DM 155 LUGLIO 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

IL MIO DISTROFICO - Frizzi, lazzi e irriverenze sulla DMP

a cura di Gianni Minasso

 

Recentemente, guarda caso poco prima di un interrogatorio, l'ineffabile Calisto Tanzi ha così risposto a chi gli chiedeva come stava di salute: «Va un po' meglio, siamo in piedi».

Noi distrofici invece restiamo sempre seduti, ma abbiamo una dignità che i lattai fraudolenti neanche si immaginano.
Scrivete a
ilmiodistrofico@uildm.it, resteremo amici.

Cos'hacca è?

1. La prima piscina danese riservata ai nudisti completamente accessibile

2. Il dettaglio di una fotografia realizzata dallo statunitense Spencer Tunick

3. Gli effetti della Finanziaria sulla popolazione italiana

(Soluzione: n. 2)

 

Il galateo dei distrofici


Monsignor Giovanni della Dimora

Sul linguaggio che il disabile deve tenere durante la conversazione: chiarezza, onestà, evitando parole sconce o dal doppio senso

 

Le parole d'un distrofico, nel discorrere, debbono esser chiare, sì che ciascun uditore le possa agevolmente intendere, et oltre a ciò belle in quanto al suono et in quanto al significato, perciocché se il miopatico avrà da scegliere l'una di queste due dirà «Natiche anchilosate» piuttosto che «Culo a strisce». E, dove la respirazione lo sostenga, dichiarerà «Devo recarmi in bagno con una certa qual urgenza» piuttosto che «Fiondami al cesso che mi scappa da...», perciocché così sarà inteso e non frainteso.

E verso l'uomo sano bisogna che il distrofico si avvezzi ad usare parole gentili e modeste e dolci, sì che abbiano niuno amaro sapore. Et innanzi dirà «Sbagliai io a parlare» piuttosto che «Non capisci una mazza», perciocché queste siffatte parole non hanno alcuna puntura et alcun veleno di doglianza e di villania. Difatti coloro che costumano spesse volte proferir cotali motti, sono reputati disabili aspri e frangibiglie, et è fuggito il loro consorzio così come si fugge chi si ciba d'aglio.

Monsignor Giovanni della Dimora

 

Distrofik contro Ciarla Tano

Un giorno, durante un'elettromiografia, il distrofico Matteo Debolini acquista per caso un superpotere: in futuro gli basterà urlare Ipercipikappemia e per un minuto si trasformerà in Distrofik, un forzuto culturista.


Distrofik!

Sfogliando il giornale locale, Matteo Debolini viene attratto da una pubblicità: «Il Grande Ciarla Tano guarisce tutte le malattie con la sola forza del pensiero. Interpellatelo fiduciosi».

Turbato da questo strano annuncio, Matteo decide di non restare passivo. Chiama la badante e in pochi minuti, dopo aver ascoltato la solita sequela di improperi in peruviano, è pronto per uscire con la carrozzina. Fuori pioviggina, ma lui non desiste: l'antro del signor Ciarla non è poi così distante. Dopo una mezz'ora eccolo di fronte al cancello di una villetta appartata. Suona a fatica l'alto campanello e una squinzia in minigonna rossa gli apre la porta e lo fa accomodare in una sala d'aspetto ingombra di sofferenti d'ogni età.

Matteo aspetta con calma il suo turno e finalmente viene introdotto nel lussuoso studio del "Grande Ciarla" che lo riceve con un largo sorriso. Matteo inizia ad esporgli i numerosi problemi causatigli dalla distrofia muscolare, ma il guaritore lo interrompe: «Non esistono ostacoli per la mia energia mentale. In dieci sedute da 50 euro l'una, vedrà che la sua malattia migliorerà in maniera incredibile!». Quindi il signor Tano chiude gli occhi, si concentra e posiziona le mani sulle coscette smagrite del nostro incredulo eroe. Per un po' non avviene nulla se non che Ciarla incomincia a sudare come un vitello.

Dopo un quarto d'ora di questa inutile pantomima, Matteo decide che ha visto a sufficienza: è ora di rompere gli indugi (e anche qualcos'altro). Di botto chiede al medicastro: «Ma lei che vanta così tante conoscenze in medicina, sa cos'è l'Ipercipikappemia?». «Eh? Cos'ha detto?». «Ipercipikappemia!», urla Matteo e questa volta, senza l'ausilio di fantomatiche energie, sotto gli occhi del santone si materializza un inedito quanto netto miglioramento della miopatia. Il povero Ciarla è investito da un Pendolino in piena regola e non si tratta dell'attrezzuccio per la radiestesia, bensì di un ETR 460 delle Ferrovie dello Stato. Distrofik è in forma più che mai: in un minuto, dopo aver spazzolato per bene il truffatore, passa alla demolizione dello studio. Libri sulla magia, falsi diplomi e altra paccottiglia alternativa vengono polverizzati senza pietà.

Ad un certo punto, allarmata dal baccano, la squinzia spalanca la porta e vede un serafico Matteo in carrozzina che le strizza l'occhio dicendo: «Certo che il suo datore di lavoro ha proprio un fluido potente: guardi che prana...». Il principale, invece, geme in un angolo, piegato in due dal dolore e con un vistoso occhio nero.

Manovrando con destrezza il joystick, Matteo scansa le macerie ed esce dallo studio informando gli altri pazienti in attesa che, causa un sovraccarico di energia della corrente "alternativa", per qualche tempo il grande Ciarla sarà inattivo. Poi esce in strada e si accorge che non piove più: un raggio di sole buca le nuvole e fa sperare in un futuro migliore.

Michele Steinert

 

Proverbi per il distrofico DOC


 

«Le bugie hanno le ruote piccole»

«Chi fa da sé... poi chiama la badante!»

«La pazienza è la virtù dei distrofici»

«Il mattino ha l'Insufflator in bocca»