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Le eccezioni alla regoladi Stefano Andreoli Schiacciato tra la follia guerrafondaia di Bush e l'escalation della crisi mediorientale, tra la lunga estate calda e la "smemoratezza" del premier-cavaliere nel discorso di apertura del semestre italiano di presidenza europea, l'Anno Europeo delle Persone con Disabilità è stato archiviato senza troppi clamori mediatici. Ma naturalmente, come capita sempre nella vita, ci sono le eccezioni. Negli ultimi mesi, due in particolare hanno fatto discutere e ci danno lo spunto per riflettere sul modo in cui la disabilità, in particolare quella fisica, venga percepita da chi disabile non è. Prima eccezione. Il numero 26 del settimanale "Panorama", uscito il 26 giugno del 2003, spara in copertina un titolo a lettere cubitali: Vincere con l'HANDICAP. Sopra il titolo la fotografia di una donna della quale si vede oltre al volto solo metà del busto, quasi un'immagine da fototessera. A sinistra della foto, ci viene spiegato che la donna, rifiutata dalla madre, è una pittrice di valore, pur non usando le braccia, mentre la pagina seguente ci svela che quella specie di fototessera della copertina è stata ottenuta mascherando l'immagine di Alison Laper, una donna con un seno e dei fianchi ben fatti, ma priva dalla nascita delle braccia e con due gambe cortissime. All'interno della rivista un articolo di Stella Pende (Elogio della diversità) commenta un lungo reportage, realizzato dal fotografo Gerard Rancinan e dalla giornalista Virginie Luc, in cui vengono presentate le storie di persone realizzatesi nella vita nonostante un grave handicap fisico. Oltre al caso della copertina, cito ad esempio Anne Cécile Lequien (diventata campionessa di nuoto con due braccia e una gamba amputate), Deb Teighlor (modella americana di 250 chili) e poi il matador nano, le sorelle siamesi, la donna-barbuta, il gigante... Tutte persone, conosciute nel corso degli anni da Rancinan e Luc, che hanno liberamente e consapevolmente accettato di farsi ritrarre. Il fotografo francese ha saputo "sfruttare" bene la loro disponibilità, giocando molto, a seconda del tipo di menomazione e/o di storia personale, sui colori e sulla scenografia, con esiti sul piano artistico sicuramente riusciti e anticonvenzionali. Ciò che invece appare realmente "mostruoso" (non nel senso latino di "prodigioso", ma proprio nel senso che fa schifo) è il modo con cui è stato offerto ai lettori il servizio fotografico. L'occhiello è già molto indicativo: 2003, anno europeo dell'handicap. Gente fuori del normale94. A parte l'errata dicitura dell'anno europeo ("handicap" al posto di "persone con disabilità", che comunque non è solo una questione di linguaggio "politicamente corretto", ma una questione "politica" tout court), "gente fuori del normale" è un colossale controsenso: se in tutto l'articolo non si fa altro che citare casi di persone perfettamente integrate, affermate nel lavoro, nello sport, negli affetti, perché dunque definirle "gente fuori dal normale"? Tralasciamo poi le storie stile "TV del dolore" (con tutto rispetto per il dolore), come la bambina di undici anni colpita da malattia rara che in punto di morte chiede alla Pende di non soffrire per lei. Il messaggio alla fin fine è chiaro: vedete? Nonostante siano handicappati (la parola disabile, usata pochissimo nel servizio, lascia il posto ad espressioni più fantasiose quali "corpi mancanti", "esseri speciali", "uomini minimi", "ombre compiante"), ce l'hanno fatta, sono persone di successo, hanno vinto. Assai discutibile anche questo concetto del "vincere": "a me basterebbe `pareggiare' - scrive Franco Bomprezzi - nel vero senso della parola: ossia vivere `alla pari', né più né meno come gli altri". Puntuale arriva anche lo slogan dei self made disabled men coniato da Pende: "La deficienza fisica diventa la loro sfida per rispondere alla vita", che è come dire: è affetto da distrofia muscolare, ma si è laureato con 110 e lode. Che c'entra? Probabilmente Alison Lapper sarebbe diventata ugualmente una brava pittrice o Anne Cécile Lequien una campionessa di nuoto, così come un distrofico si laurea con 110 e lode, indipendentemente dalla sua malattia. Il vero pregiudizio sull'handicap, che Pende riafferma in pieno, è collegare con un nesso causale la patologia e la condizione fisica di una persona, col fatto di essere riuscita ad affermarsi a livello professionale, sportivo o affettivo. E' l'ipocrisia di chi si spertica a tessere le lodi delle persone disabili in chiave avversativa: è senza gambe, ma è sposato con figli, è albina fotofobica, ma è diventata mannequin e scrittrice. Oppure nella variante giustificativa: parla in tal modo perché soffre. Forse bastava che Stella Pende fosse stata una più attenta lettrice del giornale per cui scrive e in particolare della rubrica curata da Adriano Sofri. Infatti, nel numero di "Panorama" del 3 maggio 2001 (Abbiate il coraggio del pessimismo), Sofri cita un'illuminante lettera di Giacomo Leopardi in cui il poeta se la prende duramente con la vigliaccheria di quegli uomini che "vogliono considerare le mie opinioni filosofiche come il risultato delle mie particolari sofferenze", ostinandosi "ad attribuire alle mie circostanze materiali ciò che non si deve che alla mia volontà. Prima di morire, protesto contro questa invenzione della debolezza e della volgarità, e prego i miei lettori di cominciare a distruggere le mie osservazioni e i miei ragionamenti, piuttosto che puntare il dito sulle mie malattie". E veniamo alla seconda eccezione. Da "vincere con l'handicap" a "proibire l'handicap". L'Ordinanza 25021 emanata dal sindaco di Vicenza Hullweck nel settembre scorso non solo pone regole ben precise quanto assurde in materia di accattonaggio, ma sanzionerebbe pesantemente (e come? viene peraltro da chiedersi) "la mendicità invasiva ovvero aggravata mostrando nudità, piaghe, amputazioni o deformità ributtanti". A Vicenza, insomma, il sindaco non solo pretende che i mendicanti siano di sana e robusta costituzione, ma anche in possesso di "bella presenza"! La notizia, ripresa dai telegiornali, è stata commentata dal giornalista e scrittore Gian Antonio Stella con una nota che DM riprende in questo numero. Intervistato dalla "iena" Marco Berry, nel corso del popolare programma di Italia 1, Hullweck ammette che l'ordinanza è stata scritta male. Dunque o questo sindaco firma le ordinanze senza leggerle e quindi è quanto meno lassista, oppure se ha firmato consapevolmente, mente sapendo di mentire. In ogni caso mi pare non abbia il coraggio di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Chi lo elogia, e chi lo considera ributtante: in entrambi i casi né Pende né Hullweck dimostrano di considerare il disabile per quello che è: una persona. Due eccezioni che purtroppo non confermano la regola, ma la peggiorano.
Articolo tratto da DM 149/150 - gennaio 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |