DM 152 SETTEMBRE 2004 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Non più angeli

di Gianfranco Bastianello

 

Fanno discutere i primi "assistenti sessuali" per persone con disabilità, già operanti in Svizzera. Temi delicati, ove alcune porte sono state aperte. Ora, però, serve il coraggio di entrarci!

 

"Filtra una lama di luce dal balcone, intravvedo appena dei movimenti, delle ombre. La musica è rilassante, un po' complice, quasi sussurrata. Sento il tuo profumo qui vicino a me, il tuo respiro. Non mi muovo, come in un dormiveglia sento i miei vestiti scivolare dal mio corpo; prima la maglietta, poi i pantaloni... Sento finalmente la tua pelle, il calore del tuo corpo. Allungo una mano e ti scopro calda, vellutata. In una danza silenziosa sento che vieni più vicino, poi scivoli sopra di me, i nostri corpi finalmente uniti, le nostre labbra che si incontrano, i nostri sensi che battono all'unisono... La porta si chiude silenziosamente come in un respiro e... rimaniamo soli... ad amarci".

C'è stata una strana coincidenza dopo le Manifestazioni Nazionali UILDM di Lignano. Pochi interessati se ne saranno accorti. A Lignano, il Gruppo Donne dell'Associazione tenne un seminario sull'intimità e la privacy. Dopo pochi giorni, è apparsa sui giornali e in vari siti Internet la notizia che in Svizzera erano entrati in servizio i primi "assistenti sessuali" per disabili. Alla luce poi degli scarsi approfondimenti sulla questione, si sono scatenate le più disparate opinioni, elogi, critiche, pruderie, alla ricerca della comprensione di questa novità.

Già nel seminario di Lignano si era capito che il disabile - fisico o psichico che sia - ha bisogno in qualche maniera di soddisfare le proprie pulsioni. Bisogna trovare il modo di farlo, per non creare allo stesso, oltre al problema legato alla sua disabilità, anche la frustrazione di non poter provare un piacere che comunque, per motivi anche fisici (ormonali), il suo corpo richiede. Se poi aggiungiamo che il disabile fisico, essendo pienamente cosciente del mondo che lo circonda, è bersagliato di continuo da messaggi "sociali" inerenti la sessualità, ecco che il problema di soddisfare questa curiosità è grande.

Franco Bomprezzi disse qualche tempo fa che era giunta l'ora di smettere di far finta che i disabili siano esseri assessuati. Questo collegandosi ad un discorso del Papa dove questi diceva che anche ai disabili dev'essere concessa la possibilità d'amare. Poi, come ha detto lo stesso Bomprezzi, se alla persona questa sensazione non piace, bene, l'importante è dargli la possibilità di provare.

Damiano Zampieri, nel corso di un suo intervento a Lignano, ha approfondito il problema, cercando di capire fino a che punto le nostre badanti, che perlopiù vengono da culture e Paesi dagli usi diversi, debbano essere accudienti, assistenti, infermiere o possano diventare qualcosa di più. Attenzione, non penso alla badante come a qualcuno che possa soddisfarmi sessualmente (a meno che ciò non avvenga alla pari), ma come ad un'assistente che possa aiutare la persona disabile ad incontrare qualcuno/a che vuole amare.

Ancora una volta devo espormi in prima linea, anche se ritengo sia una cosa sentita da molti disabili: ho bisogno del contatto, del sentire la pelle dell'altro corpo, il calore che emana, la stretta della mano su di me... Oramai, chi come me ha accettato da tempo la sua situazione di carrozzato, non avendo più perciò le ansie, le angosce legate all'accettazione degli altri come disabile (e, come me, ritenendosi normalissimo ancorché "ruotante"), ha una nuova necessità. Forse non così sentita dai normodotati, ma senz'altro ricercata dai disabili, e questa volta senza distinzione fra fisici e psichici: la necessità del contatto fisico con l'altro.

Lascio agli psicologi di turno capirne i motivi: bisogno di certezze, mancanza di affetto e così via. Questa è la realtà che viviamo. Come ho già avuto modo di dire a Lignano, anche noi che cerchiamo queste cose non abbiamo il coraggio di parlarne apertamente. La soddisfazione c'è, è quella di essere riusciti ad aprire una porta, ora bisogna avere il coraggio di entrarci.

I primi "assistenti sessuali" per disabili

La notizia cui si riferisce Gianfranco Bastianello nella sua "Opinione" è stata resa pubblica verso metà giugno: i primi dieci cosiddetti "accarezzatori" e "accarezzatrici" per disabili sono da qualche settimana al lavoro, dopo aver seguito a Zurigo uno speciale corso di formazione, il primo del genere in Svizzera, tenuto dalla sessuologa olandese Nina de Vries. Le loro prestazioni sono richieste anche nella Svizzera romanda (il cantone francese), ma non ancora nel Canton Ticino.

Tale progetto è stato ripreso nel novembre del 2003 dall'associazione FaBS di Basilea (Fachstelle Behinderung und Sexualität, ovvero "Handicap e sessualità - Contro la violenza sessualizzata"), dopo che la sezione zurighese dell'altra associazione Pro Infirmis l'aveva abbandonato, a causa delle reazioni negative e del calo delle donazioni provocate da un'iniziativa che, è stato detto, "tocca due temi che rimangono tabù nella nostra società: l'handicap e la sessualità".

Da allora la FaBS ha evitato di fare pubblicità ai nuovi servizi offerti ai disabili e anche i dieci "assistenti sessuali" neodiplomati preferiscono rimanere nell'anonimato, "nel timore - ha dichiarato Aiha Zemp, presidente della FaBS - di essere considerati alla stregua di prostitute e prostituti, un rischio, quello di essere messi alla berlina, amplificato dal fatto che a fianco della loro nuova attività, essi svolgono un'altra professione di tutto rispetto: dal falegname al fisioterapista, passando dalla giornalista o all'insegnante di lavoro manuale".

Nel loro tempo libero e ad una tariffa di 150 franchi svizzera l'ora (poco meno di 100 euro) più le spese di viaggio, gli "assistenti sessuali" propongono ai disabili che lo richiedono massaggi, carezze, esperienze sensuali o giochi erotici, ma con l'esclusione di rapporti sessuali veri e propri. In ogni caso sono i clienti a fissare il limite da non superare.

Molte le richieste e un secondo corso di formazione sembra sia alle porte, anche se sarà importante valutare le prime esperienze in corso. Da segnalare anche, tra gli altri progetti della FaBS, l'intenzione di creare a Basilea un centro specializzato nel campo degli handicap e della sessualità, con l'obiettivo di fornire consulenza e formazione, promuovere la ricerca e fare prevenzione contro la violenza "sessualizzata" nei confronti dei disabili.

Approfondiremo certamente la notizia - come giustamente chiede lo stesso Bastianello - andando anche ad incontrare i responsabili del progetto, in vista dei prossimi numeri di DM.