DM 155 LUGLIO 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

B come Bertone Guglielmo

a cura di Stefano Andreoli

 

È a questo personaggio noto anche come il "dentone", interpretato nel 1963 da Alberto Sordi, che dedichiamo questa volta il nostro "bestiario". Un contributo originale alla "galleria dei mostri" di cui ci siamo già occupati, parlando dei film di Dino Risi e Marco Ferreri

 

Dopo I mostri con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi e La donna scimmia (Tognazzi in coppia con Annie Girardot), negli stessi anni anche Alberto Sordi aggiunge un proprio contributo alla "galleria di mostri" dei film di Dino Risi e Marco Ferreri, dei quali abbiamo parlato su queste colonne (I mostri di Risi, in DM 148, www.uildm.org/dm/148/rubriche/79risi.htm e Il disincanto di Marco Ferreri, in DM 138).

Ci riferiamo a Guglielmo il dentone, episodio girato nel 1963 da Luigi Filippo D'Amico e inserito nel film I complessi.

Nato quasi per scherzo

Si tratta di un episodio nato quasi per scherzo: si racconta infatti che Sordi, una mattina, si sia presentato a casa di Rodolfo Sonego (lo sceneggiatore con cui l'attore aveva stabilito un vero e proprio sodalizio artistico destinato a durare per l'intera carriera), portando con sé una dentiera monumentale. «Raccontiamo la storia di uno che vuole andare in TV nonostante questi denti?», si chiesero i due e Sonego buttò giù la sceneggiatura in poche mattine, da solo, perché, spiegherà, «se certe cose si scrivono in due si finisce per guardarsi in faccia e pensare di essere pazzi!».

Guglielmo Bertone, unico candidato non raccomandato al concorso indetto dalla RAI per aspiranti lettori di telegiornale, non ha parenti eccellenti, non proviene da una famiglia altolocata, né ha aderenze nella società che conta. È insomma un perfetto outsider che però da subito rivela caratteristiche da cavallo di razza, essendo in possesso di un'eccezionale preparazione culturale in ogni campo. Conosce addirittura otto lingue, la sua dizione è spedita e senza sbavature, il carattere deciso e ambizioso. Monstrum di bravura, dunque, da tutti però considerato mostruoso, a causa dell'abnorme dentatura che gli deturpa il viso.

Quando arriva suo il turno (ovviamente è l'ultimo) per la prova video di dizione, il presidente della commissione (Nanni Loy, nei panni di se stesso), fa spegnere i monitor, tenendo acceso solo l'audio: «Così non ci facciamo influenzare». Già dopo pochi minuti la commissione rimane sbalordita a sentir la voce, la dizione e la pronuncia del candidato, ma dopo aver fatto accendere i monitor, Nanni Loy sbotta: «Uno così non si doveva nemmeno ammettere!».

Al termine della prova, padre Baldini (Romolo Valli), anch'egli tra gli esaminatori, s'incarica di parlare a Bertone, offrendogli persino un posto di lettore alla Radio Vaticana pur di farlo desistere dal continuare il concorso.

Ma benedetto figliolo...

Irresistibile è il dialogo tra Valli e Sordi. «Caro figliolo», esordisce il sacerdote, «bisogna convincersi che i nostri difetti e le nostre qualità sono un dono di Dio... dobbiamo accettare con umiltà i nostri difetti». «Oh certo, ecco vede padre, io ho un difetto, un difetto fisico, intendo dire», risponde Bertone, "ecco vede, qui di profilo... il naso mi scende: ma chi non ha un difetto fisico, scusi?». «Io infatti del naso non mi ero proprio accorto!», replica spazientito padre Baldini, che per un momento si era illuso che Bertone avesse "compreso".

Alla fine, dopo aver provato con l'arma della perdizione («Benedetto figliolo, non pensi che queste antenne della TV, questo veicolo di orgoglio, di volontà di potenza, ti abbiano fatto perdere un po' la testa?» e Bertone: «Le antenne della TV? No padre, io non penso alla TV come un punto d'arrivo, ma come a un trampolino di lancio per arrivare a Hollywood...»), anche padre Baldini getta la spugna.

Vani si riveleranno tutti i trabocchetti che la commissione metterà in atto nel tentativo di estrometterlo dalle prove successive: ormai Bertone ha cominciato la scalata, niente e nessuno potrà fermarlo e ovviamente egli diventerà in breve tempo il presentatore del telegiornale sulla rete nazionale.

Gli idealisti e gli arrivisti di Sordi

Guglielmo Bertone rappresenta un'originale mescolanza di personaggi sordiani. Schematizzando all'ingrosso potremmo distinguerli in due categorie: gli idealisti e gli arrivisti.

Limitandoci ai film di quel periodo, alla prima appartengono figure come Silvio Magnozzi (il giornalista di sinistra che per tener fede ai propri ideali va incontro a processi, frustrazioni e crisi familiari, in Una vita difficile di Dino Risi), Antonio Mombelli (il maestro elementare che per compiacere la moglie - che non lo ama - si licenzia per impiantare la "fabbrichetta" di scarpe che vedrà fallire con il proprio matrimonio, nel Maestro di Vigevano di Elio Petri) o il vicecommissario Lombardozzi (che dopo aver fatto luce su un delitto che ha coinvolto un importante uomo politico, è costretto a ritrattare e vede compromessa la propria carriera, nel Commissario di Luigi Comencini).

Tra gli arrivisti potremmo invece annoverare il protagonista del Marito di Nanni Loy e Gianni Puccini, del Vedovo di Dino Risi, del Boom di Vittorio De Sica. Tre imprenditori, tipici figli del boom economico, che si illudono, ostentando doti personali e qualità della vita ben al di sopra delle proprie (scarse) capacità, di riuscire ad ottenere la promozione sociale tra la borghesia che conta e dalla quale vengono naturalmente ricacciati.

Entrambi - gli idealisti e gli arrivisti - sono alla fin fine degli sconfitti, soverchiati dal peso politico ed economico di quella classe sociale con la quale hanno creduto di giocare ad armi pari: sia chi, attraverso la propria rettitudine morale, cerca di denunciarne gli intrighi; sia chi, attraverso l'intrigo di arrangiarsi, tenta di intraprendere la scalata sociale.

Da "mezzibusti" a "bellimbusti"

Bertone rappresenta un'originale sintesi di questi caratteri: è sicuramente un arrivista, ma realizza tutti i suoi obiettivi grazie alle proprie doti, senza tentare facili scorciatoie. Egli è in possesso di un indiscusso rigore morale, che va di pari passo con l'abilità a calcolare ogni mossa, sua e degli "avversari". Non è un cinico senza scrupoli, ma nemmeno uno che insegue una fede ideologica, che non sia quella di credere in se stesso e nelle proprie capacità. Al punto tale da non accorgersi nemmeno del proprio handicap: gli esaminatori vogliono inchiodarlo, "guardando il dito" (anzi la dentatura) e non si accorgono invece di trovarsi di fronte ad uno che, pur essendo ancora "nessuno", è già proiettato a raggiungere la luna.

Un personaggio che ricorda anche il corsaro con una gamba di legno, un uncino alla mano sinistra e un pappagallo sulla spalla della vignetta realizzata da Sergio Staino per DM [si può vedere in www.uildm.org/dossier/vignette/125.htm, N.d.R.], che risponde alla bambina: «Io portatore di handicap? Ma non vedi che è un pappagallo?». E anche un personaggio - quello di Sordi e Sonego - che con straordinaria preveggenza anticipa la "mutazione genetica" che a partire dagli anni Novanta vedrà una schiera di "mezzibusti" diventare "bellimbusti".

Ma tutto questo che c'entra con la disabilità? C'entra, perché la "nuova" televisione fatta da questi Bertone in sedicesimo (avessero avuto almeno la sua preparazione!) è proprio quella che in genere "usa" l'handicap e poi lo getta. O che, come nel caso di Gianfranco Funari, vede elevato al rango di giornalismo (e di quello da "cane sciolto", che subisce l'ostracismo del potere!) la chiacchiera da bar, con un processo inverso a quello compiuto dai vari Alberto Castagna, Michele Cucuzza, Tiberio Timperi, Alda D'Eusanio ecc. che dal telegiornale sono passati allo show.

Anzi, vista la dentatura, c'è da chiedersi davvero se Funari non abbia plagiato Bertone!