Purtroppo sembra proprio che le lettere anonime, una delle manifestazioni sociali certamente meno tollerabili, non passino mai di moda. Ce ne sono alcune, però, molto più odiose di altre, come quella recapitata qualche settimana fa alla famiglia di una bambina con disabilità di nove anni, che frequenta le scuole elementari di Castelletto Ticino, in provincia di Novara.
Semplice, ancorché sgrammaticato, il suo contenuto: «Riteniamo che la visione di sua figlia sia indecorosa per l’educazione dei nostri figli, in quanto rimangono impressionati dal suo handicap. Ci sono, infatti, gli appositi istituti»...
Che cosa si potrebbe commentare? Poco o nulla, se non riferire - come aspetto positivo della vicenda - la reazione forte della famiglia che ha subito scritto al sindaco, agli assessori, ai consiglieri comunali, alla Direzione Didattica e alle forze dell’ordine. E la solidarietà è arrivata da tutti. In particolare, promettenti e al di là della retorica sono sembrate le parole della dirigente scolastica Laura Agazzone, che ha dichiarato: «Tale episodio, seppur estremamente doloroso per la famiglia colpita, sarà per la scuola stimolo per continuare e migliorare la propria opera di integrazione e il proprio intervento educativo a favore dei soggetti diversamente abili».
Ed è proprio la realizzazione concreta di quanto detto che ci interessa, ancor più delle forze dell’ordine che, pur lodevolmente, hanno svolto indagini, per risalire all’autore o agli autori della missiva.
Resta in ogni caso un pesante senso di sgradevolezza, quasi di disgusto, che fa tornare alla mente - su tutt’altro piano e livello - quanto letto in una delle intercettazioni telefoniche riguardanti Vittorio Emanuele di Savoia, arrestato, nel giugno scorso, per il coinvolgimento in una serie di truffe e traffici illegali. Secondo quanto riportato da numerosi quotidiani nazionali, l’erede Savoia, riferendosi ad un’associazione di persone con disabilità e autonominandosi «presidente onorario» della stessa (ciò che poi è stato smentito), l’aveva definita «un’organizzazione di storpi, utili, però, a fini politici, perché sono più di un milione...».
Qualcuno ha commentato: «Se si dà una carrozzina a chi non ha le gambe, questi può andare in giro. Per chi invece non ha cervello, non c’è proprio nulla da fare». Vecchia saggezza popolare? Chissà. Forse, però, la più adatta a commentare le parole di un “principe” come questo.
(Stefano Borgato)