DM 149/150 Gennaio 2004 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Quei mocassini da provare

di Magda Simone

Una ragazza dai lunghi capelli biondi, una diciassettenne dal sorriso limpido, dalla freschezza e spensieratezza dei suoi anni. Ricca di buoni propositi, di illusioni e ideali. In mente qualche nozione scolastica, qualche vaga definizione del senso civico, della generosità. Con la voglia di sperimentare, di mettersi in gioco, di conoscere la diversità, di entrare timidamente in un mondo nuovo, di arricchirsi nello scambio. Mi si avvicina un po' insicura, pronta alla grande avventura chiamata volontariato. Come al rallentatore, vedo ancora come mi viene incontro per poi chinarsi con devozione. L'universo per un millesimo di secondo si ferma per assistere con ammirazione a questo piccolo evento di grande umanità...

La mia memoria ha steso un velo sugli antefatti di questo episodio, una riprova di quanto la mia rimozione possa eccellere in certe situazioni. Ricordo solo che dopo una breve presentazione - non c'era neanche bisogno di definire i ruoli - ci accingiamo ad andare a teatro. Non entro in merito alla precarietà dei posti per persone disabili all'interno del Nuovo Teatro Comunale di Bolzano, perché sarebbe un'altra storia. Anche lo spettacolo teatrale ha lasciato poche tracce mnemoniche, soltanto l'atteggiamento e le espressioni della mia accompagnatrice resistono magicamente alla forza dell'oblio. Dopo l'applauso finale del pubblico, mi guarda fiduciosa di imbattersi in un sorriso raggiante. Invece di sprizzare entusiasmo da tutti i pori, sfoggio, disinvolta, la mia serietà e il mio pessimismo cosmico. Infine, un impercettibile sorrisino di circostanza riesce ad addolcire la mia espressione: non voglio deluderla troppo. Cerco le parole per interrompere il silenzio plumbeo, ma nello stesso tempo per troncare sul nascere le temute divagazioni sulla recita, dico: "Vorrei far decantare le sensazioni provocate dallo spettacolo". Mentre mi guarda con aria sorpresa, sento le sue aspettative alitarmi sul collo e il mio desiderio di fuggire farsi sempre più impellente. Ma non posso farlo, mi sta accompagnando a casa ed io devo prepararmi a sfoderare un sincero grazie.

Un proverbio indiano afferma che prima di giudicare un uomo bisogna camminare almeno un miglio nei suoi mocassini. Secondo me, prima di fare volontariato bisognerebbe non solo immedesimarsi in chi fruisce di questo aiuto, ma poter sperimentare sulla propria pelle cosa possa significare essere il destinatario dell'opera buona di uno sconosciuto. Non sempre l'adoperarsi per il bene altrui corrisponde infatti ad un effettivo miglioramento del benessere dell'altro.

Personalmente ho sempre visto con sospetto e un certo scetticismo il volontariato. Per me rappresenta un'entità astratta e ambigua, in bilico tra generosità e carità, tra amore per il prossimo e pietà, tra rapporto alla pari e squilibrio dei ruoli. Penso che il volontariato non tenga sufficientemente conto degli interessi e dell'emotività di tutte le parti coinvolte. La centralità del volontariato non dovrebbe essere la sopravvivenza delle associazioni sociali e nemmeno i valori, la dedizione e la motivazione del volontario. Al centro ci dovrebbe essere la persona cosiddetta disabile, emarginata o bisognosa di aiuto, che deve poter scegliere se, da chi e come farsi aiutare, accompagnare, assistere. Il volontario dovrebbe saper riconoscere se il suo impegno è gradito o meno, dovrebbe saper rendersi conto che un fine per lui meritevole magari per l'altro non lo è. Non dovrebbe soprattutto partire dal presupposto che la solidarietà è sempre e comunque gradita. L'altruismo è un valore nobile soltanto nella misura in cui tiene conto della complessità e del delicato equilibrio insito nell'attività sociale. Secondo me un bravo volontario è attento alle esigenze specifiche della persona con la quale instaura un rapporto di aiuto, riesce a mettersi in discussione e a riconoscere il valore soggettivo di un gesto di solidarietà. Dovrebbe rispettare gli impegni presi e garantire un minimo di puntualità, flessibilità, continuità e affidabilità. Sono consapevole che pretendere tutte queste caratteristiche da un volontario rappresenterebbe un'aspettativa troppo alta. Per poterle esigere bisognerebbe rivolgersi a un assistente stipendiato. Purtroppo la realtà dei fatti è che il servizio pubblico non garantisce un servizio di aiuto domiciliare e di mobilità che faccia fronte alla domanda e che rispetti l'autodeterminazione e le molteplici esigenze delle persone disabili. Ma anche questa è un'altra storia.

Penso che saprò accettare fino in fondo il volontariato soltanto quando mi sentirò "volontaria" a mia volta, cioè quando sarò libera di scegliere se e come assaporare insieme all'altro il gusto dolce/amaro della diversità.

 

Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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