di Patrizia Bertini
Spesso i giovani che progettano Internet non tengono conto delle generazioni precedenti, che hanno visto cambiare il mondo in pochi anni. Serve più dialogo? No, solo un po' più di accessibilità
Li chiamano hihidomori, e sono quei giovani giapponesi che si rinchiudono in casa e vivono la propria vita più virtualmente che realmente. Sono quei ragazzi che raramente uscirebbero di casa e che trascorrono le giornate navigando in Internet, chattando, conoscendo gente online e vivendo completamente nella dimensione della Rete.
Ma non bisogna andare fino in Giappone per trovare ragazzi e ragazze che preferiscono la dimensione virtuale alla realtà. Chiunque si sia avvicinato ad Internet e ne sia stato affascinato ha trascorso alcuni periodi completamente immerso nella Rete, trascurando magari alcuni aspetti della vita reale. E del resto, la dipendenza dalla Rete è una patologia compulsiva riconosciuta e studiata già negli anni Ottanta.
I giovani a volte amano talmente le tecnologie e ne sono tanto attratti da vivere sperimentando già le tecnologie di domani, entusiasmati dall'evoluzione, sempre estremamente rapida. Antitetici e opposti, invece, gli "anziani", coloro che un tempo non avevano scelta fra una dimensione virtuale e una reale e che oggi, sempre più spesso, si trovano ancora senza scelta e sono costretti, più o meno lentamente, ad adeguarsi a questa nuova (e inaspettata) dimensione virtuale. Chi avrebbe immaginato venti o trent'anni fa i profondi cambiamenti sociali e tecnologici di oggi?
I servizi sempre più avanzati e numerosi che Internet offre ai cittadini anziani aumentano sia numericamente quanto qualitativamente; molte agenzie fisiche chiudono e trasferiscono sempre più potenzialità sulla Rete: l'e-government procede a rapido passo, l'e-health e i servizi sanitari online possono rivelarsi utili strumenti per garantire efficienza e qualità dei servizi, l'e-banking può essere una comoda alternativa per coloro che hanno problemi di mobilità e faticano ad arrivare agli sportelli bancari, l'e-commerce, infine, è una risorsa estremamente utile per semplificare la vita domestica quotidiana e i siti di informazione possono permettere un aggiornamento personalizzato e continuo.
L'anziano, però, delle tecnologie "ha paura", non sa che farsene perché non ne conosce le potenzialità. Non capisce come utilizzare uno strumento piombato all'improvviso e imposto dalla società in tempi assolutamente fulminei perché lo strumento stesso non è in grado da solo di venire incontro alle esigenze e ai timori di chi non abbia familiarità con le tecnologie.
A coloro i quali è capitato di insegnare i rudimenti del computer a una persona con scarsa familiarità con le nuove tecnologie, non saranno sfuggite una serie di reazioni tipiche: dal commento sui caratteri troppo piccoli o sulla scarsa leggibilità dei colori e delle font alle critiche sulla difficoltà di leggere perché «si perde il segno con facilità». E poi gli spaventi quando il computer propone tranquillamente delle finestre di alert che creano panico vero nei neofiti di una certa età.
Vi è quindi un paradosso abbastanza visibile: coloro che realizzano il Web hanno la possibilità di scegliere se vivere la Rete o meno, mentre chi potrebbe trarre i maggiori vantaggi, sempre più spesso si trova costretto ad affrontare mille peripezie per adeguarsi a uno strumento sconosciuto e non sempre affabile.
Il Web lo progettano e realizzano i giovani, i quali spesso vivono la maggior parte del loro tempo online per passione, ma che non sempre hanno le esigenze e gli stimoli - e a volte la sensibilità adatta - per ricordarsi che i potenziali utenti del sito potrebbero anche essere digiuni di tecnologie e ignorare ad esempio cosa sia un plug-in. Gli anziani, invece, si trovano frequentemente costretti ad adeguarsi ad un mondo sempre più tecnologico, ben distante da quello che hanno conosciuto e vissuto.
Mentre i giovani, quindi, potrebbero realizzare il proprio futuro - tutti noi, ci si augura, diventeremo anziani e potremmo avere problemi di vista o perdere la precisione nei movimenti - gli anziani non hanno voce né la consapevolezza delle proprie esigenze e forse nemmeno sanno che per avere semplicemente dei siti più amichevoli, basterebbero alcune buone norme di accessibilità. Chiedere cioè che il testo sia leggibile, ben contrastato, ben strutturato, che l'architettura delle informazioni sia ben progettata e intuitiva, che non ci sia bisogno di tempi di caricamento lunghi e non appaiano "strane" finestre di dialogo con richieste di "misteriosi" plug-in, significa realizzare un progetto online accessibile o che almeno tenda in quella direzione.
Da un lato, quindi, chi progetta il Web è anche chi sceglie di viverlo e ne è appassionato e incantato per le potenzialità sempre più grandi, ma chi si trova sprovveduto e sempre più spesso nella necessità urgente - a volte senza poter scegliere - di utilizzare questi strumenti non riesce ad usarli perché "troppo ricchi" di tecnologia e poco a dimensione d'uomo.
Serve più dialogo? No, basterebbe l'accessibilità, se tutti gli attori coinvolti nei processi progettuali ed esecutivi dei nuovi prodotti multimediali guardassero più alla realtà, al contesto sociale e ai reali destinatari del proprio lavoro e meno agli effetti tecnologici mirabolanti. Basterebbe guardare più alla realtà e al mondo che ci circonda che agli scenari futuristici delle tecnologie, dato che gli utilizzatori di esse sono persone reali, non sempre all'avanguardia della tecnica. E del resto, ricordiamolo ancora, fra qualche decennio, gli anziani saremo noi...