DM 158 - GIUGNO 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

IL MIO DISTROFICO - giugno 2006

a cura di Gianni Minasso

 

In campo medico la storia della ricerca scientifica è costellata da luminosi traguardi: lo stetoscopio, la vaccinazione, l'antisepsi, l'insulina, la penicillina, la TAC... L'intelligenza umana ha scoperto mille e una maniera per rattoppare, in qualche modo, buona parte dei numerosi buchi che spesso si aprono nel nostro fragile organismo. Tutti lo sappiamo e tutti ne siamo contenti. Oddio, proprio tutti contenti non si direbbe perché, ad esempio, esiste una categoria di afflitti, i miodistrofici appunto, che pur slalomando fra morbilli, ernie iatali e compagnia cantante, hanno sbattuto il grugno sul paletto delle miopatie.

Ora, fermo restando che esistono guai ben più importanti (la vasta diffusione del cancro, il Medio Oriente e la capigliatura spettinata di Totti), talvolta i sopraccitati distrofichetti si pongono domande più che legittime tipo: «Se nel 1868 Duchenne de Boulogne ha descritto per la prima volta la malattia neuromuscolare che ancor oggi porta il suo nome, come mai, dopo quasi 140 anni siamo rimasti al punto di partenza e i distrofici, ben prima di raggiungere la loro naturale data di scadenza, continuano a liquefarsi come ghiaccioli nel caminetto?». Come commentare il motto Nella ricerca la speranza (poi la certezza) coniato dal buon Federico Milcovich nel lontano 1961? La certezza di cosa? Di restar senza distrofina per tutta la vita?

È lecito che, pur considerando l'obiettiva difficoltà dello scoprire una valida terapia, nella mente dei poveri distrofichetti si faccia largo il dubbio che qualche pelandrone abbia dormicchiato invece di lavorare, che qualcun altro abbia badato solo a scaldare poltrone, che altri ancora abbiano guadagnato di più sfornando telefonini invece di microscopi e via di questo passo.

Va precisato che questa puntata quasi interamente illustrata della rubrica non è dedicata soltanto ai ricercatori (maldestri), ma anche ai finanziatori (tirchi), ai governanti (incapaci), alle case farmaceutiche (egoiste) eccetera. E poi nessuno se ne abbia a male perché, come al solito, si scherza. O no? Lamentatevi con ilmiodistrofico@uildm.it.

 

Nella telefoto A.N.S.I.A., da sinistra a destra: il Ricercatore (io non vedo quel che faccio), il Politico (io non ascolto le richieste di fondi per la ricerca) e il Distrofico (io invece non commento, così evito la galera per oltraggio al pudore)

 

 

I colpi vincenti del primo classificato al torneo di tiro a
segno da tre metri riservato ai ricercatori di Telethon

 

 

Chi ritirerà la mancia?

 

 

Ci vogliamo dare una mossa?

 

 

No comment

 

 

Il tempo non si può fermare, ma la nascita di nuovi distrofichetti sì!