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Come bloccare il suicidio del muscolo

La miopatia di Bethlem e la distrofia muscolare congenita di Ullrich sono due malattie muscolari che vengono definite come altrettante "facce" di una stessa medaglia, in quanto entrambe dipendono da difetti di uno dei tre geni responsabili della formazione del collagene di tipo VI. Oggi - grazie al finanziamento di Telethon - un'importante scoperta in questo settore giunge dai laboratori dell'Università di Padova, coordinati da Paolo Bonaldo e Paolo Bernardi, con i quali hanno collaborato anche i gruppi di Luciano Merlini, degli Ospedali Rizzoli di Bologna e di Carlo Reggiani, sempre dell'Università di Padova.

La parola collagene può far pensare alla pelle e alle creme di bellezza, ma quello è il tipo I di questa sostanza, il più abbondante di tutti, presente soprattutto nelle ossa, nella pelle e nei tendini, dove serve a dare compattezza e sostegno. Dei più di venti diversi tipi di collagene presenti nell'organismo, il meno abbondante è quello di tipo VI, componente dei muscoli, il quale forma una specie di ragnatela che riveste le cellule muscolari, paragonabile a un sistema di funi organizzate in fasci di corde sempre più sottili, costituite da tre piccole catene avvolte su se stesse, ognuna delle quali è il prodotto di uno dei tre geni COL6A1, COL6A2 e COL6A3.

E' proprio il collagene VI a causare la miopatia di Bethlem e la distrofia di Ullrich, la prima delle quali è più diffusa e si trasmette con modalità autosomica dominante (alterazione del DNA in un solo elemento della coppia di cromosomi), mentre la seconda è più grave e autosomica recessiva (alterazione del DNA in entrambi gli elementi della coppia).

Oggi il nuovo studio - pubblicato dall'autorevole rivista "Nature Genetics" - consente di comprendere il meccanismo tramite il quale il collagene VI causa le due malattie, suggerendo anche una possibile via verso la cura. Infatti, analizzando il modello animale, si è potuto capire che le miopatie causate da difetti in questo tipo di geni derivano da un "guasto" ai mitocondri, le cosiddette "centrali energetiche" della cellula, ciò che si traduce nella morte della fibra muscolare. L'assenza di collagene VI manda infatti un segnale di "corto circuito" ai mitocondri che cominciano a bruciare energia anziché produrne, in un blackout che danneggia le fibre muscolari e le porta ad una sorta di "suicidio".

Il corto circuito dipende dall'eccessiva e prolungata apertura di un canale per il calcio, la porta utile al passaggio dello ione nel mitocondrio. Troppo calcio nella centrale elettrica, infatti, scatena il blackout di cui si è detto, tramite l'attivazione di geni mortali per la cellula. Somministrando però ai modelli animali un farmaco in grado di chiudere il canale mitocondriale e quindi di bloccare il corto circuito, i ricercatori sono riusciti a curare le lesioni ai muscoli, impedendo la morte delle fibre muscolari.

Uno studio, quindi, che offre importanti prospettive terapeutiche per le due malattie di cui si è detto. L'efficacia dei risultati nell'uomo rimane naturalmente da dimostrare e costituirà l'oggetto della prossima tappa di questa ricerca.

(Filippo degli Uberti)

 

Articolo tratto da DM 151 - aprile 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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