DM 151 Aprile 2004 Sociale Ricerca Opinioni Vita UILDM TeleThon Rubriche Miscellanea

 

Davanti alle telecamere

di Oriella Orazi

Un amico mi telefona per dirmi: "Accendi la televisione, su Raiuno c'è una trasmissione che potrebbe interessarti...". Eseguo, solerte, con la curiosità che mi prende di fronte ad argomenti come sesso, gelosia, "normalità nonostante" ecc., che possono diventare ancor più interessanti o quanto meno intriganti, soprattutto se a parlarne è una persona con disabilità come Ileana Argentin, ospite il 19 gennaio della Vita in diretta, condotta da Michele Cucuzza. Cito solo lei perché ho iniziato a vedere la trasmissione verso la fine e non posso quindi parlare di quanto detto dagli altri ospiti.

Fatta questa breve premessa, quello che mi viene da pensare è come, malgrado il tempo scorra, sia difficile il processo di cambiamento, per arrivare a restituire una sana dignità e un sano equilibrio a chi non li ha mai avuti. Mi riferisco a chi vive l'handicap sulla propria pelle, handicap che altro non è che un limite della persona nella sua interezza di vita, uno svantaggio (inutile rifare l'etimologia di un termine ben noto) con il quale si trova a convivere, ma che non rappresenta certo la vita stessa della persona. E penso ancora a quanto sia lento il processo verso quel concetto di "normalità" al quale faticosamente ci si aggrappa. Ovvero la fine di quel rapportarsi all'altro (il disabile) come se fosse "un ufo", un oggetto non ancora ben identificato...

Mi rendo anche conto che ci vuole molta pazienza e una sana dose di intelligenza nel saper attendere che le cose mutino e che la visione della persona disabile nella sua interezza prenda corpo, che il pensiero della gente si evolva, per cui lentamente, come sotto l'azione di un liquido di contrasto, diventi via via evidente proprio ciò che è stato da sempre occultato, ovvero la dignità della persona. Ragion per cui assistere a una trasmissione quale La vita in diretta di Michele Cucuzza che dà voce a persone disabili, ospitate non per parlare di associazioni ricreative o di centri di riabilitazione, ma di storie d'amore o quanto meno di sesso, si potrebbe già giudicare un bel passo avanti, tenuto conto che forse solo trenta o quarant'anni fa i disabili erano visti come "angeli venuti male" o come "numi tutelari" tenuti abilmente nascosti, i quali, oltre che a difendere da altro male, potevano almeno fare da capro espiatorio al male collettivo del nucleo familiare...

Certamente avere la volontà di accettare la sfida, di sottoporsi a domande sul come si vive l'amore, la sessualità, la gelosia ecc. è espressione di coraggio, da parte della Argentin, consapevole, come di certo sarà, di essere vista con morbosa curiosità. Però mi si lasci lo stesso dire quanto possa inquietare e infastidire il mio senso etico ed estetico il sentir formulare le domande da parte del conduttore della trasmissione sulla vita personale e intima degli ospiti, come se si rivolgesse ad un bambino, al quale per risultargli simpatico, chiedere graziosamente se ha la fidanzatina e come si chiama...

Mi pare che malgrado le buone intenzioni (ma saranno davvero buone?), i conduttori delle trasmissioni come quella citata, quando ospitano persone con disabilità, pensando di portare alla luce e di dare visibilità e normalità a chi è reputato diverso, sono ancora ben lontani dal compiere davvero un servizio di informazione e di vera conoscenza e quindi di comprensione del vissuto di queste persone, che hanno come peculiarità solo un handicap fisico e non un cervello, un cuore o una dignità diversi. Le domande, infatti, vengono poste in un modo tale per cui gli ospiti, pur di far passare il concetto di normalità malgrado l'handicap, e quindi di essere accettati e inglobati nella normalità, vengono indotti a raccontarsi al punto da "mostrarsi", imporsi e fare dell'autoironia che facilmente può sfociare nel ridicolo. E a tutto questo credo di non poterci stare!

Non ci sto, forse non avrò lo stesso coraggio di chi tanto si espone, ma ritengo che la reale dignità di una persona non abbia nessun dovere, per farsi accettare, di raccontare alla luce dei riflettori se l'amore gli piace disgiunto dal sesso e se è gelosa o malvagia verso il partner più o meno di una persona senza disabilità!

Chiedo scusa se con quanto detto posso avere offeso l'onorabile sforzo e il tentativo di chi accetta di apparire davanti alle telecamere, pagando lo scotto di appagare le represse morbosità del pubblico, ma nel mio percorso di vita "commista alla disabilità" non reputo di dover essere identificata con la disabilità stessa, per cui, da trasmissioni come queste, mi sentirò sempre un po' offesa o quanto meno irritata, nella mia sensibilità etica ed estetica.

 

Articolo tratto da DM 151 - aprile 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com

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