DM 155 LUGLIO 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Diversabile è un barbarismo

Credo sia nata una nuova barriera, in apparenza meno visibile, ma più subdola, perché nella novità maschera una visione negativa e separante proprio della persona che invece si vorrebbe aiutare a essere parte integrante della complessità della vita sociale.

Nel corso degli anni, dal termine minorato si è passati a quello di handicappato, poi di disabile ed ora si parla di persona con abilità diverse. Per quest'ultima definizione riduttiva e generica - come tutte le definizioni relative alla persona - si è recentemente coniato il neologismo, quasi un barbarismo, diversabile.

Ebbene, se è vero che ogni questione è una questione linguistica, come affermava Wittgenstein, filosofo con esperienza d'insegnamento, allora l'uso del nuovo termine si presta ad alcune considerazioni. La prima è che esso si presenta come un'economia di pensieri - definizione del fisico Mach - ossia si usa un termine riduttivo per risparmiare fatica nel dire della complessità, cioè persona-cittadino con abilità diverse.

La seconda è che la parola non tiene conto che ogni persona è un essere unico e irripetibile e che di conseguenza ciascuno ha abilità diverse. Ne segue che tutti, compresi i rappresentanti di stracca pedagogia burocratica e autoreferente, sono "diversabili". Temo che dietro a ciò si mascheri una visione separante, che finirà per proporre percorsi differenziati, rinunciando alla grande conquista solo italiana in Europa di un autentico tentativo d'integrazione scolastica e sociale, occhieggiando magari a modelli finlandesi, speriamo non a quelli della rupe Tarpea...

La terza è che il termine crea un'ulteriore barriera e, se va bene, un linguaggio per soli addetti che in convegni e tavole rotonde dimenticano la realtà proprio di quelle persone verso le quali dicono di dirigere i loro sforzi per l'integrazione. Infine, sarebbe ora di evitare l'uso di termini separanti, che contribuiscono ad appesantire la vita di quelle persone per le quali la ragione e il cuore si deve adoperare per una migliore qualità di vita. Per una vera integrazione, infatti, è necessario anche un vocabolario adeguato e rispettoso della dignità delle persone!

 

Italo Francesco Baldo

(Vicenza)