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Niente lamenteleOltre a congratularmi con la vostra redazione per la completezza informativa della rivista, che ad ogni nuova uscita propone innumerevoli interessanti spunti di riflessione e discussione sui temi della disabilità, vorrei però esprimere anche un dubbio, riferito soprattutto ai messaggi dei lettori da voi pubblicati: la lamentela e il vittimismo fini a se stessi non rischiano davvero di diventare il più diffuso sport nazionale? Quasi fossimo gli indifesi bersagli di un qualche oscuro complotto e non, come io credo, individui in balia di una diffusa e dilagante indifferenza. Naturalmente, la mia vuole essere poco più che una provocazione, ma sono anche convinto che la soluzione ai tanti problemi che ci assillano stia nell'obbligare i cosiddetti "normodotati" a confrontarsi con le nostre difficoltà all'interno della loro "dorata" quotidianità. Questo significa, in primo luogo, non rintanarsi in casa ad aspettare la venuta del messia, come la maggior parte dei disabili ancora fanno (o sono costretti a fare...). Abito in un paese di novemila anime e non posso credere di essere il solo disabile, pur non vedendone altri in circolazione! Sforziamoci invece di mettere in mostra il più possibile le nostre "ributtanti deformità", mettiamo grande scompiglio tra i più ottusi benpensanti, convinti di trovarsi ancora nel Medioevo! Forse, dopo la centesima volta che ci avranno visto aggirarci indisturbati per le vie cittadine, "rovinando" così il paesaggio e mettendo a repentaglio la quiete pubblica, volenti o nolenti si renderanno conto che purtroppo, a questo mondo, non siamo tutti forti, ricchi, belli, biondi, sani e snelli! Occorre quindi darsi una mossa e prendere esempio dalla signora Caputo di Potenza, la cui lettera è stata pubblicata in DM 149/150 [O lo scivolo o non si vota più!, www.uildm.org/dm/150/voci/08caputo.htm], che ha ostruito l'entrata di un seggio elettorale inaccessibile. Lo stesso feci io, alcuni mesi fa, in un ufficio postale e riuscii, in questo modo, a creare un capannello di persone, sia in entrata che in uscita, che parevano abbastanza scandalizzate dalla situazione. Oppure, in un'altra occasione, essendo parcheggiata una macchina sul marciapiede, passai lo stesso, non volendo rischiare la pelle sulla strada statale, lasciando però alcuni segni sulla carrozzeria dell'auto! Non lo feci apposta, ma in ogni modo il senso di colpa non mi impedì certo di dormire quella notte! Morale della favola, cerchiamo di essere più attivi e combattivi anche in queste piccole inezie, evitiamo di essere a tutti i costi gentili e accomodanti, quasi volessimo scusarci della nostra condizione. Al contrario, incavoliamoci e sbraitiamo anche per questioni di poco conto: suscitare pietà nel tentativo di ottenere comprensione si è dimostrato un atteggiamento fallimentare. Gianluigi Pesenti (Bergamo)
Articolo tratto da DM 151 - aprile 2004. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com |