DM 155 LUGLIO 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

L'ironia di Uneasy Riders

di Stefano Andreoli

 

Abbiamo incontrato a Milano - in occasione delle XLII Manifestazioni Nazionali UILDM - Jean Pierre Sinapi, il regista francese di Uneasy Riders, uno tra i migliori film degli ultimi anni dedicati al tema della disabilità

 

"René, quarantenne affetto da una grave malattia neuromuscolare, vive in una comunità per disabili e a tutti è noto per i suoi atteggiamenti scontrosi. Maltratta, fino all’umiliazione, Sandrine, l’assistente personale che verrà sostituita dalla giovane Julie. La nuova assistente da un lato non subisce passivamente il carattere del disabile, rispondendogli all’occorrenza “a tono”, dall’altro cerca di capire la ragione del suo disagio, facendosi carico della richiesta di René di pagarsi una prostituta. Superate alcune resistenze, Julie, facendo tutto da sola, ne trova una disponibile (Florele) e con l’aiuto di Sandrine conduce René sulla Nationale 7, dove Florele e le altre prostitute lavorano con i loro camper.
Da quel momento, l’umore dell’uomo muterà sensibilmente non solo nei confronti degli altri ospiti, ma persino verso  l’“odiata” Sandrine, con la quale nascerà una vera e propria relazione. Nel frattempo trapela la notizia delle “uscite” di René e così in comunità gli operatori si vedono costretti a portare anche gli altri maschi in “gita” lungo la Nationale 7. Nel corso di una di queste scampagnate, Rabah - un disabile marocchino di religione islamica che vuole convertirsi al cattolicesimo - decide di scegliere come madrina per il proprio battesimo Florele. Il direttore dell’istituto inizialmente non ne approva la decisione, ma poi, vista la veemente protesta di Rabah e di tutti gli ospiti della comunità - René in testa - sarà costretto ad accettare...".

 

«L'organo sessuale principale è il cervello». È con questo slogan che Jean Pierre Sinapi chiude il dibattito su Nationale 7 - Uneasy Riders, svoltosi a Milano durante le XLII Manifestazioni Nazionali UILDM e nel quale è racchiuso il senso e lo scopo del film francese uscito nel 2001: sovvertire la concezione di chi pensa che ai confini "visibili" tra disabili e "normoabili" (come ad esempio la capacità motoria) si possano meccanicamente sovrapporre anche i confini "invisibili", quali ad esempio quelli legati alla sfera sessuale.

Un pregiudizio in cui è incorso lo stesso Sinapi: «Mia sorella lavora in una casa di cura per disabili e ogni anno viene a Parigi in gita con gli ospiti della comunità. Io faccio loro da guida e siccome l'autobus che li accompagna una volta è passato nella zona dove stazionano i transessuali, ho chiesto a Julie se anche le persone che lei assiste hanno stimoli sessuali, nonostante il loro handicap. Ed è stata quella volta che mia sorella mi ha raccontato la storia del vero René, da cui poi è nata l'idea del film». Che come Sinapi ha sottolineato nel corso del dibattito, non è un film sulla difficoltà di una persona disabile a fare del sesso, ma sulla capacità (abilità, potremmo dire) di affrontare e superare i condizionamenti della mente rispetto al sesso e alla vita affettiva.

Non a caso la vicenda di René viene raccontata in parallelo con quella dello psicologo della comunità. René, dal carattere scontroso e orgoglioso, poco incline ai compromessi, accetta di mettersi in gioco fino in fondo, affrontando ad esempio la paura/il rischio di un "flop" (come gli capiterà la prima volta) o il riso di Sandrine quando nota l'imbarazzo dell'uomo - lo stesso che in altre occasioni con arroganza l'aveva umiliata e offesa - a farsi adagiare nel letto del camper della prostituta.

Lo psicologo invece, dietro un'apparenza di impeccabile professionalità e di bella immagine di sé, nel privato si rivela un vero disastro. A casa di Julie, innamoratasi di lui, non riesce a fare l'amore a causa di un attacco allergico scatenato dai peli del gatto e anche in seguito, nonostante la relazione, vuole che continuino a darsi del lei. Atteggiamenti ridicoli che dimostrano una sostanziale incapacità di relazione con gli altri (compresi gli ospiti della comunità) e con l'altro sesso.

Le psy, bello, in carriera e "valido", è alla fin fine un "impedito", al contrario di René, per il quale l'esperienza del sesso a pagamento costituirà un ponte per giungere alla relazione con Sandrine ("chi disprezza compra!"), anche lei vittima delle proprie delusioni sentimentali.

«Quando ho proiettato il film nella comunità in cui lavora mia sorella, uno degli spettatori più divertiti era proprio lo psicologo»: un personaggio, questo, nato da un'esperienza personale dello stesso regista che ha rivelato: «La mia ex moglie era una grande intellettuale e nel periodo in cui sono stato con lei mi ha fatto conoscere molti psicanalisti, grandi cervelli ma con scarso senso pratico e umano».

Insomma, un film ben scritto e ottimamente interpretato (Olivier Gourmet, Nadia Kaci, Lionel Abelanski, Chantal Neuwirth, Julien Boisselier, Nadine Marcovici, Said Taghmaoui), in cui l'utilizzo di telecamere digitali (che consentono movimenti fluidi, veloci e di avvicinarsi all'attore ad un palmo di mano) si è rivelato decisamente funzionale al contenuto: «La sceneggiatura è stata scritta per effettuare le riprese negli autentici ambienti di una casa di cura per disabili che conosco bene. La telecamera digitale leggera è lo strumento ideale. Non avrei mai potuto immaginare una tradizionale équipe di tecnici che occupa una casa di cura con tutte le sue attrezzature; basta un cavo elettrico per mettere in pericolo una persona in sedia a rotelle. Inoltre, gli ospiti della casa di cura hanno partecipato attivamente al film e tre di loro hanno interpretato dei veri personaggi».

L'impercettibilità della macchina da presa, «paradossalmente non ha influito sulla concentrazione degli attori, al contrario, avendo perso i loro spazi consueti, hanno iniziato a comportarsi senza la loro "rete di sicurezza" e credo che questo abbia contribuito all'autenticità del film».

Con Piovono mucche di Luca Vendruscolo, un altro esempio, quindi, che dimostra - come ha sottolineato l'intervento di Enrico Lombardi a Milano - che il miglior antidoto al pietismo e ai pregiudizi è l'ironia.