Intervista a Giovanni Lanzi
Un incontro importante, con una delle figure più autorevoli della Neuropsichiatria Infantile italiana, già presidente della Commissione Medico-Scientifica UILDM. C’è molta storia, nella prima parte di questa intervista
Professor Lanzi, ci aiuta a tracciare la storia della Neuropsichiatria Infantile? Da quali esigenze è nata e con quali obiettivi?
È difficile dire quando ebbe inizio questa disciplina perché le sue radici si perdono nei secoli passati, con nomi come quelli di Pestalozzi, Fröbel, Itard, Esquirol e Séguin. L’urbanesimo e l’industrializzazione che soprattutto nell’Ottocento prendevano sempre più piede ponevano in evidenza due problemi di grande rilevanza e di particolare interesse per gli operatori e gli studiosi del tempo: l’inserimento sociale degli insufficienti mentali e il rapidissimo aumento della delinquenza minorile. È quindi alla fine del XIX, inizio XX secolo, che studiosi e operatori sociali cominciarono ad occuparsi di questi argomenti. Giusto in quel momento, quindi, possiamo datare anche l’inizio della Neuropsichiatria Infantile, una nuova scienza medica in risposta a tutti questi bisogni emergenti.
Proprio in quel periodo, ad esempio, si metteva a punto a Parigi il famoso test di Binet-Simon e a Vienna Freud descriveva il piccolo Hans, la prima “analisi infantile”. In Italia Sante De Sanctis pubblicava un caso di “demenza precocissima” o “schizofrenia infantile”, in Austria il pedagogista Heller si occupava di “demenza infantile”, in Francia si parlava di sindrome di “debilità motoria”.
In America, intanto, nasceva l’Igiene Mentale con le prime giurisdizioni minorili che ebbero il merito di sollecitare la comprensione delle motivazioni dell’atto antisociale. Giusto prima della seconda guerra mondiale sorgevano inoltre, sempre in America, le famose Child Guidance Clinic, modello funzionale di un primo centro di accoglienza e di intervento per l’infanzia e per l’adolescenza. Appena terminata la guerra, avvenne la stessa cosa anche in Italia, per l’iniziativa di enti pubblici e privati (Centri Medico-Psico-Pedagogici - CMPP) ed è in questi luoghi che, possiamo ben dire, si è cominciato a fare la Neuropsichiatria Infantile Italiana, con un metodo di lavoro suo proprio, che conserva a tutt’oggi una peculiare caratteristica e rilevanza.
Cosa può dirci di quei momenti “pionieristici” nel nostro Paese?
Ogni caso che si rivolgeva a noi presso i citati CMPP veniva dapprima conosciuto dall’assistente sociale che inquadrava il soggetto nel suo ambiente di vita, familiare ed extrafamiliare. Il ragazzo veniva poi valutato dallo psicologo e dal neuropsichiatra infantile. Si procedeva quindi ad una riunione di sintesi, dove gli operatori discutevano la diagnosi e formulavano un piano di intervento che veniva comunicato alla famiglia e all’ente che lo aveva inviato.
Il lavoro in équipe era la regola e anche oggi esso rappresenta una modalità di lavoro assai adatta e utile in questa disciplina, anche quando la si pratica in strutture ospedaliere. Tale modalità di procedura garantisce certamente una possibilità di vedere il ragazzo nel suo insieme, ma anche sotto i vari aspetti che presenta, assicurando l’unicità dell’approccio sia nel momento diagnostico che in quello dell’intervento. Ciò sia quando si tratti di patologia psichiatrica che neurologica, aspetti inscindibili nel concetto unitario della disciplina come è qui in Italia.
Ci occupavamo quindi soprattutto di ragazzi con difficoltà di inserimento scolastico, di apprendimento e di comportamento, delinquenza, situazioni di abbandono, affidi e adozioni. Ma col passare del tempo le motivazioni per cui un ragazzo veniva portato al CMPP divennero le più varie, spesso mediche in senso stretto, cosicché la nostra competenza sia in campo diagnostico che terapeutico migliorava sempre più, diventando quella della Neuropsichiatria Infantile attuale, ovvero una disciplina che si occupa di soggetti da 0 a 18 anni, con una sofferenza neurologica e/o psichica.
Parallelamente a tutta l’attività che svolgevamo presso i CMPP, presenti in quasi tutte le città, la nostra disciplina andava sviluppandosi anche in ambito ospedaliero e universitario. La prima cattedra di Neuropsichiatria Infantile fu istituita a Rosario in Argentina e la ricoprì Lanfranco Ciampi, allievo di Sante De Sanctis, nel 1918. La seconda fu quella di Herfort a Praga, mentre altre vennero avviate a Mosca e a Leningrado (1935). Nel 1937 si svolse poi il primo Congresso Internazionale a Parigi.
Come si diffuse poi in Italia la nuova disciplina?
Due i nomi ai quali è legata da noi la nascita della Neuropsichiatria Infantile: il già citato Sante De Sanctis e Giuseppe Montesano. Una terza persona fu molto incisiva in questo campo, Maria Montessori, che però passò presto ad occuparsi dello sviluppo del bambino normale.
Un momento importante fu quello in cui De Sanctis, alla chiusura del 16° Congresso della Società di Freniatria Italiana, nel 1922, difese ufficialmente la nostra disciplina e ne chiese in modo deciso l’autonomia. A Genova Ugo Cerletti aprì nel 1930 il primo reparto universitario di Neuropsichiatria Infantile, seguito poco dopo da De Sanctis, il quale, appena chiamato a dirigere la Clinica Neuropsichiatrica di Roma, vi aprì una Sezione per la Neuropsichiatria Infantile.
Nel 1956 furono assegnate poi le prime docenze e sempre in quegli anni aperte le prime scuole di specializzazione, nel 1959 a Roma, nel 1960 a Genova, nel 1962 a Pisa. Molti CMPP furono aperti allora, così come numerosi Istituti Medico-Psico-Pedagogici per ragazzi e bambini in difficoltà.
Negli anni Sessanta, quindi, vari atenei inserirono l’insegnamento della Neuropsichiatria Infantile come materia complementare nel corso degli studi medici, istituendo poi cattedre di ruolo, la prima delle quali a Messina (1963), con Franco De Franco, la seconda a Roma (1965), con Giovanni Bollea. Oggi quasi tutte le università italiane hanno l’insegnamento della Neuropsichiatria Infantile, con cattedre di ruolo e diversi sono i reparti per le degenze, riservati a soggetti in età evolutiva con patologia neuropsichiatria, reparti con annessi day hospital, ambulatori e così via.
Anche sul territorio la nostra disciplina è collocata in modo abbastanza uniforme (Unità Operative di Neuropsichiatria Infantile dell’Infanzia e della Adolescenza), in modo tale da garantire un servizio qualificato e abbastanza capillare.