di Barbara Pianca
Trema la neonata Legge 40 sulla Procreazione Medicalmente Assistita, di fronte al referendum promosso dall'Associazione Luca Coscioni e appoggiato dalla UILDM con una mozione
Festa per l'Associazione Luca Coscioni e per i Radicali che hanno promosso e difeso la raccolta di firme per un referendum abrogativo della Legge 40 sulla Procreazione Medicalmente Assistita. Le firme di 1.090.000 italiani (ne bastavano 500.000) costituiscono un importante risultato.
Con loro festeggiano il Premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini, l'astrologa Margherita Hack, lo scrittore Umberto Eco e l'ex ministro della Sanità Umberto Veronesi. Ed è festa anche in casa della UILDM, visto che durante l'Assemblea Nazionale dell'Associazione, nel maggio scorso, era stata votata una mozione di appoggio al referendum, perché la Legge 40 «è stata ritenuta in contrasto con gli scopi statutari dell'Associazione, da sempre impegnata nella promozione della ricerca scientifica». Festa infine anche da parte di quei partiti (DS, SDI, laici del Polo e della Margherita, Verdi, PdCi, Rifondazione Comunista) che all'ultimo istante hanno appoggiato l'azione di Coscioni e dei Radicali, proponendo quattro referendum parzialmente abrogativi, passati anch'essi con più di 700.000 firme ciascuno.
Saranno ora la Corte di Cassazione e quella Costituzionale a pronunciarsi sull'ammissibilità e la legittimità dei quesiti referendari.
Un paio di mesi fa la discussione era stata alimentata da alcuni fatti di cronaca, a partire dall'accidentale scambio di provette tra due coppie sterili - al Policlinico di Modena - per cui la coppia nera si era trovata in culla figli bianchi e viceversa.
Poco dopo, la storia di un bimbo affetto da talassemia che il Policlinico di Pavia guariva grazie a un trapianto di cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale dei due fratelli, nati in Turchia dopo una selezione genetica su dodici embrioni. Il ministro della Sanità Sirchia si compiaceva per la buona riuscita dell'intervento di Pavia, tacendo però la derivazione delle cellule staminali da bambini nati successivamente ad analisi preimpianto e selezione embrionale vietate in Italia.
Una polemica, quest'ultima, rimpolpata dalla recente apertura alla fecondazione in vitro con diagnosi preimpianto, da parte delle cliniche di San Marino, Stato indipendente nel cuore dell'Italia. Nella lista d'attesa, già lunghissima, molte le coppie italiane portatrici di malattie genetiche.
Di fronte a tanto scompiglio, il Governo cambia rotta, recepisce lo scontento popolare e propone di evitare il referendum grazie a un intervento parlamentare di modifica della legge in atto. I senatori Tomassini e Bianconi di Forza Italia presentano un testo in tal senso, ma esplodono le critiche di chi giudica questa una mossa volta ad annullare il referendum, cambiando la norma in minima parte e non sui punti nodali. Lo difendono invece il ministro per le Pari Opportunità Prestigiacomo e il sottosegretario agli Esteri Boniver.
Dal canto suo, Romano Prodi prende le distanze dal referendum e fa sapere che l'intervento parlamentare gli sembra auspicabile. Sirchia invece non è d'accordo nemmeno con la modifica parlamentare e dichiara che «non è utile cambiare una legge prima di averla provata».
Per approfondire: Dossier La procreazione che fa discutere, in DM 151 e Libertà di ricerca senza prevaricare, in DM 152.