a cura di Carlo Giacobini
Come viene classificata la percentuale di invalidità di malattie evolutive e variabili da caso a caso come la distrofia facio-scapolo-omerale? Cerchiamo di fare un po' di chiarezza su tali complesse questioni
Per l'accertamento delle minorazioni civili, le commissioni competenti si rifanno al Decreto del Ministero della Sanità del 5 febbraio 1992, le cui tabelle si riferiscono all'incidenza delle infermità invalidanti sulla capacità lavorativa, individuando la misura percentuale di ciascuna menomazione anatomo-funzionale e dei suoi riflessi negativi sulla capacità lavorativa stessa.
Esse elencano sia infermità individuate specificamente - cui si attribuisce una percentuale "fissa"- sia infermità il cui danno funzionale permanente viene riferito a fasce percentuali di perdita della capacità lavorativa di dieci punti, utilizzate prevalentemente nei casi di più difficile codificazione. Molte altre infermità non sono tabellate ma, per natura e gravità, è possibile valutarne il danno con criterio analogo a quelle tabellate.
Il danno funzionale permanente è riferito alla capacità lavorativa (ai sensi del Decreto Legislativo 509/88) che deve intendersi come generica, con possibilità di variazioni in più del valore base - non superiori a cinque punti di percentuale - nel caso in cui vi sia anche un'incidenza sulle occupazioni confacenti alle attitudini del soggetto (capacità cosiddetta semispecifica) e sulla capacità lavorativa specifica. Le variazioni possono essere anche nel senso di una riduzione, non maggiore di cinque punti, quando l'infermità risulti non avere incidenza sulla capacità lavorativa semispecifica e specifica.
Nel caso di infermità unica, la percentuale di base dell'invalidità permanente - sempre per le infermità elencate nelle tabelle - viene espressa utilizzando rispettivamente:
a) la percentuale fissa di invalidità, quando l'infermità corrisponde, per natura e grado, esattamente alla voce tabellare (colonna fisso);
b) la misura percentuale di invalidità calcolata rimanendo all'interno dei valori di fascia percentuale che la comprendono quando l'infermità sia elencata in fascia (colonna min-max);
c) se l'infermità non risulta elencata in tabella, viene valutata percentualmente ricorrendo al criterio analogico rispetto ad infermità analoghe e di analoga gravità, come indicato sub a) e sub b).
Le infermità, menomazioni o patologie valutate singolarmente portano infine ad un calcolo che utilizza una formula specifica prevista dal citato Decreto.
Per ulteriore chiarezza, può essere utile riferirsi ad una malattia come la distrofia facio-scapolo-omerale (FSH), non tabellata con un valore fisso, né con un intervallo variabile. In questi casi la commissione effettuerà una valutazione per analogia delle infermità tabellate, riferendosi quindi al danno per singoli apparati (verosimilmente locomotore e nervoso) e ricondurrà le infermità rilevate a quelle tabellate.
Per fare un esempio, se la commissione rilevasse una perdita completa delle funzionalità di entrambe le mani, si rifarebbe al Codice 7424 (Perdita anatomica o funzionale delle due mani), con un'aliquota fissa del 100%. Se rilevasse invece una limitazione severa, ma con residua capacità di sforzo, si rifarebbe al Codice 7335 (Paraparesi con deficit di forza medio), con una percentuale di intervallo 51-60%.
Data l'evolutività e l'elevata differenziazione dei sintomi dell'FSH, risulta però impossibile, senza una perizia medico-legale, oggettiva e documentale, esprimere un'indicazione di quale sia la percentuale minima da riconosce ad una persona affetta da questa come da altre patologie.