a cura di Stefano Andreoli
Mi si passi il paragone: Mario Giordano (il direttore di "Studio Aperto", telegiornale di Italia Uno) sta al giornalismo d'inchiesta come Tinto Brass all'erotismo trasgressivo. Il solo fatto di svestire delle belle e giovani attrici emergenti e costruirci intorno una storia, magari con qualche riferimento culturale "alto", serve da giustificazione a Brass per accreditare i propri film come opere "controcorrente" e "liberatorie", mentre si tratta in realtà di prodotti di serie ormai abbastanza noiosi. Allo stesso modo Giordano - in Attenti ai buoni. Truffe e bugie nascoste dietro la solidarietà (Milano, Mondadori, 2003) - assembla, cita, risciacqua inchieste fatte da altri, condendo il tutto con la salsa del sarcasmo e della battuta sapida.
Il problema però è che a volte l'autore si lascia prendere un po' troppo la mano dalle battute e fa disinformazione. Un esempio che riguarda seppur indirettamente anche la UILDM è nel capitolo III: "Che (brutto) spettacolo. Quando la truffa sale sul palcoscenico". Si parla degli eventi spettacolari organizzati per raccogliere fondi (partite del cuore, concerti, maratone televisive ecc.), destinati, come nel caso del Pavarotti & Friends, a realizzare opere inutili e inutilizzate (come il Music Centre a Mostar) o nei quali, alla faccia della beneficenza, star e starlette varie (Monica Bellucci, Simona Ventura ecc.) si prestano a fare da testimonial a suon di sostanziosi cachet.
Fra le varie truffe viene annoverato anche Telethon. Titolo del paragrafo: Aiutate Telethon, ci guadagna Guardì. Qui Giordano spiega, citando la trasmissione di Raitre Report (che di giornalismo d'inchiesta se ne intende), che Telethon è una delle poche organizzazioni di beneficenza ben funzionanti. Ha bilanci trasparenti e non più del 20% delle somme raccolte è destinato a finanziare le spese di organizzazione interna.
Dunque dove sta la truffa? Essa riguarderebbe il fatto che siccome la trasmissione è considerata dalla SIAE un varietà, il suo autore Michele Guardì percepirebbe 153.000 vecchie lire al minuto in diritti d'autore (fate un po' voi il conto su circa 30 ore di trasmissione). Morale: Guardì si arricchisce grazie a una trasmissione che serve a raccogliere fondi per combattere le malattie genetiche in virtù di norme distorte in materia SIAE.
Detto questo, ci chiediamo ancora: dove sta la truffa? Non è lo stesso Giordano a dirci che i soldi versati a Telethon non vanno a Guardì, ma vanno alla ricerca e vengono pure spesi bene? Allora, perché strumentalizzare Telethon se il problema è la normativa sul diritto d'autore e l'atteggiamento eticamente discutibile di Guardì? Questo l'autore non ce lo spiega, anche perché se lo facesse avrebbe un briciolo di onestà intellettuale e se avesse un briciolo di onestà intellettuale, non avrebbe rubricato Telethon tra le "truffe".
Per il resto il libro riprende, come già detto, denunce, inchieste, studi fatti da altri (ovviamente citati), depauperandoli dell'aspetto rivolto all'analisi del fenomeno e limitandosi all'esposizione degli episodi eclatanti di spreco, malagestione, falsa solidarietà ecc.
L'unica parte veramente originale del libro è forse quella, nell'ultimo capitolo, in cui Giordano parla della propria mamma (a cui il libro è dedicato), come l'emblema della persona dalla faccia dura e dal cuore grande che quotidianamente e in silenzio è sempre disposta ad aiutare chiunque (figli, immigrati, anziani). Povera madre di Giordano! Senza saperlo è diventata la foglia di fico (a cui si aggiunge anche la citazione del Vangelo di Matteo in apertura) di tutti quelli che per non aiutare nessuno si giustificano dicendo che tutti quelli che lo fanno, hanno (nella migliore delle ipotesi) un secondo fine.
Concludo con un consiglio ai lettori, che è anche una "controrecensione". Volete leggere un ottimo e approfondito libro sul Terzo settore e sul volontariato?
E' quello di Giulio Marcon, Le ambiguità degli aiuti umanitari. Indagine critica sul Terzo settore (Milano, Feltrinelli, 2003), il cui autore - presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà, uno che da anni si "sporca" quotidianamente le mani con queste problematiche - affronta i cambiamenti del Terzo settore, inquadrandoli innanzitutto entro la cornice politica attuale e cioè della globalizzazione neoliberista.
Ne denuncia gli aspetti oscuri (a partire dalla cooperazione internazionale, agli aiuti umanitari, al mondo del non profit dentro e fuori l'Italia), soprattutto l'appiattimento di alcune organizzazioni su posizioni subalterne ai governi e al mercato. Suggerisce inoltre alcune alternative concrete per evitare di finire cooptati nel "primo" o nel "secondo" settore ed infine chiude con una previsione: "Ora che dietro la cortina fumogena del non profit si iniziano a vedere le differenze, si può iniziare a fare chiarezza e a schierarsi dalla parte giusta nel campo di gioco. [...] Qualcuno ha già suggerito: è l'ora del Quarto settore. Oppure: quella del Terzo settore sociale. Come, a un certo punto, la cooperazione sociale si è distinta dalla cooperazione d'impresa, cosEC anche un Terzo settore sociale potrà rinascere distinguendosi da un Terzo settore parastato o business oriented. Le strade e il confronto sono aperti. Le ambiguità alla fine si scioglieranno. Per chi ha scelto la strada della trasformazione sociale e delle alternative economiche e politiche al modello di sviluppo attuale, c'è molto cammino da fare".
Nonostante Giordano e gli uccelli del malaugurio.