DM 153 - FEBBRAIO 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Progetto DAMA da copiare

di Tiziana Treccani

 

L'iniziativa dell'Ospedale San Paolo di Milano, nata per garantire una buona assistenza alle persone con disabilità, in caso di ricovero, costituisce sicuramente un esempio da imitare

 

Tra i momenti più interessanti della manifestazione DISHOW (DM 151), tenutasi qualche tempo fa a Montichiari (Brescia), vi è stata la tavola rotonda sul tema Politiche regionali sulla disabilità, nel corso della quale è stato illustrato anche il Progetto DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance), unità operativa realizzata in modo sperimentale all'Ospedale San Paolo di Milano.

Tale iniziativa (DM 149/150) è nata oltre tre anni fa per rispondere in modo efficace ai problemi medici e chirurgici dei disabili gravi, in particolare di coloro che hanno deficit comunicativi. E' infatti vero, ad esempio, che se sei disabile e ammalato e hai bisogno di essere operato di appendicite, puoi scoprire - in un qualsiasi ospedale - di essere "ammalato due volte": di appendicite e di disabilità!

Le proposte del progetto sono in realtà abbastanza semplici (garantire ai disabili che si rivolgono ad un ospedale di essere seguiti da un'équipe medica e infermieristica in grado di rendere meno difficoltoso il loro percorso all'interno della struttura), ma di grande rilevanza per chi ha bisogno di un'assistenza speciale.

«Sostanzialmente - ha raccontato Angelo Mantovani, coordinatore di DAMA - la persona che si presenta al pronto soccorso, magari dopo essersi rivolta al call-center, trova a riceverlo alcuni professionisti particolarmente sensibili e preparati su come relazionarsi a situazioni delicate che richiedono pazienza, tranquillità e ascolto, il tutto in ambienti particolarmente accoglienti. Oltre alle figure sanitarie è prevista anche la presenza di volontari, addestrati per facilitare e sostenere la relazione del paziente e dei suoi familiari con la struttura sanitaria».

Oggi DAMA è uscito dalla fase sperimentale, per entrare a pieno titolo nel Piano Ospedaliero del San Paolo di Milano, ma il progetto è pronto anche ad essere "copiato". Così almeno sperano i bresciani e in particolare l'associazione ANNFAS (Associazione Nazionale Disabili Intellettivi e Relazionali), che ha già espresso la richiesta di costituire un gruppo di lavoro presso l'Azienda Spedali Civili di Brescia, per arrivare a creare un analogo tipo di unità operativa, ottenendo la disponibilità del direttore generale Lucio Mastromatteo.

Naturalmente anche una buona applicazione del progetto nella principale azienda ospedaliera bresciana non potrà risolvere i problemi di tutte le persone disabili della provincia: anche le altre realtà ospedaliere, infatti, se già non lo fanno, dovranno attrezzarsi per accogliere in modo appropriato i disabili. Un modo per fare questo è che esse inseriscano nei loro programmi di formazione dei moduli sulla disabilità.

Si tratta di un problema molto rilevante, che va anche nella direzione auspicata da Angelo Mantovani, il quale ha dichiarato che «certamente il Progetto DAMA ha funzionato, ma se domani sparisse, del suo modo di lavorare non rimarrebbe traccia, non solo a livello regionale, ma nemmeno nel territorio milanese».

Appare quindi quanto mai necessario allargare la cultura di base che anima questa iniziativa e un'aiuto in questo senso - rispetto alla Lombardia - potrebbe venire dalla Regione, dalla quale sono giunte assicurazioni sulla presenza di Mantovani nella Commissione Sanità e Assistenza, per illustrare i risultati di tre anni di sperimentazione del Progetto DAMA.

Un esempio, quindi, da seguire, ben al di là della provincia di Brescia, per migliorare la stessa situazione dei pazienti neuromuscolari, che spesso trovano medici molto impreparati sulle loro patologie.