a cura di Elisabetta Gasparini e Barbara Pianca
Polemiche con Roma, premi creati ad hoc e la grande stampa che si occupa di accessibilità: tutti elementi che fanno ritenere un po’ “bizzarra” la Mostra del Cinema di Venezia 2006, anche se i buoni film non sono mancati
Una Mostra del Cinema strana, a suo modo, quella appena trascorsa a Venezia, che come negli anni scorsi abbiamo seguito per DM con entusiasmo e passione, incantati per undici giorni dalla magia del cinema.
Quest’anno tutto si è aperto in polemica con l’imminente e concorrenziale inaugurazione della Festa del Cinema di Roma e tutto si è chiuso con un’assegnazione di premi che potremmo definire quanto meno “bizzarra”. Infatti, mai forse come nell’edizione appena conclusa ci si è potuti rendere conto che la premiazione è prima di tutto un gioco di equilibrio tra poteri politici ed economici. Solo così si può spiegare il fioccare di premi che prima non esistevano e che hanno permesso tra l’altro ad una meritevole opera italiana - Nuovo Mondo di Emanuele Crialese - di ottenere il “Leone d’Argento Rivelazione”.
Ma la bizzarria di quest’anno non sta solo nella “creatività” dei premi. La giuria della 63a Mostra del Cinema di Venezia, presieduta da Catherine Deneuve, verrà ricordata anche per aver assegnato il Leone d’Oro a Still Life di Jia Zhangke, un film che da critica e pubblico non ha ottenuto né biasimo né lodi e soprattutto per aver premiato l’interpretazione dell’attore Ben Affleck, in Hollywoodland di Allen Coulter, preferendolo addirittura all’eccellente coprotagonista Adrien Brody. Unica decisione indiscussa il riconoscimento ad Helen Mirren, regina Elisabetta per l’inglese The Queen di Steven Friers, film che analizza i sentimenti del Palazzo a ridosso della morte di Lady Diana.
Quest’anno ci è parso di notare una maggiore affluenza di persone con disabilità rispetto alle precedenti edizioni, impressione confermata dalle maschere e dal personale addetto alla sicurezza. Merito, questo, anche di un’organizzazione via via più attenta all’abbattimento delle barriere che - in dialogo costante con la UILDM la quale ogni estate anticipa l’edizione del Festival con un sopralluogo - dal 2005 garantisce in tutte le sale - Sala Grande compresa - alcuni posti riservati in posizioni non troppo laterali per carrozzine e accompagnatori.
Negli ultimi anni l’intervento della nostra Associazione è stato appoggiato anche dal Comune di Venezia, tramite la presenza del Delegato del Sindaco per l’Accessibilità, dell’Ufficio EBA (Eliminazione Barriere Architettoniche) e dell’Informahandicap. Grazie a quest’ultimo, per la prima volta i cinefili con disabilità hanno avuto a disposizione sul sito internet della Biennale tutte le informazioni sull’accessibilità: rampe, ingressi, bagni, servoscala e persino qualche parcheggio.
Ma se i quotidiani di settembre hanno riportato in prima pagina commenti sulle barriere della Mostra è stato solo grazie a un nome di richiamo: il regista e produttore Gil Rossellini - fratello della nota Isabella e figlio del celebre regista Roberto - in carrozzina da due anni, che nel 2005 avevamo intervistato per DM (n. 156, www.uildm.org/dm/156/rubriche/46mostraweb.html).
E i problemi denunciati ci sono davvero. L’estrema gentilezza e disponibilità di responsabili, addetti alla sicurezza e maschere non bastano, infatti, a nascondere la presenza di stand con pedane improponibili, soluzioni per la copertura di fili elettrici ripidissime e pericolose, mancanza della rampa d’accesso alla Terrazza Martini, aggiunta soltanto dopo un ulteriore sopralluogo di controllo. Infine, la mitica passerella sul tappeto rosso in mezzo ai Leoni d’Oro, quella ripresa dai telegiornali, dove sfilano attori, attrici, registi e produttori per la gioia dei giornalisti e del pubblico, non è assolutamente visibile sotto il metro e venti d’altezza, quindi da una carrozzina.
Piccole cose poco importanti? Un piccolo, insignificante e inutile handicap in più? Chissà... Ma è così difficile da pensare un mondo architettonicamente accessibile?
E poi il fattaccio! L’anno scorso ne era stata presentata la prima parte e nel 2006 arriva come “Evento Speciale” nella sezione Orizzonti la drammatica autobiografia di una persona diventata disabile a causa del batterio stafilococco e delle sue conseguenze, una persona però dal cognome molto noto, Gil Rossellini.
Produttore e documentarista, quest’ultimo riesce a raccontare la propria storia con estrema freddezza, una vena di simpatica comicità, professionalità e la giusta dose di emotività. Certo, nella sfortuna Gil è “fortunato”, perché si può permettere cliniche svizzere per operazioni e riabilitazione, assistenza alla persona, trasporti adeguati eccetera. In un modo o nell’altro egli affronta comunque tematiche legate alla disabilità e all’inadeguatezza di città come Roma per chi vive in carrozzina.
Questo nel film. Nella vita reale, invece, l’Hotel Excelsior al Lido di Venezia, “mille stelle”, dove il regista dorme, non ha camere con bagni accessibili e a norma. Perché non si è adeguato? Rossellini si lamenta: scoppia il caso! I giornali si occupano di accessibilità...
(E.G.)
È impossibile affiancare le opere di David Lynch a quelle degli altri autori e in particolare lo è questa volta in cui la Mostra stessa ha dato particolare risalto alla presenza del regista, assegnandogli il Leone d’Oro alla carriera in occasione della presentazione del suo nuovo film Inland Empire, interpretato dalla strepitosa Laura Dern.
Un utilizzo innovativo e creativo del digitale dà forma ad un incubo di specchi in cui l’immagine di questi ultimi tradisce ogni volta la realtà che si riflette e che a propria volta muta. Capace di oltrepassare i limiti della ragione esplorando possibilità diverse di conoscere l’esistenza, Lynch è un sessantenne sorridente, disponibile a trascorrere delle ore con i fan per firmare autografi, appassionato divulgatore della meditazione come strumento per bere alla sorgente della creatività individuale.
(B.P.)