DM 158 - GIUGNO 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

I bastoni tra le ruote

di Adriana Grotto

 

A volte è più facile salire una montagna che qualche gradino! Può succedere anche in un posto d'incanto e di emozioni profonde come il Museo nelle Nuvole, inaugurato quattro anni fa, nel cuore delle Dolomiti

 

Da quando sono nata ho praticamente sempre avuto le "Dolomiti in casa". Mio padre, infatti, è stato uno dei tanti veneti emigrati in Argentina e non ha mai smesso di pensare a quelle montagne. Nella parete centrale del ristorante avviato dai miei genitori - che si chiamava "Le Dolomiti" - c'era una foto panoramica della meravigliosa catena montuosa, con un paio di vecchi sci di legno, gli scarponi duri di una volta e il cappello d'alpino. Tutti cimeli di mio nonno e di altri parenti.

Sono dunque cresciuta in Argentina, con il mito di potere un giorno conoscere quelle vette, che ho amato anche grazie ai racconti di Walter Bonatti, pubblicati dal giornale «Epoca», che mia madre leggeva con tanto interesse, trasmettendomi la passione.

Colossi insormontabili

Quando ancora piccolina mi fu diagnosticata la distrofia, ho continuato ad amare le montagne, ma sempre "da sotto", vedendole come quei colossi che sono, ma insormontabili. Era ormai impossibile, per me, pensare di vivere da dentro la loro natura, la flora, la fauna e di arrivare alle vette a guardare l'immensità dall'alto.

In trent'anni, però, sono cambiate molte cose ed è anche cresciuta la consapevolezza che tutti siamo diversi e che ognuno di noi può arricchire il mondo con il proprio contributo. Oggi ci sono molti percorsi accessibili per le persone con disabilità motorie o sensoriali e quindi anche noi possiamo sentirci più vicini al cuore della montagna. Siamo però ancora lontani dal poter parlare di "montagna per tutti".

Il Museo nelle Nuvole

Qualche tempo fa ho avuto il grande onore e piacere di visitare il Museo nelle Nuvole sul Monte Rite, a 2.181 metri, nel territorio di Cibiana di Cadore, bella iniziativa voluta da Reinhold Messner e inaugurata nel 2002. Un'emozione molto forte che è rimasta nel mio cuore.

Non avrei mai immaginato di poter salire sul Faloria con la funivia e di riuscire a vedere così dall'alto le amate Dolomiti. In cima al Rite, poi, altre emozioni dovute alla vista quasi a 360 gradi e al contenuto del museo: una disposizione essenziale, quasi "minimalista" degli oggetti che risveglia però un interesse profondo e che fa rivivere fino in fondo l'epopea dei pionieri dell'alpinismo. Grazie Messner per aver avuto l'idea tanto stupenda di realizzare un museo come questo!

E alla fine la navetta va...

Si può dire che nelle Dolomiti Bellunesi vi siano diverse possibilità per le persone con disabilità motoria o sensoriale di godersi la montagna, ma che si sprechino anche tante opportunità per offrire a questo tipo di pubblico - che potrebbe essere parecchio - il piacere di vivere più approfonditamente le gite. Ad esempio, il servizio di navette (Monte Rite, Monte Piana e altri) ignora assolutamente i diritti dei disabili. Vediamone il perché.

Prima di arrivare al rifugio, al telefono mi avevano gentilmente spiegato che se ci fossero state molte difficoltà con la navetta, avrei potuto salire dietro a questa con la mia macchina, tramite un permesso del Comune. Purtroppo era sabato, io sarei partita la domenica e quindi ho deciso di tentare con la navetta.

Arrivata alla biglietteria con il mio fidanzato (attuale marito) e interpellati gli autisti, questi propongono di caricare la carrozzina elettronica sul tetto della jeep, scelta alquanto azzardata e difficile, visto che l'ausilio pesa più di cento chili. La cosa più semplice mi sembra quella di salire sul sedile della jeep, con la carrozzina nella parte posteriore, ma questo non viene accettato. Che sia per non "perdere" due posti anziché uno? Eppure, qualche volta, la navetta gira semivuota...

Chiedo allora all'autista se sia possibile seguire la jeep con la nostra macchina, ma senza permesso del sindaco - come spiegavo prima - niente da fare! Si altera, alza anche la voce, ma alla fine chiama lui stesso il sindaco e acconsente di farci salire.

Montagne e scalini

Nel tragitto abbiamo constatato anche che una soluzione migliore rispetto alle jeep potrebbe essere quella dei pulmini, certamente più adatti alle persone con carrozzine ingombranti, poiché nella parte posteriore si può sistemare senza problemi una carrozzina di questo tipo. Nessuno, però, sembra ancora averci pensato.

Una volta giunti sul Rite, pioveva e non era possibile restare fuori sotto gli ombrelloni. Il ristorante, però, con i suoi tre gradini molto alti non mi ha consentito di entrare. È davvero incredibile come a volte sia più facile salire una montagna che qualche scalino...

In questi casi la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una natura aperta ad infinite possibilità, mentre gli uomini non fanno altro che "sbarrare" tali opportunità. Certo, mi si parlerà delle strade, dei percorsi, delle grandi opere architettoniche, tutte opere dell'uomo e naturalmente è vero, ma poi sono proprio gli stessi uomini a metterci letteralmente i bastoni fra le ruote... Perché privare tante persone dei loro diritti?

Nulla mi fermerà!

I disabili sono circa il 10% della popolazione italiana, una percentuale che include tutte le categorie della disabilità, tra cui quelle motorie, riguardanti cioè le persone con problemi di deambulazione che utilizzano bastoni, stampelle, carrozzine manuali o elettroniche.

Uno dei grandi problemi dei disabili motori è che spesso si rischia di generalizzare, senza tenere conto delle particolari necessità di ogni tipo di disabilità. Ci rispondono: «Noi siamo a norma», e per certi aspetti è vero, dal momento che una persona con sindrome di Down, un sordo, un cieco non hanno problemi per accedere a una navetta, a un ristorante o a un bagno. Quindi - secondo loro - con i disabili "sono a posto".

Ma così invece non è e continua ad essere sin troppo diffuso il fatto di ignorare i bisogni di alcune persone con caratteristiche fisiche diverse a quelle di chi si muove "normalmente" sulle due gambe. Sono certa che persone come Messner non saranno per niente contente di sapere le difficoltà che ho incontrato e chissà quanti altri prima di me. Ma sono anche certa che mai rinuncerò a queste difficoltà: amo troppo la montagna e non saranno le barriere degli umani a fermarmi!