DM 155 LUGLIO 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Alla ricerca di una cura

di Liana Garini

 

Terapie e trattamenti per le malattie neuromuscolari, organizzazioni europee che si occupano di patologie rare e dei "farmaci orfani": molta carne al fuoco all'Assemblea di Malta dell'EAMDA (European Alliance of Neuromuscular Disorders Associations)

 

Si è parlato molto di terapie e di trattamenti per le persone affette da malattie neuromuscolari a Malta, nell'ambito dell'assemblea EAMDA (European Alliance of Neuromuscular Disorders Associations). E per incominciare, un'ampia relazione è stata dedicata alle attività dell'ENMC (European NeuroMuscular Centre).

Dal 1989 c'è l'ENMC

L'ENMC è una "creatura" dell'EAMDA (www.eamda.net) nata nel 1989 per poter trattare in modo più specifico le questioni medico-scientifiche e lasciare all'Alliance le questioni socio-assistenziali. Il Centro è situato a Baarn (Olanda) e tra le organizzazioni che lo sostengono figura anche la Fondazione Telethon.

La sua attività consiste nello stimolare la cooperazione internazionale nel campo della ricerca per un proficuo scambio di informazioni sulle malattie neuromuscolari, soprattutto con incontri e seminari. L'ENMC funziona inoltre come centro di raccolta dati su base epidemiologica da condividere con tutti gli interessati. A tutt'oggi sono stati organizzati più di 100 incontri e pubblicati 107 lavori. Le relazioni di tali convegni si possono trovare sulla rivista "Neuromuscular Disorders", cliccando nel sito Internet dell'ENMC (www.enmc.org).

Incentivi per i farmaci "orfani"

Ampio spazio è stato dato poi alla malattia di Pompe, il fenotipo più grave delle glicogenosi di tipo II, che colpisce soprattutto i lattanti, con cardiomegalia, ipotonia ed epatomegalia, portando a morte precoce per insufficienza respiratoria. In tale occasione, questa patologia (che colpisce circa 5-10.000 persone al mondo) è stata assunta come "simbolo" di quelle malattie rare escluse dal mercato dell'industria farmaceutica proprio per la loro scarsissima incidenza.

Ebbene, la società farmaceutica Genzyme Europe sta conducendo attualmente più di trenta test clinici presso numerosi centri continentali, per trovare trattamenti efficaci proprio nell'ambito della malattia di Pompe, ma anche della Sclerodermia, della Malattia di Fabry e di altre patologie rare. Ma come mai questo interessamento da parte di un'industria che non potrebbe recuperare con il mercato i soldi investiti? Lo si deve agli incentivi dell'Unione Europea, assegnati appunto a quegli sponsor e a quelle industrie che sviluppino un cosiddetto "medicinale orfano".

E così Genzyme Europe ha inserito tra i suoi scopi statutari «la ricerca, lo sviluppo e la produzione di medicinali cosiddetti "orfani", destinati cioè alla diagnosi, alla profilassi o alla terapia di un'affezione che comporta una minaccia per la vita o che sia seriamente debilitante e rara e che colpisca non più di 5 individui su 10.000 nell'Unione Europea».

Un esempio assai interessante, da seguire con attenzione.

Gli obiettivi di Eurordis

Sempre restando in questo settore, a Malta si è parlato anche di Eurordis (www.eurordis.org), Organizzazione Europea per le Malattie Rare, vera e propria alleanza di organizzazioni attive in questo campo, guidata dai pazienti.

Fondata nel 1997 in Francia da alcune importanti associazioni - tra le quali anche l'AFM (Association Française contre les Myopathies) - Eurordis si è riferita al modello dell'Organizzazione Nazionale Nord Americana sui Disordini Rari (NORD) e oggi comprende oltre duecento associazioni di malattie rare in sedici Paesi, tredici dei quali membri dell'Unione Europea, oltre a dieci Alleanze Nazionali di Organizzazioni di Malattie Rare. Essa è un'ONG (Organizzazione Non Governativa) sostenuta dai suoi membri, oltre che dall'AFM, dalla Commissione Europea e da privati cittadini. Lo scopo principale è quello di costruire una comunità paneuropea di organizzazioni di pazienti e persone che vivono con le malattie rare, per essere la loro voce a livello continentale e - direttamente o indirettamente - lottare contro l'impatto sulle loro vite di queste patologie.

Duchenne e il "salto degli esoni"

In tema poi di ricerche riguardanti il trattamento della distrofia di Duchenne, apprezzabile è stata la relazione di Guenter Scheuerbrandt, specialista di Breitnau (Germania), specie per la parte concernente il cosiddetto "salto degli esoni" (exon-skipping) nella trascrizione del gene responsabile della malattia.

Com'è noto, la distrofia di Duchenne è causata da una mutazione del gene della distrofina localizzato sul cromosoma X, uno dei geni più grandi nell'intero genoma umano, contenente circa 2,6 milioni di paia di basi (l'informazione genetica). Di queste, però, solo 11.000 portano l'informazione per la produzione della distrofina, proteina che stabilizza la membrana delle cellule muscolari. Se avviene una mutazione e l'informazione genetica per la produzione di distrofina viene interrotta, si ha appunto la manifestazione fenotipica della distrofia di Duchenne. Capita a volte, però, che la mutazione non interrompa totalmente la produzione di distrofina ma che quest'ultima sia "solo" di lunghezza inferiore rispetto alla norma: questo porta alla meno grave distrofia di Becker.

Sperimentazioni e prospettive

È su queste basi che si sta sviluppando la tecnica per "tagliare" e trasportare il gene che codifica la produzione di distrofina più corta nelle cellule del muscolo, al fine di "trasformare" i fenotipi Duchenne in quelli Becker. Il problema del vettore (virus o plasmidio) non è di semplice soluzione: infatti, al di là del possibile rigetto, rimane la difficoltà del trasporto di un gene grande come quello della distrofina. Ecco perché l'idea di trasferire i cosiddetti "minigeni Becker" i quali, se non possono curare la distrofia di Duchenne, potrebbero però renderne meno gravi i sintomi. E questo utilizzando appunto la tecnica del "salto degli esoni" (le regioni attive del gene) che consiste nell'eliminare sequenze di gene con l'unico scopo di ottenere un gene più piccolo.

Oggi tutto ciò viene fatto in via sperimentale, sul modello animale o con cellule umane in vitro. Un altro conto sarà lavorare con bambini e ragazzi e le previsioni per un possibile trattamento, purtroppo, non sono a breve scadenza.

Il futuro dell'EAMDA

Durante le giornate di Malta, ci si è posti anche una domanda fondamentale sul futuro stesso dell'EAMDA, un'organizzazione che raccoglie le associazioni europee che si occupano di malattie neuromuscolari, fondata nel 1970 (anche dalla UILDM) e che negli ultimi anni, specie dopo la nascita dell'ENMC, ha intrapreso poche attività.

Che dire? Certo, l'EAMDA è poco visibile, a differenza di altre organizzazioni internazionali nate successivamente nel campo delle malattie neuromuscolari. Essa, però, porta con sé un patrimonio di esperienza da non perdere e anzi da coltivare. Ed è questo l'impegno che ci si è assunti alla fine dell'Assemblea.