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Idoneo o non idoneo?Leggendo l'intervista al presidente nazionale UILDM Enrico Lombardi, in DM 149/150 (Da che parte pende la bilancia?, http://www.uildm.org/dm/150/voci/91lomba.htm), devo dire che la sua risposta sul lavoro mi ha colpito come un maglio. Può essere vero, infatti, quello che dice Lombardi sui disabili professionalmente competenti ("Sinceramente guardandomi un po' attorno non ne vedo molti"), prima però bisognerebbe dar loro la possibilità di esprimerle, le proprie capacita lavorative! Una chiara idea del mio pensiero scaturisce ripercorrendo il mio breve frammento di vita lavorativa. Parecchi anni fa partecipai ad una selezione per poi essere eventualmente assunto, con contratto part-time di quattro ore, in una compagnia telefonica. Avrei lavorato in un call-center di Mestre. Noi partecipanti, tutti iscritti alle liste speciali, fummo dapprima scremati da un'azienda esterna specializzata in selezione del personale. Superai la prima delle prove, consistente nella risoluzione di un problema di gruppo, nell'ambito della quale ogni gruppo, composto di circa sei sette persone, alla presenza di un selezionatore, doveva risolvere un problema nel minor tempo possibile, giungendo ad una soluzione comune. I selezionatori affermarono che avevo buone possibilità di essere assunto. Nella seconda prova incontrai due paciosi ingegneri della compagnia telefonica, i quali volevano soltanto vedere i candidati, poiché non fecero alcuna specifica domanda. Mi scartarono. Ero l'unico distrofico del mio gruppo... Poi, nel '99, sempre a Mestre, le associazioni locali della UILDM e dell'AIAS costituirono la cooperativa sociale Rochdale. Dopo un corso preparatorio, ci lanciammo nel mondo del lavoro. Il mio primo ed ultimo lavoro, visto che nel gennaio del 2000 una broncopolmonite mi obbligò ad una tracheostomia permanente. E si trattava proprio di indagini di mercato telefoniche, consistenti nell'intervistare gli abitanti di una città veneta sul grado di apprezzamento degli autobus cittadini. In sostanza, dotato di cuffie e attraverso una comoda tastiera miniaturizzata, eseguivo le interviste, ponendo le domande prefissate. E anche quando succedeva che gli intervistati mi stoppassero in malo modo, mi dicevo: pure questo è lavoro, che soddisfazione! Conclusioni: lavoro come telefonista nel call center di una compagnia telefonica: NON IDONEO. Lavoro come telefonista per indagini di mercato: STIPENDIATO. Ai lettori le riflessioni opportune. Marco Noventa Carissimo Marco, mi dispiace che la mia affermazione ti abbia in qualche modo turbato. Sono convinto, e credo che lo sia anche tu, che il "semplice" fatto di essere disabile non sia sufficiente per poter reclamare il diritto al lavoro. Certo, non deve neppure accadere il contrario. Cioè che la disabilità sia fonte di discriminazione. Il mio voleva essere, probabilmente in modo provocatorio, un richiamo, un appello alle persone con disabilità, soprattutto ai più giovani, ad investire in formazione, ad acquisire competenze professionali da spendere nel mondo del lavoro. Insomma, come vedi, un consiglio che alla fine vale per tutti, disabili e non. Con la speranza, anzi con la certezza che questo possa essere l'unico modo per far diminuire i pregiudizi da parte dei datori di lavoro nei confronti delle persone con disabilità. Enrico Lombardi
Articolo tratto da DM 151 - aprile 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |