a cura di Stefano Borgato
Riveste particolare interesse una ricerca sui servizi dedicati alle persone con disabilità da varie università europee e italiane. L’ha svolta, per la sua tesi di laurea, Roberto Falvo, con il quale approfondiamo il tema
Come nasce l’idea di una tesi sulle persone con disabilità nelle università europee?
Da una proposta del mio relatore, Angelo Lascioli, docente di Pedagogia Speciale presso l’Università di Verona, che mi suggerì appunto una tesi sui servizi offerti agli studenti con disabilità nelle università europee, con l’obiettivo da una parte di analizzare e capire a che punto sia l’integrazione negli atenei dei vari Paesi, dall’altra di comprendere quale impatto abbia in essi la pedagogia speciale.
Il mio lavoro rientra in un progetto di ricerca della Cattedra di Pedagogia Speciale, in collaborazione con alcuni membri del Centro di Educazione Permanente, Ricerca, Intervento e Studi Interdisciplinari sullo Svantaggio, costituito presso l’Università di Verona.
Sono molte le persone con disabilità nei vari atenei continentali?
Per rispondere, posso portare la mia esperienza personale, poiché nella mia ricerca ho analizzato per lo più la tipologia dei servizi specifici rivolti alle diverse forme di disabilità (visiva, uditiva, motoria). Quando mi sono immatricolato all’Università di Verona, nel 1999-2000, gli studenti con disabilità iscritti erano circa venti. Attualmente ce ne sono circa ottanta, un risultato che indica chiaramente come, in presenza di un’adeguata rete dei servizi, si verifichi un significativo aumento di iscritti. Da questo posso immaginare che anche negli atenei europei da me presi in esame la frequenza di studenti con disabilità sia in crescita.
Quali sono le conclusioni principali di questo studio?
Vista la varietà di servizi forniti dalle varie università, lo studente con disabilità è chiaramente considerato una persona che ha bisogno di essere accompagnata e supportata nei vari aspetti della sua carriera universitaria, in misura maggiore rispetto agli altri studenti.
Oltre a ciò, un aspetto che molti atenei sembrano sottovalutare è l’esigenza di promuovere la partecipazione dello studente con disabilità alle varie dimensioni della vita comunitaria studentesca, non necessariamente legate allo studio (sport, associazioni studentesche, momenti di festa e di svago, iniziative politiche ecc., pubblicizzate da 4 università su 66 analizzate). Questo potrebbe invece essere un’occasione e uno stimolo ad incontrare altri studenti su piani diversi della propria identità e non solamente su quello dello studio.
Le università, con i loro servizi, cercano di andare incontro alle esigenze personali di ogni studente e tengono conto dei bisogni legati a differenti forme di disabilità, cui far fronte con particolari ausili, percorsi di studio individualizzati, accompagnamento, supporto agli esami e sostegno economico. Tali servizi, infatti, sono presenti in gran parte delle università analizzate.
Nel dettaglio si può parlare poi di una maggiore attenzione ai servizi rivolti a studenti con disabilità visiva, mentre un minor numero di atenei pensa alle esigenze della disabilità uditiva e motoria. Inoltre, nella maggior parte dei casi vengono forniti i servizi di accompagnamento nel percorso di studio e numerose università assicurano un supporto per gli esami. Ancora, nella metà circa dei casi analizzati, viene erogato un supporto economico o una borsa di studio. Sono infine scarsamente presenti i servizi per studenti disabili stranieri, le attività di sensibilizzazione e l’accompagnamento verso l’inserimento lavorativo.
Sembra insomma prevalere un’attenzione particolare alla dimensione cognitiva (studio e attività intellettuali) e fisico-motoria (trasporto e spostamenti), trascurando forse la dimensione affettiva e relazionale. La cura della persona nella sua integralità e dei suoi bisogni è invece assai più importante per chi è disabile: quest’ultimo, infatti, non sempre riesce a ricercare autonomamente le opportunità e le occasioni per rispondere ad esigenze che altri soddisfano senza difficoltà. Se invece tali opportunità vengono offerte, lo studente può arrivare a una migliore integrazione sociale, facendo emergere le proprie attitudini e potenzialità e muovendo in un percorso che lo vede protagonista e autonomo nelle proprie scelte.
Si può tentare un confronto tra i Paesi europei analizzati e la realtà italiana?
All’estero, la Danimarca, la Finlandia e il Regno Unito si sono rivelati i più attenti e avanzati nel promuovere il processo di integrazione a livello universitario. Nel nostro Paese, la consapevolezza e la maturità acquisita hanno influenzato il Legislatore nell’emanare norme come la 104/92 e la 17/99 (che ha istituito i Centri Disabili di Ateneo), indirizzate ad ottenere l’uguaglianza dei diritti e delle opportunità.
Attualmente in ogni università italiana considerata è presente un delegato del rettore per la disabilità, un ufficio o centro disabili, un responsabile di quest’ultimo che coordina tutte le attività e i servizi, una Commissione sulla disabilità, composta dai docenti referenti di ogni singola facoltà.
La tipologia dei servizi offerti in ogni ateneo è omogenea. In generale, in Italia non vi sono servizi che prevalgano su altri in modo evidente: si può anzi ipotizzare che i vari tipi di disabilità usufruiscano della stessa qualità di servizi. Inoltre i nostri atenei valutano le singole esigenze dello studente cui forniscono ausili tecnico-didattici specifici, in grado di supportarlo individualmente negli studi.
Come già accennato, le università europee prestano più attenzione all’aspetto dello studio, che non alla dimensione affettiva e relazionale; le nostre, invece, promuovono anche attività extradidattiche (sport, teatro, sensibilizzazione) e questo è certamente un elemento di qualità.
Quali sviluppi ha già avuto questo interessante studio?
Nel corso di un simposio internazionale di pedagogia speciale, tenutosi a Verona, è stato presentato il libro La pedagogia speciale in Europa: problematiche e stato della ricerca, curato dal mio relatore Angelo Lascioli, con una parte dedicata ai dodici Paesi analizzati dalla ricerca e l’altra ad un’analisi comparativa e metodologica. La mia tesi - integrata con i servizi forniti dai Centri Disabili di Ateneo presenti in Italia e con la comparazione tra questi e la realtà delle università europee - è diventata un capitolo di tale libro, con il titolo I servizi a favore degli studenti disabili nelle diverse università europee.