di Alberto Trevisan
Un obiettore di coscienza "storico", gradito ospite di DM, per stimolare la UILDM a vincere la "scommessa" del nuovo servizio civile volontario, cogliendone anche le grandi potenzialità ai fini della pace e della non violenza
Ho appreso con soddisfazione da DM che già un centinaio di volontari erano pronti ad inserirsi nei progetti della UILDM, giudicata giustamente "Ente di Prima Classe" [DM 152, www.uildm.org/dm/152/societa/40scv.html, N.d.R.]. Credo sia motivo di grande orgoglio per un'associazione che in tempi non sospetti ha sempre puntato e investito sull'obiezione di coscienza, sul servizio civile alternativo come una giusta integrazione con i problemi legati alla disabilità nella prospettiva della Vita Indipendente.
Ed è molto significativo che i progetti in svolgimento abbiano scelto di privilegiare il terreno della formazione e il coordinamento del personale attivo e operante all'interno delle Sezioni UILDM.
Se inoltre aggiungiamo che i temi della formazione saranno in particolare la nonviolenza, l'obiezione di coscienza, la difesa popolare nonviolenta, la difesa dei diritti umani e le tematiche dedicate alla pace, significa che la UILDM, assieme ad altre associazioni, vuole accettare in grande stile la scommessa del nuovo servizio civile volontario e si apre, come sua tradizione, al dialogo e al confronto con tutta la società civile.
Quando parlo di "scommessa" mi riferisco all'impegno che ogni associazione deve mettere in campo per coinvolgere in particolare i ragazzi in questa nuova esperienza, essendo gli stessi non più "obbligati" a rendere un servizio alla comunità. Infatti, dal 1° gennaio 2005 non vi è più l'obbligo della cosiddetta "naja" né l'eventuale scelta dell'obiezione di coscienza con il conseguente svolgimento del servizio civile: in sostanza i ragazzi si sentono liberi da ogni obbligo di partecipazione e/o solidarietà verso la comunità nazionale.
Le ragazze, invece, che quell'obbligo non l'hanno mai avuto, da tempo hanno risposto in grande stile e con entusiasmo al nuovo servizio civile, proponendosi per i vari bandi di chiamata in oltre 40.000 e operando già in enti o associazioni della società civile o nelle istituzioni, in particolare negli enti locali che in passato avevano accolto gli obiettori di coscienza.
C'è bisogno che ogni associazione con la propria creatività cerchi di "ingaggiare" i ragazzi perché essi considerino la nuova realtà del servizio civile volontario come un'occasione importante per rendere alla comunità nazionale e internazionale un periodo di volontariato che può significare un vero salto di qualità anche per la formazione sociale e politica del singolo.
Bisogna far capire come il servizio civile volontario sia la continuazione, anche migliore, di oltre trent'anni di servizio civile alternativo a quella militare, nato dalla scelta dell'obiezione di coscienza e da un'opzione nonviolenta.
Dal servizio civile volontario ci saranno ricadute molto importanti come la possibilità di svolgerlo anche in ambito europeo, con l'opportunità di imparare una lingua straniera, di acquisire crediti universitari per il proprio percorso formativo o punteggi per la partecipazione a concorsi pubblici nei settori dove si è svolto il servizio stesso.
Certo, sono piccoli incentivi rispetto a chi sceglie di fare il militare come professionista, ma non è certo nostra intenzione essere competitivi con il complesso militare industriale, solo foriero di disastri umani.
Inoltre, il nuovo servizio civile potrebbe essere il terreno di confronto con l'idea di una difesa nonviolenta della nostra comunità nazionale, come momento di crescita del più vasto movimento pacifista e in particolare contro la guerra.
Come obiettore di prima generazione, che ha affrontato più volte il carcere per ottenere il diritto alla libertà di coscienza, sono convinto che gli obiettori abbiano contribuito in modo significativo a rendere la nostra attuale società più civile sul piano dei diritti individuali e della formazione di una coscienza civile comunitaria.
La breve ma significativa storia del movimento nonviolento ha saputo "seminare" e "raccogliere" in tempi non immediati ma significativi i frutti che altri movimenti (studentesco, sindacale e politico) hanno spesso disperso: si sono raggiunti obiettivi che si consegnano alle nuove generazioni come opportunità per rendere sempre migliore la nostra comunità futura.
Noi lasciamo ai ragazzi di oggi una buona legge sull'obiezione di coscienza che, a differenza di quella sulla leva, non è stata sospesa e una serie di nuove prospettive per la difesa della nostra comunità in una dimensione europea, cercando di impedire che in nome della sicurezza si aumentino sempre di più le spese militari a discapito delle fasce più deboli della nostra società.
La "scommessa" del servizio civile è quella di pensare in maniera globale e quindi cominciare a chiedere la realizzazione dei Corpi Civili di Pace che sono stati inseriti nella Carta Europea e che Alex Langer già nel 1995 chiedeva al Parlamento di costituire come forma di difesa nei confronti delle possibili guerre così vicine ormai anche a casa nostra.
Se la nuova Costituzione prevede la costituzione dei Corpi Civili di Pace, noi abbiamo il dovere di intendere la possibilità della loro utilizzazione nella prevenzione dei conflitti attraverso un'integrazione paritaria con la difesa armata sempre più orientata verso compiti di polizia internazionale, sulla base della riforma dell'ONU da più parti invocata.
Sono solo alcuni esempi di come una vera cultura di pace possa trovare la sua costante e concreta costruzione attraverso le forme più diverse, come in questo caso il nuovo servizio civile volontario.
E sono certo che come sempre la UILDM metterà con forza e creatività il proprio tassello decisivo per la costruzione del mosaico di pace e di difesa dei diritti civili.
*Già presente in passato su queste colonne, Alberto Trevisan è un obiettore di coscienza "storico" che all'inizio degli anni Settanta ha fatto una scelta radicale, consapevole che solo la radicalità non violenta, seguita da un percorso lungo, tormentato, fatto di sofferenza e di testimonianza in prima persona può arrivare all'obiettivo.
«Ho attraversato più di mezza Italia con i ferri ai polsi», scrive nel suo recente libro Ho spezzato il mio fucile (Bologna, Edizioni Dehoniane, 2005), ove racconta in modo coinvolgente la sua lunga storia e del quale ci occuperemo prossimamente.