a cura di Stefano Borgato
Le immagini ad effetto della stampa rischiano a volte di confondere le idee ai lettori. È sempre necessario, quindi, interpellare direttamente i promotori delle ricerche, come nel caso del cerotto genetico
Gli organi di informazione, nell'occuparsi di distrofie muscolari, usano a volte titoli ad effetto allo scopo soprattutto di "catturare" l'attenzione del lettore, rischiando però di confonderne le idee. Un esempio recente è quello del cerotto genetico contro la distrofia muscolare, «che ripara la proteina colpita dal male», come si è potuto leggere nel novembre del 2004.
Fatti i doverosi complimenti all'immagine davvero efficace del "cerotto riparatore", abbiamo però voluto saperne di più su questa scoperta proveniente dall'Australian Neuromuscular Research Institute di Perth, ad opera del gruppo di lavoro diretto da Byron Kakulas. A rispondere alle nostre domande è stato Steve Wilton, uno dei collaboratori di Kakulas.
Professor Wilton, in che cosa consiste la scoperta del "cerotto genetico" al quale tanto spazio hanno dato gli organi di informazione europei?
Il nostro lavoro nasce e si sviluppa dall'Exon Skipping, potenziale terapia genica correttiva per la distrofia di Duchenne, che molti altri laboratori in Europa e nel resto del mondo stanno studiando da tempo.
Com'è noto, un gene consiste di esoni - che codificano una proteina - e di introni, che non codificano sequenze proteiche. Quando un gene viene espresso, l'RNA-messaggero (m-RNA) trascrive sia gli uni che gli altri, ma le regioni introniche vengono in seguito rimosse, tramite il meccanismo dello splicing, in modo che le proteine che partecipano al processo di codificazione degli esoni si uniscano in un m-RNA maturo. In molti casi di distrofia di Duchenne, una parte del gene è mancante e quindi, quando gli esoni vanno ad unirsi, il messaggio proteico risulta alterato.
In altri casi ancora, invece, potrebbe esserci un segnale di "interruzione" anche precedente che fa fermare in quel punto esatto il meccanismo di trasformazione delle proteine.
Un approccio che muove dall'Exon Skipping si basa sull'ottenere di più dalla riproduzione che anticipa l'm-RNA al momento o parallelamente alla mutazione della Duchenne, in modo da poter creare una proteina più corta, ma si spera ancora funzionante.
In altre parole, come funziona questo meccanismo?
Si immagini una trave utilizzata per la costruzione di edifici, con punti di unione ad entrambe le estremità. La trave dà forza e stabilità una volta che entrambe le estremità siano state fissate con dei bulloni nei punti corretti. Nel caso della Duchenne, le istruzioni per creare la "trave" sono state alterate ed è come se venisse fissata una sola estremità. Se noi però potessimo indirizzare di nuovo, diversamente, il processo di lavorazione/formazione del pre-mRNA con una sorta di "cerotto genetico" appunto, allora dovrebbe essere possibile creare una trave più corta, che potrebbe non essere valida quanto una normale, ma per lo meno avrebbe entrambe le estremità fissate solidamente all'edificio, in modo da creare comunque un certo supporto.
Noi sappiamo che nel caso della Duchenne la mutazione è tale per cui la proteina (ovvero la trave!) ha solo un'estremità funzionale e di conseguenza non può agire correttamente. Nella distrofia di Becker, forma più lieve, le mutazioni del gene della distrofina sono tali per cui viene generata una proteina più corta in cui però entrambe le estremità sono presenti.
In sostanza, l'approccio dell'Exon Skipping prevede un tentativo di intervento sulla gravità della Duchenne, in modo che il paziente sviluppi "solo" i sintomi di una Becker e il più leggeri possibili.
Qual è l'attuale applicabilità clinica delle vostre ricerche?
Studi tossicologici e di sicurezza sono già programmati entro la fine del 2005. Esiste per altro un consorzio internazionale composto da gruppi inglesi, olandesi e australiani, tutti al lavoro per cercare di avviare queste sperimentazioni il più presto possibile. Estrema è l'attenzione per gli eventuali effetti negativi sui pazienti ed è questa la ragione per cui i prossimi passi saranno lenti, in modo talora frustrante. Infatti, pur essendo molto fiduciosi, non siamo purtroppo ancora sicuri dei possibili effetti collaterali: di qui il doveroso atteggiamento di cautela e di prudenza.