Ho un figlio di 26 anni in carrozzina, con la distrofia di Duchenne, e in occasione di un viaggio a Londra, nel 2005, ho cercato di organizzare al meglio una vacanza felice e senza barriere. Volendo poi approfittare dei cosiddetti voli low cost ("a basso costo"), mi sono affidato alla compagnia Ryan Air, prenotando e pagando tramite Internet e segnalando naturalmente la condizione di Giuliano, anche con una chiamata al call center predisposto (a pagamento). Qui sono stato rassicurato: dovevamo solo presentarci due ore prima dell'orario di partenza all'aeroporto di Bergamo.
Per quanto riguarda l'imbarco, tutto abbastanza bene (tranne il fatto che ci sistemano in seconda fila anziché nella prima, come avviene di consueto), ma i problemi grossi incominciano all'aeroporto di Stansted, a Londra. Attendiamo infatti la stessa piattaforma usata a Bergamo, ma di questa nemmeno l'ombra! E così, dopo quaranta minuti di attesa vana, obbligo lo steward a darmi una mano e facciamo scendere mio figlio con la carrozzina a mano, dalla rampa dell'aereo...
L'umiliazione e la rabbia vengono superate dai bei giorni di vacanza, ma al momento di ripartire tornano i problemi. Siamo infatti già pronti alle nove di mattina, ma dopo quasi tre ore attendiamo ancora quello stesso ausilio che non era arrivato qualche giorno prima! A quel punto vediamo avvicinarsi uno scoiattolo, quell'arnese ormai usato anche negli aeroporti del Terzo Mondo, che ti fa salire le scale manualmente...
Poi, in aereo, il calvario continua: mi dicono che Giuliano deve stare nel terzo sedile della terza fila - quello più distante dal corridoio e più vicino all'oblò - per ragioni di sicurezza. Ma sicurezza di chi? Non certo di mio figlio, che avrebbe dovuto essere trascinato immobile e a peso morto su tre sedili, per essere confinato vicino all'oblò!
Nemmeno con la forza mi costringerebbero ad accettare e così sistemo Giuliano sul primo sedile. Chissà se gli altri passeggeri hanno capito il problema o se per loro siamo stati solo la causa di un ritardo dell'aereo di mezz'ora...
Dire quindi che le responsabilità della compagnia Ryan Air e ancor più quelle della società che gestisce a Stansted i servizi di assistenza a terra siano state gravi mi sembra dir poco!
Carmelo Barillà - kbaril@tin.it
Non è purtroppo la prima volta che questi problemi vedono coinvolte compagnie aeree "a basso costo". Ma oggi c'è una speranza concreta che tutto ciò non accada più, vale a dire il regolamento approvato nel dicembre del 2005 - esecutivo entro la fine del 2006 - che renderà illegale in tutta l'Unione Europea la discriminazione verso le persone con disabilità durante i viaggi aerei.
(S.B.)