DM 156 - OTTOBRE 2005 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Il disastro linguistico

Tanti studiosi delle più svariate discipline si sono adoperati per anni nel modellare e trasformare una parola che ormai suona cacofonica a tutti: handicappato. I sapienti dicono che attraverso le parole si trasforma la cultura, perché il linguaggio è uno strumento per pensare noi stessi e il nostro ruolo nella comunità, oltre ad essere un mezzo per esprimere il pensiero individuale e collettivo.

Non sarebbe quindi culturalmente appropriato - ad una società globale, occidentale e civile - usare parole come "handicappato", nella cui etimologia è insita la discriminazione (hand-on-cap indica infatti una personalizzazione del gioco del polo, a sfavore dei più forti, operata per equilibrare le probabilità di vittoria).

Dopo tanto lavoro culturale, chi non ha la fortuna di rientrare nello stretto range della "norma" - scritta da sedicenti cultori della legge della natura - viene adesso chiamato democraticamente diversabile, diversamente abile o superabile. Certo, il primo risultato è un po' più di fatica nella comunicazione: come capita spesso a chi scrive, nel parlare di "loro" si perde così tanto tempo a scegliere il termine esatto, in base al contesto, che, nell'immediatezza della conversazione, si finisce con il sentirsi "dis-abilitati" a pronunciare le parole e si passa ad indicare con il dito una carrozzella o un bastone. Dopo tanta fatica, però, ci si consola al pensiero che la nostra cultura civile sia salva.

Poi un giorno ci svegliamo e scopriamo che i nostri sforzi sono stati in-abili a modificare la cultura. Nella pratica quotidiana, infatti, nelle zone d'ombra dei riflettori posti sui giochi linguistici e sulle ideologie su cui si fonda la nostra Europa, "loro" sono ancora i "fessi", quelli per i quali tutti i discorsi ideologici sul diritto al lavoro, all'autonomia e all'autodeterminazione non valgono perché possono "godere" di una sfinente e demotivante macchina burocratica dell'assistenza passiva!

Non si capisce bene cosa "loro", i fessi (da "fessa" = porta o, per metafora, vulva) abbiano a che fare con porte od organi genitali femminili, anche se si può a buon diritto ipotizzare che alcuni di "loro" vorrebbero tanto possedere un appartamento da aprire e qualcuno da amare. Il risultato finale è insomma un disastro linguistico che sul piano delle attività pratiche non ha affatto ottenuto trasformazioni culturali.

Forse dovremmo cominciare a tenere in considerazione che le parole si costruiscono nelle attività quotidiane, nei gruppi di lavoro, nelle conversazioni tra amici o familiari. Forse dovremmo puntare i nostri riflettori su come i marciapiedi, i palazzi, i banchi di scuola, le valutazioni quantitative delle proposte progettuali e i controlli puramente economici sul bilancio delle attività finanziate siano "dis-abili" nel migliorare la nostra cultura.

O forse, più semplicemente, la "cultura civile" non può attecchire (e perché dovrebbe...) sugli "stolti"...

 

Osservatorio Cittadino sull'Handicap

Barletta (Bari)