DM 157 MARZO 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

La nascita di Handygay

a cura di Crizia Narduzzo

 

Cerca il dialogo e la reciproca conoscenza il movimento delle persone con disabilità omosessuali, costituitosi recentemente in associazione. Tante le barriere psicologiche da superare, ma il percorso è incominciato

 

È una storia recente, quella dell'associazione Handygay. Infatti, benché il movimento per la difesa dei diritti degli omosessuali lotti già da quarant'anni, solo da meno di due anni al suo interno si sta sviluppando un gruppo nuovo, che vuole essere un riferimento ma anche uno stimolo all'integrazione e alla conoscenza tra persone che abbiano qualcosa da dire, e da dare, agli altri.

Il percorso

Handygay nasce grazie a Giovanni Picus, un trentenne che nel febbraio del 2004 - spinto da forti motivazioni - sale sul palco della manifestazione KISS2PACS (organizzata a Roma dal movimento GLBT - Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transessuali) e davanti a diecimila persone lancia il proprio appello. A chi lo sta ascoltando, Giovanni chiede sostegno per creare un'associazione di gay con disabilità.

E così, dopo un paio di mesi, nasce ufficialmente Handygay all'interno di Arcigay Roma-Gruppo ORA e fin da subito emerge l'esigenza di elaborare progetti concreti, primo fra tutti un incontro, per dare massima visibilità al progetto.

Il convegno sul tema Sessualità e disabilità - occasione di confronto a livello nazionale per l'Arcigay - si tiene a Pistoia il 17 giugno 2004 nell'ambito del Gay Pride toscano e vi partecipano esponenti di associazioni gay, persone con disabilità appartenenti al Movimento per la Vita Indipendente e diverse altre persone omosessuali con disabilità.

Perché nasce Handygay

Come ci spiega Luca di Handygay, «la paura, la solitudine, il senso di privazione vissuto dalle persone gay con disabilità non rappresentano la somma di due discriminazioni, bensì molto di più, come se l'una esasperasse l'altra, creando delle dinamiche nuove, sia nel privato che nel pubblico. Realtà di disagio e smarrimento, tanto profondi da non concedere lo spazio necessario per vivere una vita in autonomia e indipendenza».

La persona omosessuale disabile, infatti, si scontra quotidianamente sia con quella parte del mondo intrisa di pregiudizi verso i disabili sia con quella prevenuta verso i gay. Barriere psicologiche, quindi, aggravate da impedimenti fisici e pratici, le cosiddette barriere architettoniche. È per questi motivi, quindi, che la nascita di un gruppo di coordinamento è risultata subito necessaria, per arrivare a quei presupposti di carattere logistico e legislativo che siano in grado di agevolare determinate attività, come ad esempio l'ingresso ai locali e l'uso dei mezzi pubblici.

I progetti

Nei mesi successivi ai fatti di Roma e di Pistoia, gli eventi hanno subìto un'evoluzione quasi frenetica. Ad esempio, la realizzazione di un documentario diretto dal regista Pappi Corsicato per la Lucky Red di Andrea Occhipinti ha entusiasmato molto Luca. Girato in due momenti - in parte a luglio e in parte nel dicembre del 2004 - il progetto ha visto la partecipazione di ragazzi disabili, omosessuali ed eterosessuali, provenienti da tutta Italia. Allo scopo di affrontare in modo aperto e vero la tematica sessualità ed handicap, tutti hanno raccontato le loro storie, alcune con esiti negativi, ma altre con esiti positivi, amori impossibili e relazioni che durano invece da ben tredici anni.

«Questa esperienza - racconta Luca - è stata quasi catartica, un momento profondo, di intima ricerca e riflessione. Trascorrere ore parlando con il regista mi ha fatto veramente sentire parte di un progetto importante, mi ha aiutato».

In fase di sviluppo, inoltre, vi è un opuscolo divulgativo di una decina di pagine, molto impegnativo, in quanto «l'intento con esso - continua Luca - è quello di abbattere tutte le distanze, descrivendo l'handicap dall'interno, considerandone le varie sfaccettature, cercando di affrontare tutti gli ambiti che coinvolgono sia la sfera affettiva e relazionale che quella sessuale».

Infine, come ci anticipa Matteo Marliani, vicepresidente di Arcigay Pistoia e referente nazionale dell'associazione per la disabilità, «sono in una fase ancora embrionale tre questionari che - una volta completati - verranno diffusi in Internet. Il primo di essi si rivolgerà a gay e lesbiche con disabilità, per conoscerne e capirne il vissuto, la storia. Il secondo a gay e lesbiche non disabili, per individuare la loro percezione della disabilità. Il terzo questionario, infine, a carattere interno, sarà rivolto ai nostri circoli, per cercare di capire la loro capacità di adattabilità ai criteri di accessibilità». Per questa terza iniziativa, i tempi previsti per la realizzazione sono abbastanza lunghi. «Al momento - ci spiega Marliani - i curatori sono in fase di analisi e studio delle domande da inserire nei questionari».

Le finalità

Tutti progetti, quelli appena descritti, finalizzati a dare visibilità al neonato movimento, a farsi conoscere e sensibilizzare la gente ad una realtà volutamente ignorata. «Questo - aggiunge Luca - per riuscire a raggiungere un'interazione spontanea, dopo avere abbattuto il concetto di categoria ed essere arrivati a considerare ogni singola persona in quanto tale, per ciò che è e non per un ipotetico gruppo cui si vuole assimilarla».

«Noi - conclude Luca - non cerchiamo assolutamente lo scontro con l'opinione pubblica. Al contrario siamo assolutamente convinti che solo il dialogo e la reciproca conoscenza delle diverse realtà possano portare la persona con disabilità omosessuale a godere di una migliore qualità della vita, in armonia con la realtà che la circonda».

 

Per informazioni:

Matteo Marliani (tel. 333/6676873, e-mail: disabili@arcigay.it; handygay@libero.it).

 

Oppure consultare Internet: