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Gli informahandicap rompono l'isolamentodi Sandro Busso E' stata recentemente discussa a Torino un'interessante tesi di laurea dedicata al tema Integrare Comunicando. Informahandicap: sviluppo e prospettive di uno sportello per la disabilità. A presentarla è stato il neodottore in Scienze della Comunicazione Sandro Busso (relatrice Nicoletta Bosco), al quale cediamo la parola per illustrare l'argomento studiato. I servizi informahandicap sono una realtà recente e in espansione, con un obiettivo importante: favorire l'integrazione attraverso l'informazione. Pensarli in termine di rete rappresenta una sfida nuova ed interessante, che non può non prendere in considerazione alcuni quesiti fondamentali. Perché una rete? La rete degli informahandicap si regge su alcuni presupposti teorici. Il primo di essi ha a che fare con una caratteristica propria della disabilità, ovvero quella di attraversare trasversalmente tutti i settori della nostra società, dalla sanità all'urbanistica, dall'architettura all'istruzione. La necessità di una molteplicità di contatti in ognuno di questi settori suggerisce quindi l'esigenza di una rete di relazioni in grado di soddisfare questo bisogno. Il secondo presupposto riguarda il volume delle informazioni. La rete, intesa come strumento di condivisione delle conoscenze, evita il ripetersi del lavoro di reperimento ed elaborazione delle stesse da parte di tutti i servizi. Un'ultima considerazione teorica ha a che fare poi con quella che si potrebbe definire "rottura dell'isolamento", ovvero il superamento dell'attitudine a pensare i disabili incasellati in un canale specifico e separato, in genere quello dei servizi sociali. Informare e comunicare, dunque, per riappropriarsi della società. Comunicare cosa? Qual è, in sostanza, l'informazione scambiata tra i nodi di questa rete? A fianco di uno scambio teorico di riflessioni sulla problematica della disabilità - che assimila e rilancia un dialogo proprio di molti altri settori - esistono due ordini di informazioni che gli informahandicap si scambiano tra di loro: il primo riguarda le conoscenze, il secondo i modelli organizzativi. Nel primo caso la condivisione delle informazioni diminuisce le energie dissipate nel lavoro di reperimento delle stesse, nel secondo, la riflessione sulle modalità operative favorisce la produzione di soluzioni su uno dei principali problemi di un servizio come l'informahandicap: come raggiungere il target e rendere efficace la comunicazione. Comunicare con chi? La natura degli attori che si relazionano con uno sportello informahandicap condiziona profondamente le caratteristiche della rete. Due sono gli aspetti principali da analizzare. La prima è la dimensione spaziale, ovvero l'appartenenza o meno di due servizi ad uno stesso ambito territoriale, la seconda è invece la natura del servizio, se si tratta cioè di servizi informativi rivolti alla disabilità o appartenenti ad altri settori della comunicazione pubblica. Attori diversi danno vita a modelli di rete differenti per la natura dei rapporti e per la qualità dell'informazione scambiata. La più importante è forse la rete locale degli informahandicap, al cui livello si realizza una condivisione concreta delle risorse informative, secondo i principi di completezza ed economicità, oltre a promuovere una copertura completa del territorio. Al livello poi della cosiddetta rete sovrazonale (nazionale) degli informahandicap, più che le informazioni si promuove uno scambio di modelli di gestione e di esperienze. Si deve infine parlare, soprattutto in ambito locale, della rete dei servizi informativi, che è in grado di completare l'offerta informativa dello sportello, allargandone il raggio d'azione e avvalendosi del prezioso contributo, ad esempio, degli URP (Uffici Relazioni con il Pubblico) o degli sportelli informativi cittadini. Comunicare come? L'idea di un lavoro di rete che coinvolga i servizi informahandicap lascia intravedere enormi potenzialità per lo sviluppo dello stesso, ma deve far fronte ad una serie di problematiche che lo rendono ad oggi, in molti ambiti locali, una realtà ancora incompiuta. Quali sono i requisiti del buon funzionamento di una rete? Vediamo qui di seguito i principali. - Codici comuni, ove si segnala l'importanza di un linguaggio comune, accessibile e che soddisfi le necessità di tecnicismi, oltre che di un'identità di vedute e di priorità nella scelta dei temi e nel modo di affrontarli. - Canali comuni. La scelta del canale rappresenta un aspetto molto importante del processo comunicativo, da cui dipende spesso il suo esito positivo. Ancor più che la scelta dei canali influisce sulla rete l'uniformità degli stessi. - Profili professionali comuni, ovvero la ridefinizione della professionalità degli operatori come qualificati nel campo della comunicazione. La competenza degli attori della comunicazione è elemento fondamentale per la definizione di standard comuni e di relazioni produttive. - Percorsi formativi comuni. La molteplicità di operatori provenienti da percorsi lavorativi diversi richiede una certa uniformità nella formazione che consenta di avere una serie di strumenti di lavoro uniformi e coerenti. Formazione informatica, sistemi di archiviazione, metodologia della ricerca. - Standard e procedure operative comuni, guardando cioè alla scelta di strumenti e di metodologie per la ricerca dell'informazione e per il suo trattamento e archiviazione, oltre che alla quantità di ore di apertura del servizio.
Articolo tratto da DM 151 - aprile 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |