Crizia Narduzzo intervista Salvatore Soresi*
Si diffonde l'insegnamento della psicologia della disabilità negli atenei del nostro Paese. Ne parliamo con Salvatore Soresi, dell'Università di Padova, uno dei "pionieri" del settore
Professor Soresi, è stato lei il primo ad introdurre in Italia l'insegnamento di Psicologia della disabilità e della riabilitazione?
Circa dieci anni fa ho tenuto io il primo corso opzionale dell'Università di Padova su questa materia, che è stata contemporaneamente inserita nei corsi di laurea in tutta Italia. Successivamente sono stati introdotti gli insegnamenti fondamentali di psicologia delle disabilità, delle disabilità intellettive, dell'integrazione scolastica e due insegnamenti sulla valutazione delle disabilità, per chi sceglie l'indirizzo di "psicologia dello sviluppo e dell'educazione". Quest'anno, inoltre, è stata attivata a Padova una laurea specialistica in "psicologia delle disabilità", dove vengono approfonditi i temi della valutazione e del trattamento delle disabilità.
Perché un insegnamento come questo nel percorso formativo di uno psicologo?
Si è ritenuto paradossale che uno psicologo inserito nel mondo del lavoro, pur non avendo una formazione specifica, si trovasse ad agire con genitori e altri familiari di persone disabili, ad occuparsi di integrazione scolastica, di inserimento nel mondo del lavoro. Si è capito che per affrontare tutto ciò erano necessarie sia competenze specifiche sia adeguate abilità professionali.
Come si cerca di sviluppare nello studente queste abilità?
Affinché i professionisti che hanno un titolo specifico in materia di disabilità, oltre ad essere competenti, diventino anche agenti di cambiamento nei confronti delle sacche di resistenza che ancora esistono, forniamo innanzitutto gli strumenti specifici per una valutazione attenta del livello di disabilità (al variare delle difficoltà dovranno variare infatti i programmi di riabilitazione e di integrazione) che la letteratura generica sulla diagnosi raramente propone.
Proponiamo poi programmi di riabilitazione finalizzati al ridimensionamento delle difficoltà, per la riabilitazione linguistica e motoria, che puntano all'incremento dell'autonomia.
Approfondiamo infine i temi dell'integrazione e del coinvolgimento, che vanno programmati, monitorati, stimolati.
Il corso prevede sia un'attività di tirocinio da svolgere presso le diverse agenzie che sono convenzionate con l'università, sia una parte didattica che alterna lezioni teoriche ad esercitazioni di gruppo.
Quanti corsi di psicologia della disabilità sono attivi in Italia?
In ogni ateneo, nelle facoltà di scienze della formazione o di psicologia, sono presenti almeno tre o quattro insegnamenti che ruotano attorno al mondo della disabilità e questo sia nelle facoltà di scienze della formazione che in quelle di psicologia, dal momento che il mondo della disabilità richiede professionalità eterogenee, attente sia a valutazioni di tipo sanitario (stima della capacità invalidante delle menomazioni) che psicologico, sia di tipo formativo che educativo, per migliorare la qualità della vita delle persone disabili.
I corsi delle diverse università si sviluppano su binari paralleli o alcuni di essi seguono percorsi particolari?
Ogni corso risente degli interessi di ricerca del docente che lo tiene. Su molti punti però si registra un accordo a livello nazionale. Prima di tutto il riferimento ai documenti internazionali, in merito alla valutazione e alla classificazione delle disabilità, e il ritenere superiore il modello dell'integrazione rispetto a quello dell'istituzionalizzazione.
È inoltre condivisa l'opinione che tutte le pratiche abilitative e riabilitative debbano perseguire l'obiettivo dell'incremento della qualità della vita. Una riabilitazione fine a se stessa non è più considerata sufficiente, soprattutto quando richiede investimenti e costi anche psicologici onerosi da sostenere.
Qual è la situazione all'estero?
Mentre un tempo la distanza che esisteva a livello di ricerca tra Italia e Paesi nordamericani e nordeuropei era molto consistente, di recente essa si è notevolmente ridimensionata, talora addirittura con un'inversione di rotta. Infatti, in alcuni Paesi la distanza che si registra tra la letteratura scientifica e le applicazioni è superiore a quella che c'è da noi. Oggi possiamo affermare che gli studi e i dibattiti che si sono registrati in Italia a proposito delle necessità delle persone con disabilità incominciano ad influenzare anche la qualità dell'organizzazione delle nostre pratiche riabilitative.
Non va dimenticato poi che il nostro Paese continua ad essere uno dei pochi in cui viene affermato il principio dell'integrazione globale e totale, senza alcun distinguo in relazione alla tipologia e alla gravità delle disabilità.
Quanti studenti frequentano questi corsi?
Avevamo posto un numero programmato di 250 unità all'anno per la laurea triennale e di altrettanti per la laurea specialistica e tutti quei 250 posti sono stati occupati nell'anno 2004-2005. Per quanto riguarda gli insegnamenti opzionali, gli studenti si aggirano sulle 200 unità.
Quali sbocchi professionali avranno?
Afferiranno soprattutto ai servizi che si preoccupano di dare supporti alle persone disabili, presso le ASL, i centri e le cooperative che si occupano di abilitazione e riabilitazione, i centri socio-educativi, tutti àmbiti, cioè, che richiedono con frequenza la presenza di uno psicologo con una formazione specifica alle spalle.
Ci sono studenti con disabilità che frequentano i corsi?
Posso dire che oggi, tra i 400 disabili iscritti all'Università di Padova, ve ne sono circa 40 che frequentano la Facoltà di Psicologia.
*Docente di Psicologia della disabilità e della riabilitazione all'Università di Padova, presso la quale è in via di approvazione anche una Carta dei Servizi del Diritto allo Studio - Settore Disabilità.