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Nemo: quella pinna fortunataNella notte degli Oscar 2004 non poteva mancare tra le candidature come miglior film d'animazione Finding Nemo ("Alla ricerca di Nemo") della Disney Pixar. E alla fine, dopo Biancaneve e i sette nani e La Bella e la Bestia, anche questo straordinario lungometraggio animato è stato premiato con il massimo riconoscimento. La storia è ambientata in una magnifica e multicolore barriera corallina, nel profondo blu dell'oceano, dove una coppia di pesci-pagliaccio fantastica per la nuova casa - uno splendido anemone di mare - e per l'arrivo di quattrocento piccoli. E' emozionante fin dall'inizio vedere il coraggio della madre nell'affrontare un feroce barracuda per proteggere le uova dei propri piccoli. Purtroppo però solo uno dei nascituri si salverà e da qui inizia l'epico viaggio del troppo apprensivo padre Marlin e del suo curioso figlio Nemo. Quest'ultimo non è un pesciolino come tutti gli altri, ma è "penalizzato" da una pinna atrofica che non si è sviluppata come l'altra e che lo rallenta di molto nel nuotare. Il padre, per non farlo sentire menomato, la chiama "pinna fortunata". Sfortunatamente, Nemo, proprio al suo primo giorno di scuola, per essersi avventurato in un tratto d'oceano a lui sconosciuto, finisce nella rete di un sub e viene portato a vivere nell'acquario dello studio di un dentista di Sydney. Marlin, disperato, dopo essersi scontrato con uno sfavillante e un po' smemorato pesce-chirurgo, di nome Dory, con quest'ultimo si appresta a sfidare l'oceano, per ritrovare l'adorato figlio, nonostante la sua paura per il mare aperto. Dovranno affrontare numerosi pericoli, quali la fuga dal sottomarino durante una riunione di "Pesciolisti Anonimi" capitanati da Bruto, grande squalo bianco che ha giurato di non mangiare più pesci, oppure sfuggire da una rana pescatrice, prima di diventare la sua cena, o ancora non farsi beccare da un'immensa foresta di meduse. Cavalcando poi la COA (Corrente Orientale Australiana), Marlin e Dory imparano ad affrontare le loro paure, grazie all'incontro con la tartaruga marina Scorza, fino ad arrivare al porto di Sydney, dove spiccano, sullo sfondo, il celebre ponte e l'architettura ultramoderna dell'Opera House, le cui bianche "vele" si specchiano sull'acqua. Al contempo, Nemo e i suoi compagni di prigionia - Branchia, capo della banda dell'acquario, Ded, Bombo, Gluglù, Diva e Bloblo - preparano il loro piano per la fuga, prima di essere regalati alla nipote del dentista. Alla fine tutto funzionerà al meglio e i protagonisti si ritroveranno - ovviamente e come sempre - tutti liberi, felici e contenti. Con le sue immagini spettacolari e le soluzioni di alta tecnologia al servizio di una narrazione mai fredda o artificiosa, Finding Nemo si affianca a pieno titolo ai numerosi capolavori della produzione Disney, veicolando un messaggio fondamentale ai genitori iperprotettivi: i figli vanno lasciati volare (in questo caso nuotare), senza ostacolarne le capacità "a causa di un handicap", perché possano diventare uomini (o pesci) grandi. (Anna Turetta)
Articolo tratto da DM 151 - aprile 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |