a cura di Crizia Narduzzo
Collocata a fianco di un ospedale psichiatrico giudiziario, è stata chiusa una struttura per minori con problemi di salute mentale, detenuti in carcere minorile. Una realtà difficile, sulla quale bisogna vigilare con attenzione
Il disagio mentale giovanile all'interno delle strutture carcerarie rappresenta ancor oggi una realtà di difficile gestione, ma l'episodio che ha visto coinvolto l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova), tra il 2004 e il 2005, costituisce senz'altro un fatto inaccettabile per il nostro Paese. Infatti, se già in DM 155 (Detenuti perché disabili, www.uildm.org/dm/155/societa/22psicusweb.html) abbiamo avuto modo di spiegare come gli Stati Uniti cerchino di far fronte a questo tipo di emergenze - con metodi e risultati assai discutibili - anche in Italia nei mesi scorsi abbiamo assistito ad una vicenda dai contorni simili.
È stato comunque solo nei primi mesi del 2005 che l'opinione pubblica ha appreso dell'esistenza di una convenzione stipulata verso la metà dell'anno precedente tra il Ministero della Giustizia e la Regione Lombardia, in virtù della quale alcuni ragazzi con problemi di salute mentale detenuti in carceri minorili potevano essere trasferiti all'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere, struttura sanitaria per adulti. Un provvedimento, questo, vietato dalla legge italiana, che ha portato la deputata Tiziana Valpiana a presentare un'interrogazione parlamentare, cui ha risposto il sottosegretario alla Salute Cesare Cursi, sostenendo come il reparto destinato a questi ragazzi fosse totalmente separato dalla sezione che ospita gli adulti.
Una spiegazione non accettata da Valpiana che si è quindi recata di persona a visitare la struttura ed è riuscita recentemente ad ottenerne la chiusura.
«In Italia - ha dichiarato la deputata a DM - non esiste una legge che possa comminare ad un minore l'ospedale psichiatrico giudiziario e quindi la comunità realizzata a Castiglione non poteva continuare a operare. Nella nostra visita alla struttura abbiamo potuto riscontrare che le condizioni illustrate dal sottosegretario Cursi erano presenti e il personale era preparato, ma il punto è un altro. L'ospedale psichiatrico giudiziario rappresenta infatti la pena comminata da un giudice quando uno o più periti dichiarano l'infermità mentale della persona che ha compiuto il reato. Nel caso dei minori, questo non può avvenire. Dal mio punto di vista questo disegno fa parte di una generale tendenza alla "psichiatrizzazione" della società e in particolare dei giovani con disturbi di comportamento. Rinchiudere dei ragazzi in un ospedale psichiatrico giudiziario vuol dire non dar loro una speranza di vita ed è per questo che ho fatto in modo di ottenere la chiusura di tale struttura».