DM 153 - FEBBRAIO 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Sempre più distrofie dei cingoli!

di Antonella Pini*

 

Non basta più dire che si è affetti da distrofia dei cingoli: infatti, sono già stati individuati i geni responsabili di almeno quindici diversi tipi di questa malattia e spesso si può arrivare a determinare la forma esatta

 

Le distrofie dei cingoli sono dette anche LGMD, usando cioè la sigla che sintetizza le iniziali in inglese dei termini Limb (arto), Girdle (cintura) e Muscular Dystrophy. Si tratta di malattie muscolari genetiche più o meno gravi, diverse l'una dall'altra, ma accomunate da un interessamento prevalente dei muscoli del cingolo pelvico e scapolare.

Tali patologie degenerative dei muscoli, così come la distrofia di Duchenne e quella di Becker, possono colpire sia i bambini che gli adulti e la loro evoluzione è molto variabile: vi sono infatti forme con inizio nell'infanzia e decorso rapidamente progressivo (in modo simile alla forma di Duchenne) e altre che iniziano invece nell'adolescenza o in età adulta, con andamento lentamente progressivo nel corso di molti anni.

Cause e trasmissione genetica

Questo gruppo di malattie muscolari è causato da anomalie del DNA la cui conseguenza è quella di non portare alla formazione (del tutto o in parte) di proteine essenziali per la contrazione muscolare oppure di condurre alla formazione di proteine anomale funzionalmente alterate.

Negli anni più recenti sono stati individuati geni responsabili di almeno dieci forme di distrofie dei cingoli autosomico-recessive (nelle quali, se ereditate, entrambi i genitori sono portatori sani) e di almeno cinque forme autosomico-dominanti (nelle quali basta un solo genitore a trasmettere la malattia). Quasi logicamente ne consegue che oggi non basta più dire che si è affetti da distrofia muscolare dei cingoli, ma è possibile molto spesso sapere esattamente di quale forma si tratta.

Le distrofie dei cingoli dominanti vengono numerate da 1A a 1E, quelle recessive da 2A a 2J. I geni corrispondenti a ciascuna forma codificano per altrettante proteine, come ad esempio la miotilina, la lamina A/C, la caveolina-3 (forme dominanti) o la calpaina-3, la disferlina, i sarcoglicani e altre ancora (forme recessive).

E' particolarmente importante prendere un po' di confidenza con queste sigle e con questi nomi poiché sono quelli che vengono usati sia nel campo diagnostico che in quello della ricerca.

Per quanto poi riguarda il rischio di trasmissione genetica, come si è già detto, alcune forme di distrofia dei cingoli - di solito abbastanza lievi - si trasmettono con modalità autosomica dominante e in esse vi è una probabilità su due che un figlio sia malato. La maggior parte delle forme, però - circa il 90% di tutte le distrofie dei cingoli - si trasmette con modalità autosomica recessiva, in cui entrambi i genitori di un paziente affetto saranno verosimilmente portatori sani e potranno trasmettere la malattia ad un altro figlio con una probabilità di una su quattro.

La diagnosi prenatale è possibile nelle forme nelle quali venga identificato il difetto genetico.

Diagnosi e complicanze

Quando una persona soffre di debolezza muscolare, con caratteristica distribuzione ai cingoli (spalle e bacino), con scapole alate, difficoltà ad alzare le braccia, sollevare pesi, fare le scale, alzarsi da terra, correre, e vi è il riscontro di elevazione della creatinfosfochinasi (CK o CPK), frequente in queste forme, il sospetto di una distrofia dei cingoli sorge facilmente.

La ricorrenza di casi analoghi in famiglia e l'utilizzo di tecniche diagnostiche d'immagine - come la TAC o la risonanza magnetica muscolare - potranno essere di ulteriore aiuto per orientarsi verso una forma piuttosto che un'altra. Successivamente, la biopsia muscolare con valutazione delle sopraddette proteine, completata dall'analisi del DNA, potrà portare all'identificazione di una forma precisa in un'elevata percentuale di casi, anche se resta una quota di LGMD ancora in attesa di un'esatta definizione. Occorre tuttavia tenere presente che a una diagnosi di distrofia dei cingoli si può giungere anche di fronte al solo riscontro casuale di un'elevazione della CK asintomatica.

Le distrofie dei cingoli sono malattie che riguardano quasi esclusivamente il muscolo scheletrico. Col tempo compaiono generalmente retrazioni muscolo-tendinee (specie alle caviglie), scoliosi, talora ingrossamento dei polpacci, scapole alate o, di rado, piede cadente.

In alcune forme può esservi un interessamento cardiaco, con cardiomiopatia dilatativa o difetti di conduzione. Sarà quindi importante che i pazienti eseguano dei controlli periodici dell'apparato cardiaco presso centri specializzati.

Trattamenti e stato della ricerca

Attualmente non vi sono ancora terapie risolutive o in grado di arrestare l'evoluzione della sintomatologia. Nella forma di distrofia dei cingoli da deficit di alfa sarcoglicano si sono ottenuti incoraggianti risultati positivi nell'animale affetto cui sono state applicate tecniche di correzione del difetto genetico. Naturalmente, altri studi sono necessari per sviluppare ulteriormente questo campo.

E tuttavia si possono limitare le complicanze della malattia mediante un'adeguata fisioterapia - generale e respiratoria ove necessario - mirata alla prevenzione e alla correzione delle retrazioni e della scoliosi, eventualmente anche tramite chirurgia funzionale od ortopedica. E' importante perciò che i pazienti vengano regolarmente seguiti da un'équipe medica specializzata.

Dal canto suo, la ricerca prosegue nella direzione di individuare ulteriori geni e proteine in causa nel determinismo delle varie forme di distrofia dei cingoli. Questo per meglio caratterizzare il ruolo giocato dalle varie proteine nella contrazione muscolare e, quando alterate, nella degenerazione distrofica, oltre che per meglio individuare i meccanismi coinvolti nell'espressione genica.

Tali conoscenze sono intimamente collegate alla possibilità di sviluppare tecniche di correzione del difetto genetico, in vista di potenziali terapie applicabili all'uomo.

 

*Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile, Sezione Malattie Neuromuscolari, dell'Ospedale Maggiore di Bologna. Segretario della Commissione Medico-Scientifica Nazionale UILDM.