DM 159 - SETTEMBRE 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Apartitici, apolitici o solo “asettici”?

di Riccardo Rutigliano

 

Se per un’associazione è un dovere essere apartitica, non lo è affatto essere apolitica: anzi si deve prendere posizione anche sui temi più controversi e scottanti. Una riflessione rivolta a tutte le persone con disabilità

 

Vorrei proporre all’attenzione dei lettori di DM un tema che ho avvertito a più riprese nel corso degli anni della mia militanza all’interno di questa nostra associazione. Mi riferisco in particolare all’opportunità o meno di “fare politica” attraverso la UILDM.

Naturalmente sono perfettamente a conoscenza, come la maggior parte dei Soci, che all’articolo 1 il nostro Statuto recita, quali elementi cardine su cui fondare l’azione della UILDM, «la struttura democratica, la mancanza di finalità di lucro, l’aconfessionalità e la apartiticità». Del resto sono questi i valori e gli intendimenti che hanno ispirato il nostro fondatore, Federico Milcovich. E fin qui nulla da obiettare, anche perché sono fondamenta solide ed eticamente ineccepibili che mi sento di sottoscrivere in toto. Il problema nasce (sempre ammesso che esista e non sia solo una mia personale astrazione mentale) dall’interpretazione che si vuole dare a questa sorta di “paletti” voluti per impedire che una realtà che si proponeva di intervenire a favore dei distrofici e dei disabili in generale nell’ambito del volontariato e della più ampia sfera della solidarietà, si potesse trasformare in un centro di potere (più o meno occulto).

In altre parole: quello che chiede il nostro Statuto è solamente di non schierarsi, legarsi o anche semplicemente “strizzare l’occhiolino” a uno specifico partito o fazione politica. Non di astenersi dal fare politica. È questo il significato dell’aggettivo apartitico. Invece, i soliti “integralisti” travisano questa realtà, opponendosi ad ogni incontro ravvicinato tra la nostra associazione e l’azione politica o anche con la semplice iniziativa politica. Così non si è liberi di influenzare, criticare o tanto meno, se le circostanze lo richiedono, denunciare un personaggio o uno schieramento politico che stia agendo a nostro danno, come categoria. Ma qui non ci si rende conto che molte delle azioni portate avanti con grande efficacia dalla nostra associazione o dal suo presidente sono azioni politiche e che sono efficaci proprio in quanto tali.

Viviamo in una società sempre più povera di ideali ed è abbastanza desolante che chi gli ideali li possiede, scelga deliberatamente di non portarli avanti, di non difenderli, di non diffonderli. Se è un dovere essere apartitici, secondo me non lo è affatto essere apolitici. Non si può intervenire profondamente sulla società senza entrare in contatto con essa e uno dei modi per farlo è certamente la politica. Ne esistono altri: la comunicazione, il progresso culturale, persino le dinamiche commerciali. Ma tutte prima o poi dovranno fare i conti con la volontà e le modalità con cui questi strumenti verranno posti in atto… e questo altro non è che politica. Tutto sta nel come la si interpreta.

Il modo di fare politica in Italia non mi piace, perché evidenzia soprattutto faziosità, spirito di bottega e sete di potere, e sinceramente non prenderei mai in considerazione l’idea di fare politica solo per il gusto di farlo. Penso di essere più portato a cercare di incidere sui comportamenti dei miei simili attraverso gli strumenti della comunicazione e della cultura, giacché sono consapevole che si può portare avanti un impegno politico anche così. Non credo nelle poltrone, ma nelle relazioni, non credo nelle cariche, ma nelle opere. E non mi nascondo dietro facili ipocrisie: è assurdo dichiarare di non volersi compromettere con la politica se poi si corre dietro all’assessore di turno, lo si blandisce, lo si asseconda.

I tempi sono cambiati e ci siamo resi conto che per realizzare il fondamentale concetto del “niente su di noi senza di noi”, noi disabili non solo dobbiamo essere presenti in prima persona ai tavoli che contano, ma anche avere il coraggio di prendere posizione su temi controversi e scottanti. E avere il coraggio di difendere queste posizioni anche all’interno della nostra associazione. Consapevoli che le diverse anime presenti nella UILDM potranno subire contraccolpi e che potranno verificarsi così anche dei casi di coscienza: ma se la base del movimento è ampia e consolidata, non potrà essere una forte presa di posizione a farla crollare, anzi.

Federico Milcovich sarebbe il primo a non riconoscersi in una UILDM che in pieno ventunesimo secolo, oltre a mantenersi giustamente equidistante da ogni schieramento politico, perseguisse una rigorosa e cieca apoliticità. Perché questo equivarrebbe a togliere linfa vitale all’associazione e a renderla più ancora che inoperosa ed inefficace, addirittura asettica. Dunque sta a noi: vogliamo essere apartitici, apolitici o… semplicemente asettici?