DM 157 MARZO 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Cronaca di una sorte annunciata

di Riccardo Rutigliano

 

Erano in tanti, il 15 novembre a Roma, per manifestare con la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) contro le politiche del Governo nei confronti della disabilità. E c'era anche la UILDM...

 

Il mondo della disabilità ha detto basta. Esasperati da un atteggiamento penalizzante e ormai consolidato da parte di chi ci governa, i disabili sono scesi in piazza il 15 novembre a Roma davanti a Montecitorio. E tale protesta - la prima nel nostro mondo così massiccia e sentita da anni a questa parte - ha segnato una sorta di "spartiacque" tra una vita portata avanti nonostante la scarsa attenzione delle istituzioni e un'altra vita che rischia di trasformarsi in una lotta contro un sistema autenticamente vessatorio.

Le ragioni della protesta

Il 15 novembre Roma si è tramutata nel teatro dove sono andati in scena i civili ma non per questo meno veementi e rabbiosi cori del dissenso della disabilità. Le misure che hanno fatto scattare la contestazione sono essenzialmente quelle della Finanziaria 2006, per niente attenta ai bisogni di chi più necessita di strumenti e sostegni per portare avanti un'esistenza quantomeno dignitosa.

Una drastica diminuzione delle risorse ai Comuni che si ripercuoterà soprattutto sui servizi sociali, cospicue riduzioni del Fondo Sanitario e altre inique misure che vanno ad aggiungersi a tutta una serie di guasti perpetrati da questo Governo in materia di welfare, come il taglio del 50% del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali o la manovra bis, che intaccherà invece le risorse per l'integrazione scolastica.

La protesta di Roma è stata innanzitutto una vittoria delle grandi associazioni federative, come la FISH, molto determinata nel promuovere l'iniziativa a livello nazionale, ma anche la LEDHA che se n'è fatta interprete a livello lombardo. Chi scrive ha risposto all'appello con la delegazione della UILDM di Milano.

Squarci di cronaca

Di primo acchito le persone coinvolte nella protesta sembrano poche, ma è un'impressione ingannevole: molti manifestanti, infatti, sono costretti ad assieparsi nella piazzetta che precede quella di Montecitorio, a causa delle transenne predisposte dalle forze dell'ordine (forse proprio a questo scopo).

Spiccano le bandiere della FISH e quelle di alcune altre grandi associazioni. Ben undici sono anche le nostre realtà locali (Bareggio, Firenze, Genova, Milano, Pesaro Urbino, Roma, Salerno, Saviano, Scandicci, Udine e Venezia) cui deve andare il plauso di tutti i distrofici, molti dei quali, probabilmente, avrebbero voluto essere là con loro.

Reale invece la latitanza delle associazioni storiche, quelle che hanno acquisito il diritto di dialogare in modo privilegiato - e troppo spesso acquiescente - con il Governo. Altra mancanza inspiegabile, quella dell'AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici), il cui presidente nazionale si era dissociato dalla protesta, dichiarandosi soddisfatto della politica del Governo. Onore quindi alle svariate Sezioni della stessa associazione che hanno scelto invece di essere presenti.

Comincia la manifestazione

Tra i vari slogan (Vergogna! quello più gettonato), scanditi dal frastuono a tratti assordante dei fischietti, si procede invocando l'uscita al proscenio di qualcuno dei "signori del Palazzo". E si cercano tra la folla di disabili-familiari-operatori-volontari i volti conosciuti, quelli di chi vanta sulle spalle tanti anni di impegno per i diritti delle persone disabili.

Poi qualcuno finalmente si affaccia sulla piazza, per dirci che i tagli contestati non vanno a scapito del sociale, ma dei Comuni, che dovrebbero, loro, attivarsi per reperire altrove le risorse da destinare alle politiche sociali. Come dire: «Non abbiamo chiuso il rubinetto, abbiamo solo deviato altrove il flusso dell'acqua». Grazie tante. Ma i "campi" inaridiscono ugualmente...

Prende il microfono Cesare Campa, parlamentare della Lega e dice che «nel Veneto noi abbiamo saputo prevenire e risolvere in anticipo i problemi dei fondi tagliati ai Comuni, trovando altre risorse». La piazza si infiamma, i fischietti vibrano tutta la nostra indignazione.

Quasi contemporaneamente un altro esponente del Governo - di cui non afferriamo il nome perché subissato dai fischi - urla: «Voi non parlate a nome dei disabili, voi li state strumentalizzando!». La piazza insorge. Il tentativo di delegittimazione ai danni dei manifestanti è palese, ma gli striscioni delle decine di associazioni presenti e le centinaia di persone che affiancano (e non manipolano) i tanti disabili parlano da sole.

Dentro al Palazzo

Alcuni deputati dell'area dell'Ulivo - come Antonio Di Pietro e Livia Turco, che scambia commenti e strette di mano coi dimostranti - vengono a dare la loro solidarietà. Potrà sembrare scontato ricevere il sostegno da parte dell'opposizione nel corso di una manifestazione contro il Governo in carica. Forse. Però fa piacere lo stesso.

Verso le 13.30 una delegazione della FISH viene ricevuta dal vicepresidente della Camera, Publio Fiori, che promette di coinvolgere tutti i gruppi parlamentari nella presentazione di tre emendamenti alla Finanziaria (aumento delle pensioni d'invalidità; ripristino del Fondo per le Politiche Sociali; istituzione del Fondo per Non Autosufficienti). Tra i manifestanti dominano diffidenza e scetticismo, con il ricordo delle tante promesse non mantenute, perfino nel 2003, Anno Europeo delle Persone Disabili.

Un orizzonte incerto

La grande manifestazione volge al termine e tanti sentimenti si accavallano. Si confabula per commentare gli eventi, mettere a punto possibili strategie. Tra gli altri, il nostro presidente Alberto Fontana commenta come siano passati parecchi anni dall'ultima manifestazione cui aveva preso parte. Allora si combatteva per i diritti fondamentali e il lavoro era il grande tema... Sono passati anni, ma siamo ancora qui a combattere per dei diritti fondamentali. E la cosa triste è che ci stiamo abituando al pessimismo, ad uno smantellamento del sistema del welfare che appare sistematico, ad un'indifferenza che non paga oggi e pagherà ancor meno domani. Ci si augura davvero che ci resti lo spazio per dire la nostra, come in questa giornata.

Andiamo verso un orizzonte incerto con la voglia pazzesca che qualcosa cambi e non si debba documentare soltanto la triste "cronaca di una sorte annunciata". Nella nostra tasca allora il pugno stringe con un po' più di forza il fischietto, diventato il simbolo del nostro dissenso.