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La dolce ironia di Puccioa cura di Stefano Borgato Nonostante sia scomparso assai giovane nello scorso autunno, Luigi "Puccio" Maccione è stato certamente una tra le persone più popolari per la piccola grande storia della UILDM nazionale e romana, negli ultimi quindici anni. Rappresentante dell'Associazione nella Federazione Europea dell'EAMDA (e nella sua componente giovanile, l'EYO), impegnato nelle prime edizioni di Telethon, consigliere della Sezione di Roma, segretario di redazione di "Finestra Aperta" - il bel giornale della stessa Sezione - tra i fondatori del Gruppo Giovani Nazionale UILDM, appassionato e prezioso collaboratore di DM, senza dimenticare che fu tra i primi in Italia a credere nella pratica del wheelchair-hockey. Cito alla rinfusa solo alcune delle attività di Puccio, laureato in storia del cinema (con una tesi sul regista Sergio Leone), scrittore di teatro e tante altre cosa ancora. Certo, è doveroso citare queste iniziative o le varie cariche ricoperte. Ma per ricordare la persona è sicuramente meglio cedere la parola a Gaia Valmarin, molto vicina a Puccio e a Nicola Schiavolin, che ne condivise alcune esperienze a livello di UILDM nazionale. Soltanto una nota, da parte di chi scrive, con cui sintetizzare la dolce ironia che ha contrassegnato un bel rapporto di tanti anni, fatto di lunghe telefonate e di qualche periodico incontro, per lo più alle Manifestazioni Nazionali dell'Associazione. Per me sarà impossibile, Puccio, dimenticare i nostri quiz "selvaggi" riguardanti il cinema e assai difficile scordare - in tempi nei quali ancora Internet non esisteva - la tua domanda su chi interpretasse la cameriera (mi sembra) nel primo film di Marco Ferreri (El pisito, del 1958), girato in Spagna. E' stato il quesito più intrigante, ma anche più complesso che mai mi sia stato posto. Si trattava infatti di tua madre, alla sua prima e credo ultima esperienza nel cinema! Ero la "memoria ruotante" di Gaia Valmarin Ai lettori di DM la figura di Puccio sarà ben nota per il ruolo carismatico e propositivo che ha da sempre ricoperto nella UILDM, nonostante la sua giovane età. Io non potrei aggiungere nulla di più a quello che già si sa della sua attività pubblica. Spero quindi che mi permettiate di condividere con voi quegli aspetti quotidiani, quelle piccole complicità, i momenti di amicizia, solidarietà e intimità che hanno riscaldato e illuminato la mia esistenza in questi anni. Da dove comincio, ovviamente da "Finestra Aperta" che è stata la scintilla di tutto. Familiarmente abbiamo sempre chiamato ogni numero del giornale "la creatura": infatti, ogni copia è stata concepita, desiderata, amata e coccolata come una neonata. Scherzando dicevamo che eravamo i primi genitori che concepivano un essere per via telefonica, infatti, quante riunioni di redazione, quanti timoni, quante idee brillanti si sviluppavano durante le nostre telefonate mattutine e notturne, disturbando il povero fratello Alessandro che preparava l'esame. Vorrei trasmettervi la gioia e la soddisfazione di Puccio ogni volta che vedeva che finalmente avevo imparato a fare qualcosa o a gestire una situazione, io che ero arrivata a "Finestra Aperta" senza saper fare niente. Poi è stato il progetto Adotta una classe, una vittoria e una gloria per tutta la squadra di "Finestra Aperta". Per due anni abbiamo fatto avanti e indietro da un liceo all'altro, su e giù per le scalinate nelle scuole fra classi di adolescenti curiosi e insegnanti meravigliati, dove tenevamo lezioni di giornalismo. Tanta fatica ma anche tanto entusiasmo e Puccio era visto da tutti i docenti come uno di loro, con le medesime capacità e competenze. Fra qualche mese ci rivedremo tutti all'Assemblea Nazionale UILDM, ma mi sembra ieri quando Puccio mi chiamò dal Congresso di Genova nel '99, per dirmi: "Hai vinto la Lumaca d'Oro, e chi ci ferma più!". Da lì mi accompagnò alle prime assemblee, mi aiutò a inserirmi, discreto ma presente come un vero angelo custode. Sicuramente adesso starà dando filo da torcere ai suoi nuovi colleghi angioletti. Puccio, infatti, non aveva un carattere semplice, a volte era aspro e spesso burbero; quante volte mi sgridava e si alterava quando mi vedeva rassegnata, con la tendenza ad autosvalutare le mie capacità: "Quando fai così ti schiaccerei con la carrozzina e poi ti picchio pure...". Ma era anche la carissima persona che quando notava sul mio viso i segni della stanchezza e della malattia, mi diceva: "Oggi stai benissimo, sei proprio un fiore" ed io ci credevo e andavo avanti con speranza. Purtroppo chi è coinvolto nella distrofia muscolare conosce benissimo il dolore di perdere la persona amata ancora troppo giovane. A me non era mai capitato e mi sento quasi di troppo nell'assimilarmi ai sentimenti dei carissimi genitori e a quelli di Alessandro, Marina, Fabio e dell'amico Massimiliano che gli sono stati accanto con tenerezza e dedizione sino alla fine. Io che non avevo un ruolo specifico nella sua vita mi chiedo come si possa andare avanti ogni giorno dopo aver subito una tale perdita. Anzi scherzando dicevo di aver sì un ruolo fisso, ero la sua "protuberanza", la sua "memoria ruotante", un po' lagnosa ma sempre presente. Se dovesse impaginare questo pezzo quante me ne direbbe Puccio! "Troppo discorsivo, troppo sentimentale, troppo piagnucoloso", ma dato che non è per "Finestra Aperta", mi sono concessa questo piccolo lusso, anche se basta che giri lo sguardo e lo vedo accanto a me che scuote la testa e arriccia il naso tirando su gli occhiali. Ora devo concludere, niente lacrime, ma come mi ha detto la sua mamma: "Viviamo con allegria noi per lui il resto della sua vita". Dal "Vampiro" al wheelchair-hockey di Nicola Schiavolin Fu nel 1991, quando mi fu proposto di far parte del Gruppo Giovani UILDM, che conobbi Puccio che ne era il suo ispiratore e subito ne apprezzai la dialettica e la capacità organizzativa. Fino a quel momento partecipavo solo alle attività della UILDM di Padova e quindi quell'esperienza fu per me molto importante e Puccio un vero "maestro". Solo due anni dopo, però, i nostri contatti diventarono più frequenti, quando iniziammo a pubblicare "Il Vampiro", periodico che divenne l'organo ufficiale del Gruppo Giovani e che, come scrisse Puccio nel suo primo editoriale, doveva diventare "punto di riferimento per i ragazzi che hanno voglia di darsi da fare all'interno della UILDM". Per noi del Gruppo, e in particolar modo per me e per Puccio, fu un momento molto importante, sia dal punto di vista "professionale" che dell'amicizia che si instaurò tra di noi. Infatti, se Puccio fu l'ideatore del "Vampiro", io ne fui stretto collaboratore, occupandomi della grafica e dell'impaginazione della rivista. Ci incontravamo, molto spesso, in quel di Padova e in particolare presso la cooperativa Progetto Gulliver, dove passavamo parecchie ore a mettere insieme i vari articoli e immagini da inserire nel giornale, oltre che per creare le copertine più strane e accattivanti. Ne ricordo ancora alcune molto belle e ironiche, come quella di Susanna Agnelli "stile Andy Warhol" o quella che raffigurava Lina Chiaffoni in versione "giovanile". Erano creazioni nate dalla fantasia e dall'ironia di Puccio, dal suo amore per il cinema - molte le sue citazioni cinematografiche - oltre che dal mouse del mio computer, per mettere su carta i fotomontaggi, che riuscivano sempre bene. Sempre nel '93, durante l'Assemblea UILDM di Riva del Garda, Puccio aveva fatto venire in Italia alcuni giocatori olandesi e tedeschi che praticavano da più di dieci anni il wheelchair-hockey (hockey in carrozzina elettrica). Li aveva visti giocare nei loro Paesi d'origine, durante i numerosi viaggi che effettuava per assistere alle riunioni dell'EYO, il Gruppo Giovani Europeo. Con questa sua iniziativa ci volle far vedere che anche i distrofici potevano praticare uno sport agonistico. E fu grazie a lui che iniziai ad amare questo sport, assieme a molte altre persone disabili che per la prima volta lo vedevano giocare dal vivo e che ancor oggi, dopo undici anni, continuano a farlo. Da questo mio rapporto di collaborazione e amicizia con Puccio ho imparato molto e penso che se in seguito ho deciso di partecipare più attivamente alla vita della UILDM un po' sia stato anche per merito suo. La storia di Puccio, la sua tenacia - sia nella vita di tutti i giorni che all'interno dell'Associazione - dovrebbe essere presa da esempio da quei giovani distrofici che volessero in un futuro impegnarsi attivamente alla vita sociale della UILDM. Ciao Puccio.
Articolo tratto da DM 151 - aprile 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |