DM 157 MARZO 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Il futuro dell'integrazione

di Marisa Faloppa*

 

Dopo il ricco dossier pubblicato in DM 156, continuiamo a dare spazio ad esperti di integrazione scolastica, per parlare ancora una volta della Riforma Moratti e delle sue possibili conseguenze per gli alunni con disabilità

 

Nel cercare di analizzare, con queste rapide note, quali possano essere le più evidenti ricadute della Riforma Moratti [Legge Delega 53/2003 e Decreti Delegati ad essa collegati, N.d.R.], in ambito di integrazione scolastica delle persone con disabilità, credo sia necessaria una premessa fondamentale: una buona riforma scolastica, per essere tale, deve creare le condizioni affinché ogni allievo possa sviluppare al massimo le proprie potenzialità. Per fare questo, quindi, serve un progetto che tenga conto delle buone prassi che la scuola ha attuato, vanno stanziate le adeguate risorse finanziarie e si deve assicurare un organico numericamente adatto alle esigenze sempre più complesse che la scuola esprime. Non da ultimo, è indispensabile un piano di formazione che coinvolga tutto il personale della scuola.

Iscrizione anticipata e tagli

Accettate tali premesse, pensare ad una scuola primaria a più velocità, in cui alcuni alunni comincino il loro cammino a cinque anni, altri a sei e altri ancora a sette, significa non tener conto del divario innaturale che si verrebbe a creare nelle varie classi, impedendo di fatto alla scuola di continuare a far fronte alle differenze naturali che già oggi - se adeguatamente sostenuta - accoglie, sostiene e valorizza, lavorando in rete con le altre agenzie educative e sociali del territorio.

Purtroppo, negli ultimi anni, a seguito dei gravi tagli agli organici di docenti e collaboratori scolastici, risulta sempre più difficile prestare attenzione ai bisogni speciali che esprimono i bambini in situazione di handicap, quelli provenienti da famiglie migranti o da nuclei con difficoltà di tipo sociale.

La scuola - in particolare quella primaria e dell'infanzia - negli anni scorsi aveva saputo organizzare modalità di lavoro di tipo cooperativo, per piccoli gruppi, con attività di laboratorio o di recupero che si attuavano nell'orario di compresenza dei docenti. Oggi però, visto l'obbligo di assicurare gli orari di tempo pieno richiesti dalle famiglie senza un adeguamento degli organici, in molte realtà territoriali si è dovuto annullare proprio l'orario di compresenza degli insegnanti, con conseguenze molto gravi, soprattutto per gli allievi che richiedono ai docenti attenzioni "speciali".

Inoltre, con l'introduzione delle figure dei tutor e dei docenti prevalenti, è stato snaturato lo stesso concetto di contitolarità e di parità fra i docenti della classe e quelli specializzati.

Come Comitato temiamo che in questo modo si accentui ancor di più il rischio che l'attuazione dei progetti educativi individualizzati per gli allievi in situazione di handicap venga delegata ai docenti di sostegno.

L'integrazione fino ad oggi

La scuola italiana, in particolare nell'ambito delle esperienze di integrazione, ha sperimentato e consolidato la capacità di individualizzare i percorsi di apprendimento, attuando però forti collegamenti con il programma della classe anche per gli allievi con disabilità molto gravi. Ha realizzato attività di recupero per gli allievi in difficoltà, senza separarli in gruppi di livello. Ha progettato "sfondi integratori" comuni finalizzati a realizzare esperienze di apprendimento collettive, in cui ogni allievo potesse sviluppare al massimo le proprie potenzialità.

Invece, l'indicazione della personalizzazione dei percorsi educativi contenuta nella Riforma Moratti - mutuata dai modelli organizzativi della scuola inglese e di quella statunitense - non tiene conto dei riferimenti teorici e delle prassi educative attuate nella scuola italiana che, unica in Europa, non emargina gli studenti in classi o istituti speciali.

Quale futuro?

In merito poi alla questione della discriminazione precoce nei due percorsi, quello professionale e quello dei licei fin dall'ultimo anno della scuola dell'obbligo, si deve rilevare che già oggi la scuola tende a giocare "al ribasso", orientando una percentuale molto rilevante di ragazzi con disabilità negli istituti di formazione professionale.

In futuro c'è il rischio che la scuola sia maggiormente orientata a sanzionare le disuguaglianze, invece che impegnarsi a superarle. Ai docenti, oggi, viene sottratto il tempo per pensare, anche assieme alle famiglie e agli operatori dei servizi sociosanitari. In questo modo diventa sempre più difficile fare prevenzione e le conseguenze di una mancanza di attenzioni in tal senso si pagheranno negli anni futuri.

 

*Presidente del Comitato per l'Integrazione Scolastica degli Handicappati di Torino.