DM 154 - APRILE 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

S come Siraghi e Santolamazza

a cura di Stefano Andreoli

 

C'è sempre la scuola nel titolo dei film di cui parliamo questa volta all'interno del nostro "bestiario". Le opere di Neri Parenti e Carlo Verdone sono però molto diverse: le accomuna solo la falsa disabilità

"Chi la fa l'aspetti": potremmo intitolare il "bestiario" di questo numero, perché i due personaggi di cui parleremo, tratti da due (anzi tre) diversi film, amano gabbare i loro sodali spacciandosi per finti disabili, rimanendone però a loro volta gabbati.

I film sono Scuola di ladri (1986), Scuola di ladri 2 (1987) - entrambi di Neri Parenti - e Compagni di scuola (1988) di Carlo Verdone. Due "scuole" registiche, quella di Verdone e quella di Parenti, che a parte la parola del titolo, hanno ben poco in comune. Entrambi si possono definire "figli" della commedia all'italiana, con la differenza che mentre Verdone, pur con risultati alterni, continua, rinnovandola, l'esperienza dei "padri", Parenti ne simboleggia lo svuotamento di idee e di linguaggio, l'adattamento alla comicità da varietà Mediaset.

Cominciamo dunque da lui e dal suo "dittico" per poi risalire la china.

Riso decotto

Squattrinati e imbranati, Amalio (Lino Banfi), Dalmazio (Paolo Villaggio) ed Egisto (Massimo Boldi) vengono convocati dallo zio Aliprando Siraghi (Enrico Maria Salerno), professionista del crimine in pensione. L'astuto ladro fa credere ai nipoti di essere diventato paralitico e di aver bisogno del loro aiuto per mettere a segno alcuni furti, con la promessa di lauti guadagni.

Dopo un periodo di addestramento, i tre imparano bene il mestiere, portando nelle casse dello zio un sacco di soldi. Alla fine zio Siraghi si fa beffe di loro, scappando in yacht con tutto il bottino, con la ragazza di Egisto e... con le proprie gambe.

Rimasti nuovamente squattrinati, in Scuola di ladri 2, Egisto e Dalmazio (al posto di Amalio c'è la figlia Susanna, interpretata da Florence Guerin) finiscono per rivolgersi nuovamente allo zio. Aliprando, fingendosi cieco e benevolo nei loro confronti, li aiuta a realizzare prima un colpo su un treno, poi una megarapina di gioielli su una nave da crociera. Susanna però si appropria dei gioielli e scappa con lo zio che non è affatto cieco. Ma Egisto e Dalmazio con uno stratagemma riescono a sottrarre alla coppia ignara la refurtiva faticosamente conquistata.

Ispirati da Fritz Lang?

Zio Siraghi in versione paraplegico ricorda il personaggio di un film muto di Fritz Lang, Inafferrabile (1926): feuilleton di spionaggio, in cui Aghi è un genio del male, che si finge paralitico, a capo di una banda che verrà sgominata. Nel finale in un circo, braccato dalla polizia, rivela il suo ultimo travestimento da clown prima di spararsi un colpo in testa.

Non sapremo mai se Castellano e Pipolo, sceneggiatori delle Scuole di ladri, si siano ispirati all'epigono tedesco: di sicuro però, come Aghi, c'è da spararsi a sentire battute come quella che vi riportiamo, tratta dal primo dei due film.

Esterno giorno, colazione di lavoro nel giardino della villa dello zio. Aliprando coglie l'occasione per omaggiare la ragazza di Egisto con un collier d'oro e notato il disappunto del nipote, gli domanda in tono mellifluo: «Non sarai mica geloso di un paralitico?». Egisto, con espressione facciale palesemente corrucciata (ammesso che a Boldi si possano attribuire capacità mimico-facciali), gli risponde diffidente: «E se succede un miracolo?».

Gag come questa fanno senz'altro rimpiangere Alvaro Vitali che spegne una candela con gli effluvi anali: almeno nei vari film di Pierino la scoreggia è la misura della comicità e non si tenta come fanno gli autori di Scuola di ladri di profumarla con il deodorante reclamizzato nei "consigli per gli acquisti".

Riso in agrodolce

Cambiamo aria e passiamo a Verdone. Compagni di scuola è una delle tre commedie da lui dirette e interpretate in cui sono rappresentati personaggi disabili; le altre due sono Perdiamoci di vista! (1994), con Asia Argento nella parte di Arianna (che durante una trasmissione televisiva stronca la carriera al cinico conduttore Fucsas) e Gallo cedrone (1998) in cui il pataccaro Armando Feroci ha una breve avventura con la cognata non vedente Martina (Regina Orioli). Due ritratti femminili ben disegnati, dei quali riparleremo in questa rubrica.

Contrariamente a loro, che con l'handicap convivono, il presidente di Corte d'Appello Lino Santolamazza (Alessandro Benvenuti) e il ginecologo Armando Lepore (Maurizio Ferrini), con l'handicap ci scherzano. Durante la rimpatriata degli ex compagni di liceo, organizzata da Federica (Nancy Brilli) nella villa del marito, Lepore irrompe scioccando tutti i presenti: Santolamazza è rimasto gravemente paralizzato in seguito ad un tragico incidente in cui sono morte moglie, figlie e cane. Quando gli ex compagni escono in giardino, trovano nell'auto di Lepore, che gli fa da accompagnatore, un uomo distrutto dal dolore e bisognoso di assistenza continua.

«Che se porta uno così ad una festa?», è il commento immediato di Finocchiaro (Angelo Bernabucci), il burino arricchito. «Si porta in rianimazione», gli fa eco Ciardulli (Christian De Sica), cantante fallito pieno di velleità e di cambiali in scadenza.

Da questo momento la coppia Santolamazza-Lepore dà vita ad una serie di situazioni che mettono a dura prova la pazienza dei presenti e specialmente della loro vittima preferita, Jolanda Scarpellini (Isa Gallinelli), la bruttina e sfigata del gruppo. Lepore la chiama durante il buffet, spiegandogli nei dettagli come imboccare l'amico, che alla prima forchettata sputa il riso addosso alla malcapitata, ovviamente costretta a non arrabbiarsi. Oppure al momento del ballo, quando Lepore le affida la carrozzina: «Lo fai ballare su e giù, come una lucidatrice», con Jolanda trafelata per la fatica di spostare a ritmo un'ottantina di chili.

Corale e ben recitato

Altra vittima predestinata è Piero Ruffolo, er patata (Carlo Verdone), altro sfigato nevrotico, frustrato dalla disastrosa vita professionale e familiare: Santolamazza quando lo vede si mette a piangere, sbavandogli litri di saliva sulla mano («...m'ha lasciato una striscia de lumaca, 'a resina m'ha attaccato...», dirà lavandosela er patata).

La messinscena doveva concludersi con un coup de théâtre: Santolamazza in mezzo al salone, alzandosi dalla carrozzina e cominciando a camminare, avrebbe urlato al miracolo, scioccando per la seconda volta gli ex compagni. Lo scherzo però non ha un lieto fine. Ciardulli, accortosi casualmente della finzione, senza farsi vedere lega la carrozzina ad un furgone in partenza dal giardino della villa, che la trascina per alcuni metri. Santolamazza, sbalzato violentemente sul cemento, si frattura una gamba, con l'amico Lepore costretto veramente a fargli da accompagnatore, questa volta, però, in ospedale.

L'episodio del finto disabile rimane una delle parti più divertenti del film, grazie anche all'interpretazione di Benvenuti che sa essere comico senza scadere nella caricatura.

Ottavo titolo di Verdone, con più di un debito nei confronti del Grande freddo (1983) di Lawrence Kasdan, Compagni di scuola è un film corale e ben recitato, in cui quasi tutti gli attori sono allo stesso tempo caratteristi e protagonisti (da citare anche Athina Cenci, Natasha Hovey, Massimo Ghini ed Eleonora Giorgi).

Temi già sfruttati, quali il bilancio generazionale di un gruppo di quarantenni, la festa come fuga dalla vita ecc., vengono rivisitati senza che la vena nostalgica del "come eravamo" abbia il sopravvento sull'ironia - bonaria ma nemmeno autoassolutoria - del "come ci siamo ridotti".