DM 152 SETTEMBRE 2004 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Accessibilità da Olimpiadi

di Patrizia Bertini

 

Non accessibili ai disabili i siti Internet delle Olimpiadi di Sydney, nel 2000 e di Salt Lake City, nel 2002. Qualche timido progresso per Atene, ma ai giochi invernali di Torino 2006, saprà l'Italia vincere la sfida dell'accessibilità?

 

La prima volta che si parlò di accessibilità e Olimpiadi non fu per segnalare una vittoria e un'esperienza esemplare, ma per evidenziare come il sito di un evento internazionale e prestigioso come quello dei giochi olimpici fosse di fatto non accessibile.

Era infatti la primavera del 2000, quando furono inaugurati i giochi di Sydney, in Australia e quando Bruce McGuire, un non vedente australiano, per primo ne denunciò il sito ufficiale, di fatto non accessibile e che non permetteva a un non vedente come lui di essere aggiornato sugli eventi sportivi in corso. Come tanti altri, anche il signor McGuire ha delle passioni e una di queste, molto condivisa, è quella dello sport. E così, forte della recente legge australiana che richiedeva ai siti web di essere accessibili e conformi alle Web Content Accessibility Guidelines 1.0 (WCAG 1.0), McGuire fece causa alla Commissione Olimpica, richiedendo che il sito rispettasse la nuova norma, ribadendo il proprio diritto all'informazione, tanto più se su un evento di importanza internazionale come le Olimpiadi.

Vinta la causa, il prodotto non cambia!

L'imbarazzo della Commissione Olimpica di Sydney non bastò: infatti, i tempi per il rifacimento completo del sito non erano sufficienti quando Bruce McGuire iniziò la propria battaglia. Egli però vinse la causa e si sperò, allora, che la Commissione avesse imparato la lezione, apprendendo che fra i milioni di persone che quotidianamente cliccano sul sito ufficiale e si informano sull'evento olimpico ci sono anche utenti e appassionati disabili. E tanti. Persone che grazie alle nuove tecnologie hanno indipendenza, hanno la facoltà di aggiornarsi, seguire le proprie passioni, coltivare interessi, approfondire argomenti di attualità e prendere parte al fluire degli eventi, anche delle Olimpiadi.

Ma non fu proprio così. Infatti, quando nel 2002 venne inaugurato il sito dei giochi invernali di Salt Lake City (Stati Uniti), esso era ancora lontano dal completo rispetto delle WCAG 1.0, anzi, della Section 508 americana, emendamento del Rehabilitation Act del 1973, introdotto, così come lo conosciamo oggi, nell'agosto del 1998 e divenuto legge il 21 dicembre 2000.

Il sito dei giochi di Salt Lake City era ricco di Javascript e di animazioni ad effetto, tanto ad effetto da avere "come effetto collaterale" l'esclusione dei milioni di disabili che avrebbero desiderato poter cliccare su di esso, per conoscere i risultati o i calendari degli eventi sportivi.

Neppure quelle Olimpiadi, quindi, ebbero un sito Internet accessibile.

Atene: timidi miglioramenti

Oggi, siamo alla vigilia delle Olimpiadi di Atene, che si apriranno ufficialmente il 13 agosto prossimo e sebbene l'Unione Europea fin dall'introduzione del Piano d'Azione eEurope 2002 abbia cercato di promuovere fattivamente l'accessibilità come fondamento costituente di una società basata sulla conoscenza e sull'informazione, la Grecia di fatto non ha ancora approvato una legislazione in merito.

Lo sforzo ellenico si è limitato ad una modifica apportata nel 2001 all'articolo 5/a della Costituzione, in cui viene sancito il dovere dello Stato di rendere accessibili le informazioni a tutti i cittadini. Nella Costituzione greca si legge infatti che "Ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla Società dell'Informazione" e che lo Stato ha quindi l'obbligo di facilitare l'accesso alle informazioni digitali.

Un passo certo importante, ma non sufficiente per una diffusione della nuova cultura dell'accessibilità. E così il sito delle Olimpiadi 2004 ancora una volta non può vantare una perfetta conformità alle Raccomandazioni del W3C. La presenza di un'impaginazione sviluppata grazie a tabelle annidate e qualche script sparso sulle pagine qua e là sono criticità che ancora possono creare qualche difficoltà. Ma qualcosa E8 stato fatto e per alcuni aspetti quello dei giochi olimpici di Atene è finora il risultato più promettente.

Del resto, che alla base della progettazione e della realizzazione del sito ci sia stata una conoscenza delle Web Content Accessibility Guidelines 1.0 lo dimostra l'uso corretto - non solo tecnicamente, ma anche semanticamente - degli attributi ALT che permettono di fornire contenuto alternativo alle immagini per coloro che non possono, o non vogliono, vederle.

Inoltre, il codice HTML del sito è particolarmente curato, supera senza problemi la validazione automatica del W3C, passo fondamentale per lavorare nella direzione dell'accessibilità, e contiene le basi per un progetto migliore e completamente conforme alle WCAG 1.0.

Verso Torino 2006

La Grecia, in ogni caso, non ha una legislazione mirata su questi aspetti e non essendoci una direttiva europea specifica, l'esperienza ellenica è destinata a passare un po' inosservata. Forse qualcuno si lamenterà, altri sbufferanno cercando di capire a che ora potranno assistere alla gara di uno o dell'altro sport, altri ancora abbandoneranno il sito senza essere riusciti a scoprire come sia finita l'ultima partita... Oltre però a lamentarsi e a cambiare sito, stavolta non ci sarà la possibilità di creare il rumore che suscitò quattro anni fa Bruce McGuire, al tempo delle Olimpiadi di Sydney.

Nel 2004, quindi, va così. Ma non potrà andare così nel 2006, quando le Olimpiadi invernali arriveranno a Torino, in Italia, dove è stata approvata definitivamente il 9 gennaio di quest'anno la Legge 4/2004 che esige l'accessibilità per i siti web pubblici. La nuova norma servirà, si spera, da promemoria alla Commissione Olimpica che dovrà in questi anni sviluppare e progettare il nuovo sito, con l'obiettivo - ambizioso, ma concreto e realizzabile - di creare il primo sito dei giochi olimpici accessibile, dimostrando che gli errori di Sydney e di Salt Lake City e le basi gettate da Atene sono state preziose lezioni da cui l'Italia ha saputo trarre i giusti insegnamenti.

E la gara per la realizzazione del primo sito olimpico accessibile è una sfida, culturale e civica, ancor più affascinante e stimolante delle competizioni sportive. Ce la farà l'Italia a vincerla?