DM 155 LUGLIO 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Silenzi assordanti

di Enrico Lombardi

 

Solo un italiano su quattro ha votato ai referendum sulla Procreazione Medicalmente Assistita: un brutto segnale di abuso dell'istituto referendario, ma anche, per molti cittadini, di scarsa "vicinanza" al problema

 

Tanto rumore per nulla. Così si potrebbe riassumere il senso dell'ultima campagna referendaria in materia di Procreazione Medicalmente Assistita. Una campagna che, come avviene ormai di solito nel nostro Paese - ma forse più esattamente nelle cosiddette democrazie moderne - ha raggiunto toni che definire accesi è eufemistico.

Non sono mancati gli insulti, le accuse (da quella di infanticidio a quella di oscurantismo) fino alla minaccia di scomunica. Peccato che siano mancati i momenti di reale confronto e di vera informazione. Abbastanza facile, viste le premesse, prevedere l'esito della consultazione. Soltanto una piccola parte di elettori (circa il 25%) si è recata alle urne. Il quorum è stato largamente disatteso e il referendum è stato dichiarato non valido.

Una partita giocata sull'astensione

Al di là del risultato, inequivocabile, colpisce, proprio per contrasto con la campagna referendaria condotta dalle parti, il silenzio del giorno dopo. Infatti, a parte alcuni goffi tentativi di far passare il risultato delle urne come una vittoria personale, su questo tema, così delicato, sembra essere calato un velo. E così, una legge che, tranne per pochi illuminati, è stata definita quantomeno perfettibile, rischia di rimanere così come è stata concepita.

Forse questo atteggiamento è strettamente collegato al risultato delle urne. Non crediamo, infatti, che una percentuale così alta di italiani (circa il 75%) abbia disertato il voto perché effettivamente convinta della bontà della Legge 40/2004. Anzi, siamo convinti dell'esatto contrario. Il fatto è che, come avviene ormai da dodici anni, la partita si è giocata non tanto fra i sì e i no, tra i favorevoli e i contrari all'abrogazione, ma fra il sì e l'astensione. Era scontato che, davanti a un tema così delicato, intimo, gli indecisi e i più pigri prevalessero nettamente. Anche perché, sempre negli ultimi dodici anni, c'è stato un vero e proprio abuso dello strumento referendario. Anche su argomenti tutto sommato marginali. Ad esempio il quesito sull'albo dei giornalisti.

La vicinanza al problema

Altro elemento importante, fondamentale, probabilmente decisivo, da tenere in considerazione nell'analisi del risultato, è quello relativo alla percezione dell'argomento trattato da parte del corpo elettorale. La sua "vicinanza" ad esso. In altre parole, quanto i cittadini italiani si siano sentiti coinvolti in prima persona rispetto a i problemi posti dal referendum.

È forse l'aspetto più inquietante per chi, come noi, opera in un settore dove la solidarietà è il principale fondamento. Però l'esito referendario prima, e l'atteggiamento della classe dirigente dopo, sembrerebbe dimostrare che gli italiani, in sintonia con il resto del mondo occidentale, tendono a schierarsi, a prendere posizione solo quando si sentono direttamente colpiti da un problema. Agendo così, questa volta, hanno comunque deciso anche per chi invece il problema lo vive, a vari livelli, quotidianamente.

 

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