportuno parlare (senza considerare che è un reato previsto dal codice penale...). A questo proposito, le riporto la risposta data dalla stessa Sereni nell'intervista pubblicata in DM 146/147 (Clara, l'ultimista, pp. 55-57): "Staremmo freschi se togliessimo dalla letteratura tutti i reati previsti dai codici... Delitto e castigo, Fedra, Macbeth, tutto eliminato? Non scherziamo: penso che la letteratura possa essere uno strumento utile, talvolta più di un saggio, per esplorare le pieghe dell'anima, proprio quelle che a nessuno di noi fa piacere percorrere e che pure ci attraversano". Fin dalla prima lettura, ciò che mi ha immediatamente colpito del racconto Amore è stata la capacità dell'autrice di narrare uno spaccato di un rapporto tra una madre e un figlio psicotico da un punto di vista inconsueto e scostante, con una delicatezza e sensibilità di linguaggio e di stile con ben pochi precedenti in letteratura. La narrazione è affidata ai gesti, ai silenzi, ai dettagli: la pienezza di questo racconto è affidata ai "vuoti", al non detto. Non c'è morbosità o provocazione, c'è solo volontà di capire senza giudicare. La stessa ragione che indusse il sottoscritto, allora, a fare quella scelta. Se l'arte e la filosofia si riducessero a rispecchiare solamente il bene e il buono della vita e dell'animo umano, sarebbero non solo abbastanza noiose, ma estremamente fuorvianti per la nostra conoscenza, dal momento che ognuno di noi, piaccia o no, è una commistione di bene e di male, nel quale il confine tra l'uno e l'altro non sempre è netto e visibile. Stefano Andreoli
Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |