DM 155 LUGLIO 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Detenuti perché disabili

a cura di Crizia Narduzzo

 

Per migliaia di giovani con disabilità psichica degli Stati Uniti non c'è altra alternativa che la detenzione in carcere, spesso senza aver commesso reati! Un vero problema nazionale americano: e altrove?

 

«La detenzione ingiustificata di giovani in attesa di trattamenti per la loro salute mentale è un serio problema nazionale. Gli amministratori delle strutture di detenzione del Paese segnalano che migliaia di giovani con problemi psichici vengono trattenuti ingiustificatamente all'interno del sistema della giustizia giovanile. Questa inappropriata detenzione è pericolosa e dannosa sia per i giovani sia per lo staff dei centri di detenzione, nonché onerosa per la società. Miglioramenti nei servizi di salute mentale per la comunità sono urgentemente necessari».

Queste le allarmanti conclusioni cui è giunta la Speciale Divisione Investigativa (SDI) americana nel rapporto presentato al Senato degli Stati Uniti nell'estate del 2004, primo studio a livello nazionale su questo tema, frutto dell'analisi dei dati emersi dal sondaggio condotto dalla stessa SDI su richiesta di Henry Waxman, rappresentante del Comitato Governativo per le Riforme e della senatrice Susan Collins, presidente del Comitato Affari Governativi del Senato.

Dati inquietanti

Secondo una recente indagine, infatti, un ragazzo americano su cinque è colpito da problemi mentali di varia natura, ma solo una minima parte di questi giovani riceve assistenza.

Due i principali fattori cui imputare tale inadeguatezza del sistema: la mancanza di servizi che forniscano cure a livello psichiatrico e l'impossibilità dal punto di vista economico di accedere a strutture esistenti, ma che prevedono il pagamento di altissime rette. Scopo del sondaggio era dunque solo quello di capire le reali dimensioni del problema.

I dati presi in esame sono stati forniti da 524 strutture detentive su 698 interpellate (75%), presenti su tutto il territorio statunitense (49 Stati su 50) e riguardano il periodo gennaio-giugno 2003.

Un abuso indiscriminato delle strutture di detenzione giovanile viene purtroppo confermato dal 66% degli stessi centri. Lo status dei ragazzi ingiustamente incarcerati al loro interno varia: 261 strutture hanno trattenuto disabili psichici in attesa di una valutazione sul reato da loro commesso, 229 hanno continuato a trattenerli anche dopo la sentenza e ben 71 strutture distribuite in 33 Stati hanno trattenuto giovani con problemi mentali senza che avessero commesso alcun reato.

Detenzione immotivata e pericolosa

Le patologie riscontrate nei giovani detenuti incarcerati (circa 15.000, ovvero il 7% di tutti i giovani reclusi) vanno dai ritardi mentali alla schizofrenia, dall'autismo alla depressione, fino alla dipendenza da sostanze di vario tipo.

Da un'analisi delle testimonianze raccolte emergono anche il disagio e la difficoltà degli amministratori delle strutture coinvolte a fronteggiare la situazione, giacché la maggior parte dei centri detentivi è del tutto inadeguata a prestare le cure necessarie ai giovani e il personale non è istruito allo scopo. Aspetti, questi, che rendono un'immotivata detenzione ancora più dannosa e pericolosa, soprattutto per chi la subisce: più di due terzi dei centri hanno riferito infatti di tentativi di suicidio e attacchi alle persone da parte dei soggetti disabili.

La denuncia degli amministratori ha portato alla luce anche un ulteriore grave aspetto. Pur se presenti nel territorio, le strutture di sostegno alle famiglie e quelle sanitarie di primo riferimento non collaborano tra di loro. Membri di famiglie coinvolte hanno rivelato infatti che talvolta i rappresentanti stessi di queste strutture consigliano ai genitori di portare i figli presso i centri detentivi, dove sono controllati e qualcuno si prende cura di loro...

Proprio questa è la conseguenza più sconcertante dell'incapacità del sistema sanitario statunitense di assicurare adeguate e accessibili cure psichiatriche, vale a dire il fatto che sempre più famiglie debbano cedere la custodia dei figli ad organi statali (State Agencies) che amministrano i programmi e le strutture di giustizia giovanile, per fare aver loro cure mediche.

Un altro rapporto, dell'aprile 2003, parla di circa 12.700 famiglie costrette a questa misura estrema, con un quadro della realtà potenzialmente ancora più drammatico, se si considera l'alto numero di strutture che non ha fatto pervenire le proprie risposte al sondaggio.

L'opinione dell'AACAP

Su tale situazione abbiamo voluto interpellare l'AACAP (American Academy of Child and Adolescent Psychiatry) che ci ha confermato quanto meno la possibilità, per legge, di riavere la custodia del proprio figlio, rivolgendosi al tribunale.

La stessa AACAP ci ha riferito anche che la promulgazione di una legge ancora sospesa tra Camera e Senato americani - il Keeping Families Together Act, che prevede lo stanziamento di circa 55 milioni di dollari (50 milioni di euro) per migliorare il coordinamento tra il sistema educativo, quello della giustizia giovanile e quello della salute mentale, nonché il loro sviluppo - è ad oggi la migliore soluzione per aumentare la possibilità di accedere a cure mediche e trattamenti per giovani americani (con meno di ventun anni) con problemi psichici.

Non solo USA

Sono tanti e diversi i risvolti e le sfaccettature che derivano da questa notizia. Il dato di fatto è che essa rivela un'ulteriore carenza del sistema sanitario e assistenziale americano, ancora una volta a discapito dei ceti meno abbienti. Inoltre, nonostante il tempo passato, non è ancora stata approvata definitivamente la legge di cui si è detto né altri provvedimenti concreti per risolvere il problema.

«Eravamo fiduciosi - ha dichiarato ancora l'AACAP - che il Keeping Families Together Act fosse promulgato già entro la fine del 2004, essendo sostenuto sia dai Democratici che dai Repubblicani, ma ciò non è avvenuto. Speriamo ora che la situazione si evolva rapidamente».

Da parte nostra continueremo a seguire il dibattito in corso, soprattutto per capire se il rapporto e la presentazione di esso siano stati segnali di una volontà reale, da parte dei principali schieramenti politici americani, di intraprendere l'impegnativo, ma necessario percorso.

E questo senza tralasciare altre situazioni difficili - in ambito di trattamento dei problemi psichici - delle quali siamo venuti anche recentemente a conoscenza in realtà diverse da quella statunitense. Non ultimo il nostro stesso Paese, che presenta a sua volta alcune situazioni tutte da chiarire, talora all'insegna di una grande ambiguità.