DM 151 Aprile 2004 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Tribune elettorali e salmoni

di Gianni Minasso

Di questi tempi, fra un attentato terroristico e un crack in borsa, gli spazi liberi dei quotidiani incominciano a essere riempiti dalle ruspanti schermaglie pre-elettorali dei politici nostrani. Infatti, in vista della campagna per le Amministrative e le Europee, la nostra classe politica si è messa di buzzo buono a raschiare il fondo del barile delle solite promesse. Niente di strano: è una prassi ormai scontata.

Questa volta, però, i disabili accoccolati nelle loro carrozzine dovrebbero cogliere una particolarità assai significativa. Non si tratta del giuramento sulle ristrutturazioni indolori dello Stato sociale, oppure della garanzia sull'introduzione di improbabili agevolazioni fiscali. In breve sembra che dietro le quinte, nel tentativo di apparire convincenti, i politici del Bel Paese stiano ricorrendo in numero sempre maggiore alle effimere magie della chirurgia estetica. Lo scopo sarebbe naturalmente quello di rinforzare l'ormai logoro arsenale delle promesse elettorali, con una smagliante forma fisica da esibire con baldanza nei comizi televisivi. Non vorrei apparire eccessivamente apprensivo e tuttavia incomincio a sentir puzza di Mens sana in corpore sano.

Sulla strada maestra tracciata dal nostro mentore a stelle e strisce, si sta montando anche da noi il baraccone della politica-spettacolo, buona a meravigliare i cittadini, ma poco adatta a indicar loro da chi farsi amministrare. Questa è, ahimè, l'evoluzione naturale delle cose e questo sarà lo scenario del prossimo futuro. Inutile farsi illusioni.

Ciò nonostante il nostro "privilegiato" punto di vista suggerisce alcune considerazioni proprio perché, in virtù della categoria alla quale apparteniamo, noi disabili siamo per lo più abituati a trascurare gli scarsi mezzi di abbellimento esteriore a nostra disposizione. E' vero che puntiamo anche sulla simpatia, ma scremato il surplus di fiducia accordatoci in genere per la condizione svantaggiata, resta l'essenza, e cioè quello che veramente siamo in grado di offrire con la sola forza delle nostre capacità. Niente di più, niente meno.

Parecchie persone disabili lottano tutti i giorni contro gravissimi problemi e contemporaneamente si affaticano per migliorare il loro aspetto. Per carità, evviva l'amor proprio, la cura di sé e del proprio corpo. Un pizzico di ambizione estetica non guasta di certo. Sarebbe tuttavia importante non incaponirsi nell'inutile sforzo di coprire i disastri che la disabilità produce nel nostro fisico. Si eviterebbe di incorrere in quel ridicolo che invece contraddistingue gli onorevoli con le rughe piallate e gli occhi spalancati.

Pur conscio della complessità della questione, voglio comunque approfittare della "superiorità" concessami dagli scarni muscoli e mi permetto quindi di offrire un consiglio a politici ed elettori: imparate da noi disabili che in genere, seppur costretti, consideriamo più la sostanza che l'apparenza. Del resto gli antiestetici capelli bianchi dell'appena scomparso Norberto Bobbio sarebbero di certo apparsi poco attraenti in un concorso di Mister Universo, ma credete che la magnificenza del suo pensiero ne sia stata penalizzata? Pensate che un profilo con labbra rigonfie basti a garantire un buon futuro ai nostri figli? Che cerone e lettino operatorio favoriscano una Legge Finanziaria finalmente equa o una legislatura razionale?

A questo punto il capitano de La Palisse affermerebbe a ragione che la buona economia degli anni a venire non sarà legata all'avvenenza dei nostri amministratori, ma deriverà dall'oculatezza delle loro scelte governative. Ed infatti, checché ci vogliano far credere i media, bisogna pesare i concetti, non le persone. Sono da evitare le simpatie epidermiche: un leader può essere convincente, simpatico e affascinante, ma il suo operato risultare dannoso. Parimenti un ministro schivo e goffo può invece svolgere efficacemente i compiti assegnatigli. Insomma, se nella nostra via ci sono due panetterie e in una ci trattano bene, la commessa è davvero carina ma il pane è bruciato e costa caro, mentre nell'altra non ci salutano neppure, il fornaio sembra Frankenstein, ma il pane è saporito e costa la metà, dove andremo a comprare? Non credo ci siano dubbi. E allora perché davanti all'urna dovremmo ragionare diversamente?

L'eterno dondolio del pendolo antropologico sta conducendo l'Occidente verso un già sperimentato rapporto con il proprio corpo: i "moderni" piercing, i tatuaggi e la chirurgia plastica non sono certo delle novità nella storia umana. Vorremmo però che nel mercato dell'attrazione restassero fuori dai banchetti le facce restaurate dei nostri politici. Come elettori esigiamo dai nostri parlamentari soltanto azioni valide e non sterili sorrisi scavati dai bisturi di costose sale chirurgiche.

Non molto tempo fa l'Unione Europea ha vietato l'utilizzo della cantaxantina, un colorante nocivo per la salute umana che serviva a rendere più rosea e appetibile la carne dei salmoni d'allevamento. Dovremo arrivare a proibire il lifting anche per i nostri onorevoli?

 

Articolo tratto da DM 151 - aprile 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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