Ho 28 anni e l'estate scorsa ero riuscita a mettere da parte dei soldi per un viaggio a Sousse, in Tunisia, con il mio compagno e una coppia di amici, tramite un pacchetto organizzato da Alpitour presso un'agenzia di Spinea. Ho naturalmente specificato che necessitavo di una struttura accessibile, dal momento che uso le stampelle e, per gli spostamenti più consistenti, la carrozzina. Rassicurata dall'agenzia sulla piena accessibilità dell'albergo e della spiaggia, sono partita felice, per questo primo viaggio della mia vita.
Subito, in albergo, mi sono trovata davanti un gradino di venti centimetri e una rampa ripidissima. La camera era al secondo piano, per arrivare nel bar della hall c'erano tre gradini e per recarsi al ristorante una rampa (non a norma) che mi impediva l'accesso se non accompagnata. Stesso problema per la piscina. E la spiaggia? Due rampe di scale all'accesso interno, una lunga strada dissestata e in discesa a quello esterno. Per non parlare del parcheggio, in cui dovevo districarmi tra le macchine, con un'ulteriore strada malandata che collegava alla spiaggia e un viale centrale dove le auto passavano veloci senza nemmeno fermarsi.
Il nostro ombrellone sembrava un miraggio: il mio compagno, infatti, doveva prendermi in spalla per 150 metri sotto un sole cocente e sulla sabbia caldissima, mentre i nostri amici ci portavano la sedia, le borse e i viveri. L'abbiamo fatto due volte, ma non era giusto. E così, nonostante la prenotazione per quindici giorni (a 2.500 euro), dopo otto giorni ho chiesto di tornare a casa.
Quella settimana è stata un vero "inferno", pensando anche alla dissenteria e alle "corse" in camera, rischiando di rimanere bloccati in ascensore (succedeva spesso!). E quello, per noi, era il nostro viaggio, tanto atteso, sul quale avevamo investito molto, sia a livello economico che sopratutto emotivo. E' terribile sentirsi così poco considerata come persona, oltre alla frustrazione nel non poter essere autonoma, cosa a cui sono abituata.
Ora sto denunciando l'accaduto a numerosi organi di informazione, mentre Alpitour, oltre ad offrirmi il rimborso del viaggio, mi ha proposto un buono di 400 euro, da spendere naturalmente sempre con loro: il danno e le beffe... Naturalmente questo non mi soddisfa e sto facendo i miei passi per chiedere anche il risarcimento dei danni morali.
Erika Monti
Marghera (Venezia)