DM 157 MARZO 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Dedicato a chi sa aspettare

di Alba De Santis

 

A volta il racconto di un'esperienza di lavoro può avere un significato particolare: può dare speranza a chi lo cerca da tempo e anche ricordare che a una giovane donna con disabilità il lavoro regala una "forza speciale"

 

Qualche mese fa sono stata assunta al call center Vodafone di Ivrea e da allora è come se mi si fosse aperta davanti una finestra piena di luce e di sorprese. Erano anni, infatti, che aspettavo di vivere il mio primo giorno di lavoro e quasi mi stavo rassegnando a sognarlo solamente. Le statistiche dicono che tra gli invalidi iscritti ai Centri per l'Impiego quelli non collocati raggiungono il 96% del totale. Insomma, quasi tutti...

Quel posto lo meritavo!

Un passo indietro nel tempo. Ero arrivata al mio primo colloquio dieci giorni dopo avere spedito via e-mail il mio curriculum ad un'agenzia interinale. Subito mi è stato proposto uno stage, ma un requisito fondamentale era costituito dall'essere automunita oppure residente ad Ivrea.

Evidentemente, di fronte al fatto che abito ad appena venti chilometri dalla città, l'agenzia ha deciso di incontrarmi ugualmente e il mio secondo colloquio è avvenuto rapidamente. La risposta positiva non ha tardato ad arrivare ed è stata finora la telefonata più bella della mia vita!

Certo, non credo che alla mia lunga esperienza formativa maturata negli ultimi anni sia stato attribuito il giusto peso, anzi, forse sono arrivata a firmare il contratto solo grazie alla mia disabilità. Ma proprio questa consapevolezza mi ha spinto a iniziare il primo lavoro della mia vita con la voglia di dimostrare - innanzitutto a me stessa - che quel posto lo meritavo.

Una sfida continua

Al mio posto di lavoro, la sfida è concreta e costante: infatti, sono previsti numerosi indici di performance da raggiungere, da mantenere e da migliorare e il mio preferito è senz'altro quello rappresentato dalla cortesia verso il cliente. Può sembrare banale, con una laurea in psicologia, ma ho scoperto che la comunicazione telefonica segue regole molto diverse dal "faccia a faccia" e così eccomi alla prova per ripartire da zero.

Ogni persona che mi chiama al telefono è unica ed effettivamente da ogni cliente imparo qualcosa di nuovo, aspetto sorprendente, questo, della mia quotidianità che ha fatto subito crollare il mio pregiudizio iniziale sul lavoro ripetitivo che un tempo ritenevo privo di stimoli.

In certi periodi le richieste sono molto simili, ma personalmente cerco di usare un po' di creatività e di non rispondere mai meccanicamente.

La forza e la speranza

Quando si è in fila a uno sportello, si ha sempre la sensazione che l'impiegato sia prolisso con l'utente davanti a noi, sbrigativo invece quando arriva il nostro turno: è la cosiddetta "regola della coda". Ma come cambia la prospettiva quando si osserva la fila dall'altro lato della coda! Ne sanno qualcosa i team leader che per ore ci gridano: «attenti ai tempi di attesa».

A proposito di team e di capi, in questo grande spazio lavorano centinaia di persone per ogni turno e questo mi ha consentito di conoscere molta gente in gamba. Ora spero di iniziare anche qualche nuova amicizia.

Lavorando part-time, mi rimane del tempo a disposizione per dedicarmi a ciò che più mi piace. I soldi contano sicuramente, ma oltre alla disponibilità economica anche la qualità della mia vita è aumentata. Se il lavoro nobilita l'uomo, alla donna regala una "forza speciale".

Per quanto riguarda infine i problemi legati alla disabilità, mi sembra che nell'azienda dove lavoro siano visti con grande attenzione: sia i superiori che le colleghe (siamo quasi tutte donne) si mostrano gentili e disponibili.

Insomma, raccontando questa mia esperienza, spero di essere riuscita ad infondere un po' di speranza a qualche giovane che ha perso la pazienza necessaria per continuare a cercare un impiego.