DM 157 MARZO 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Più vicina la Convenzione

a cura di Crizia Narduzzo

 

Conclusi i lavori della settima sessione del Comitato che sta elaborando all'ONU la prima Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità. Molte le difficoltà, altrettanta la fiducia. Appuntamento ora in agosto

 

Ce ne aveva riferito in DM 156 (www.uildm.org/dm/156/societa/14griffoweb.html) il nostro "inviato speciale" all'ONU, Giampiero Griffo, tratteggiando un quadro delle varie politiche internazionali attuate in ambito di disabilità. Continuiamo quindi a raccontare ai nostri lettori l'andamento dei lavori del Comitato Ad Hoc che sta curando la stesura della Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità.

La settima sessione si è conclusa dopo tre intense settimane al quartier generale dell'ONU di New York (16 gennaio-3 febbraio), con la partecipazione di circa settecento persone in rappresentanza di associazioni, organizzazioni e governi di tutto il mondo.

Una parte considerevole del testo di Convenzione proposto per i trentaquattro articoli di cui dovrebbe comporsi il documento finale, dal presidente del Comitato, l'ambasciatore neozelandese Don MacKay, ha ottenuto l'appoggio quasi unanime dei presenti alla sessione.

Tra gli articoli discussi in modo piuttosto fluido figurano quelli sul diritto alla privacy per le persone con disabilità, sulla non discriminazione, sull'accesso alla giustizia, sulla libertà dalla tortura e dallo sfruttamento, sulla libertà di opinione, di espressione e di accesso all'informazione e altri ancora. E tuttavia permangono ancora alcuni punti di attrito, definiti da alcuni delegati quasi un sorta di mission impossible.

Le principali criticità

È forse proprio la partecipazione di delegazioni provenienti da ogni area geografica a rendere ancora più difficoltosa la trattazione di articoli ormai topici, come quelli sulle donne e i bambini, i quali, benché abbiano raccolto un sostanziale sostegno ad un "doppio approccio" - sia cioè con un articolo specifico per entrambi i settori, sia con vari commi trasversali laddove il testo lo richieda - rimangono due questioni controverse.

«Per alcune delegazioni, infatti - spiega Pietro V. Barbieri, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), componente a New York della delegazione italiana - promuovere il diritto alla maternità per le donne con disabilità e l'accesso ai servizi sanitari dedicati ad esse costituisce quasi una legittimazione del diritto all'aborto, come per altre il diritto alla massima autodeterminazione possibile per i bambini con disabilità comporta un indebolimento del ruolo della famiglia».

E dunque approcci di carattere culturale, religioso e giuridico diversi, se da un lato costituiscono il valore aggiunto della Convenzione, conferendo ad essa un valore universale, dall'altro, quando si scontrano, rendono non solo più difficile il raggiungimento di punti di accordo concreti in sede di definizione del testo, ma rischiano anche di portare - da parte di taluni governi - a non sottoscrivere il documento finale, una volta che sarà approvato. Un'eventualità, questa, che indebolirebbe il valore del lavoro svolto in questi anni e che tutti si impegnano ad allontanare, agevolando il più possibile il raggiungimento dei necessari compromessi.

«Vi sono altri due temi molto delicati - continua Barbieri - accomunati dalla netta differenziazione d'approccio che comportano: la definizione di disabilità e la protezione legale. Ci si deve basare, per questi, su un criterio sociale oppure medico? E quindi la disabilità dev'essere considerata una condizione umana oppure una minorazione?».

È sul tema dell'educazione, invece, che si è avuta la prima vera frattura all'interno dello stesso IDC (International Disability Caucus), il coordinamento interassociativo costituito per la Convenzione, «la quale ha determinato - annota ancora Barbieri - lo scontro tra due visioni assai diverse: da un lato chi chiede eccezioni alla regola dell'inclusione o il diritto di scegliere sistemi educativi speciali, dall'altro chi, come noi, respinge tutto ciò con estremo vigore».

Le organizzazioni di persone con disabilità

Nonostante questo episodio - grave ma isolato - a questo punto dei lavori una cosa molto importante che va messa in risalto è il ruolo sempre maggiore riconosciuto nel corso del tempo alle organizzazioni di persone con disabilità e in particolare al succitato International Disability Caucus, che in questa sede di New York le riunisce.

«Ciò significa - spiega Giampiero Griffo, delegato per il nostro Paese ai lavori del Comitato - che il movimento mondiale delle persone con disabilità e delle loro famiglie sta dando un contributo importante non solo ai diritti dei seicento milioni di persone con disabilità, ma anche a quel processo di democratizzazione dell'ONU con cui si chiede a quest'ultimo di rappresentare non solo i governi, ma anche i popoli».

La prossima sessione

Il presidente del Comitato Don MacKay ha chiuso la settima sessione ringraziando tutti per il duro lavoro svolto e dimostrandosi molto ottimista sui futuri passi da compiere. Per il prossimo incontro di agosto, inoltre, egli ha ribadito il consiglio di focalizzare l'attenzione solo su quei temi che rappresentano ancor oggi i veri nodi da sciogliere: le donne e i bambini, la cooperazione internazionale, la capacità legale, la protezione dell'integrità della persona, la salute e il monitoraggio.

«Siamo ad un punto in cui i proventi del lavoro svolto vanno diminuendo», ha sottolineato MacKay, invitando tutti a non cercare ad ogni costo di portare avanti battaglie personali, determinando così il protrarsi all'infinito del processo di stesura del testo definitivo. Sarà altresì importante arrivare alla prossima sessione di agosto con indicazioni e idee molto precise, perseguendo l'obiettivo di sottoporre e far adottare il testo all'Assemblea Generale dell'ONU entro l'autunno di quest'anno.

 

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