DM 154 - APRILE 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Dentro al servizio civile

a cura di Crizia Narduzzo

 

Il 15 dicembre 2004 ha coinciso con il trentaduesimo e ultimo "anniversario" dell'obiezione di coscienza: il momento è opportuno, quindi, per esaminare la situazione del servizio civile volontario all'interno della UILDM

 

Dopo l'accreditamento della UILDM come "Ente di Prima Classe", di cui abbiamo parlato in DM 152 (www.uildm.org/dm/152/societa/40scv.html), le attività dell'Associazione, in ambito di servizio civile volontario, sono riprese alacremente, sia a livello nazionale che presso le singole Sezioni.

Ed è all'interno di un più ampio piano formativo della figura dell'Operatore Locale di Progetto (OLP), che la UILDM Nazionale ha organizzato a Verona, nell'agosto del 2004, un corso su questo tema, rivolto alle varie Sezioni. Come hanno vissuto questa esperienza alcuni dei partecipanti?

Condividere le difficoltà

«L'incontro di Verona - racconta Diana Lessi, assistente sociale della UILDM di Venezia - è stato un momento fortemente richiesto, per aspetti relativi alla progettazione, alla gestione e al coordinamento con la Direzione Nazionale di tutte le attività legate al Servizio Civile. Molte aspettative sono state soddisfatte e in particolare è stata importante l'opportunità di confrontarci con altre realtà, condividendo i nuovi presupposti di coordinamento propri del servizio volontario, così diversi da quelli dell'obiezione di coscienza».

«Infatti - aggiunge Luigi Zironi da Bologna - nonostante una partecipazione non massiccia, imputabile al decentramento della sede rispetto a coloro che si trovano al Sud e nelle isole, il corso ha offerto momenti costruttivi, soprattutto in merito agli aggiornamenti normativi e pratici. Ci siamo resi conto di come il servizio volontario sia totalmente diverso dall'obiezione, in quanto ora siamo di fronte a persone che devono essere inserite in progetti accattivanti, che offrano loro opportunità diverse».

Una sorta di sollievo nella condivisione di queste difficoltà lo ha trovato anche Raffaele Marmiroli, della UILDM modenese, che dall'incontro di Verona si aspettava di ottenere principalmente chiarimenti pratici: «La nostra Sezione si è presentata con un grave disagio dovuto all'incapacità di ottenere volontari e soprattutto di presentare autonomamente dei progetti. Tutto ciò ha trasformato la giornata in un momento di bisogno, complessivamente soddisfatto».

Soddisfazione e punti critici

Tutti i partecipanti interpellati hanno espresso una valutazione positiva soprattutto rispetto ai lavori di gruppo, anche se unanime è stata la sensazione che vi sia stata una certa dispersione di energie, nei tempi e nei modi in cui alcune attività sono state gestite.

In questo senso l'analisi di Marmiroli copre vari aspetti: «Il gruppo è stato sapientemente traghettato dagli organizzatori verso una parte formativa dedicata alla definizione di un progetto. Anche l'apparato teorico, per sua natura di non facile comprensione, è stato illustrato chiaramente. Unica pecca, la mancata presenza dei formatori nell'impostazione del lavoro dei vari gruppi, che ha portato ad investire tempo prezioso in direzioni errate. E in ogni caso il materiale e le nozioni apprese hanno permesso alla nostra Sezione di correggere e di approntare con successo il progetto per il bando del 2005. Inoltre, la capacità progettuale acquisita ha avuto rilevanti ricadute anche sulla gestione dei percorsi formativi di Sezione».

Anche Paola Riccio, arrivata a Verona da Caserta, si attendeva di ricevere aggiornamenti sul servizio civile, apprendendone «opportunità, progressi, limiti e vincoli. Un'occasione importante anche per verificare la coesione dei gruppi, il livello qualitativo del lavoro svolto, confrontando le varie esperienze». In sede di bilancio, però, Paola ha espresso una perplessità relativa ai costi di questi incontri formativi. «Infatti, se da un lato li riteniamo indispensabili, ci sembra estremamente gravoso, in termini di tempo e di risorse, delegare questa attività di aggiornamento alla struttura centrale».

Un aspetto particolare che per Diana Lessi avrebbe meritato maggiore attenzione riguarda la progettazione e la formazione dei volontari e dei soggetti coinvolti nella gestione dei progetti, «in particolare rispetto agli aspetti economici e all'entità dell'impegno richiesto alle Sezioni per la gestione dei volontari e per tutte le attività correlate, utile a noi per maturare consapevolezza e competenza per una programmazione coerente delle nostre azioni».

Differenze tra Nord e Sud

Una differenza piuttosto netta - emersa anche in fase di discussione - è quella evidenziata da Zironi, tra la realtà del servizio civile al Nord e quella presente al Sud del nostro Paese. Infatti, ha segnalato, «al Nord la richiesta di diventare volontari è minore, principalmente a causa di un inferiore tasso di disoccupazione e i giovani devono letteralmente essere "catturati" da progetti complessi e accattivanti. Al Sud, invece, per il motivo opposto, la richiesta è talmente alta che i giovani devono addirittura essere selezionati, essendo sufficiente come incentivo quello dello stipendio. Una difformità sostanziale che potrebbe portare ad un divario qualitativo delle proposte. Essa, però, può essere riequilibrata dal fatto che tutti i progetti vengono valutati a livello nazionale affinché rispondano a determinati requisiti e solo quelli veramente meritevoli ricevono i fondi necessari a procedere».

Alcuni interrogativi

Si può dire quindi che l'apprezzamento dei partecipanti per l'organizzazione del corso sia stato generale, come anche l'auspicio che simili momenti di aggiornamento diventino regolari, per permettere agli Operatori Locali di Progetto di affrontare in modo competente ed efficace le nuove tematiche.

Corale inoltre il ringraziamento di tutti ai formatori, sia per l'impegno che per la disponibilità, oltre che per il sostegno morale e pratico forniti successivamente, in fase di approntamento dei progetti, e nel rispondere alle mille domande su questa complessa materia.

Ci piace però chiudere con gli interrogativi di Paola Riccio, che lasciano il campo aperto ad un'eventuale discussione. «Basteranno le motivazioni individuali e i poco più di 400 euro mensili a fare avvicinare i giovani al servizio civile per garantirne efficacia e continuità? Non stiamo forse correndo il rischio che vi si avvicinino solo giovani donne e meridionali "reietti"? Siamo proprio sicuri che la breve durata del servizio offra garanzie di serio impegno, di aiuto vero ai disabili che contano sulla nostra operatività per vedere alleviate le sofferenze quotidiane?».