di Anna Maria Mura
L'educazione terapeutica può portare medico e paziente a collaborare verso l'obiettivo della salute, anche in casi di gravi malattie croniche. Se n'è parlato a Nuoro
Di notevole interesse scientifico, sanitario e culturale le giornate di studio organizzate a Nuoro dall'Associazione Donata Marchi, con il contributo della fondazione Banco di Sardegna e in collaborazione con l'Università di Sassari. I quattro incontri (dal titolo complessivo Proposta di un percorso nella gestione della malattia cronica) hanno visto un'ampia partecipazione di medici, infermieri, fisioterapisti e pazienti, affrontando temi come la motivazione nella malattia cronica, le risorse di cura o l'iter procedurale per l'ottenimento degli ausili.
Qui ci occupiamo della giornata conclusiva dedicata all'Educazione terapeutica: aspetti organizzativi e procedurali, questione di cui DM ha già parlato (n. 146/147).
A condurre i lavori, sono stati chiamati Renzo Marcolongo, dirigente medico ospedaliero di Immunologia presso l'Azienda Ospedaliera di Padova e Leopoldo Bonadiman, medico di base sempre di Padova, entrambi specializzati a Parigi in educazione terapeutica.
Marcolongo - che si occupa di malattie croniche del sistema immunitario spesso non curabili (malattie autoimmuni, leucemie, tumori, lupus ecc.) - ha spiegato come oggi occorrano competenze relazionali utili ad accompagnare il paziente lungo un cammino di ricerca che permetta di affrontare la quotidianità con nuove e più adeguate risposte. «In una società che invecchia - ha affermato - nella quale aumentano le malattie croniche e acute e con esse il senso di frustrazione, dolore e morte, è fondamentale per l'educazione terapeutica che medico e paziente collaborino insieme verso l'obiettivo della salute, nonostante la malattia».
Dal canto suo, Bonadiman ha precisato che con l'educazione terapeutica è più facile «farsi vicini alla sofferenza, superando i limiti oggi esistenti in un contesto socio-economico nel quale spesso domina il mercato dell'industria della salute e nel quale non sempre si è attrezzati a sufficienza nel riuscire a fare prevenzione».
I due relatori hanno sottolineato anche l'importanza di raccordare gli interventi specialistici in favore del paziente, rimarcando il concetto di "creatività" dei vari operatori sanitari, contrapposto ad un'azione meccanica e protocollare. Solo così l'educazione terapeutica può portare medico e paziente ad uno stesso livello di scambio dialogico e di reciprocità, ma per far sì che il medico raggiunga tale grado di "alleanza" con il paziente, egli deve far propria l'altrui rappresentazione di malattia, agendo non solo per il malato, ma con il malato, coordinando gli interventi tra ospedale e territorio, facendo sì ad esempio che i ricoveri avvengano solo se appropriati.
Proprio a Padova è stato istituito un Centro di Educazione Terapeutica che oltre ad abbattere i costi di inutili ricoveri, sta contribuendo a diminuire i tassi di ansia e di depressione e ad aumentare la collaborazione con le famiglie.
Per informazioni: Associazione Donata Marchi (tel. 0784/257050).