«Perché Lisa è malata di distrofia muscolare?», è stato chiesto ad Alessandra Benfenati. «Lisa esiste davvero e la sua vita nel libro è quasi tutta reale. La malattia nel libro è presente non solo come patologia in sé, ma anche come situazione di diversità rispetto alla massa (Lisa deve fare i conti con l’integrazione e non vuole cedere all’isolamento sociale) e per spunti di meditazione esistenziale sulla condizione umana. Alla fine c’è il riscatto e Lisa “vince” avendo un figlio e una vita “normale”. La medicina più efficace le arriva dal cuore che alimenta la volontà di andare avanti vivendo le giornate con allegria».
Lisa è la coprotagonista di Essenza di basilico, vivace opera prima di Alessandra Benfenati (AER Club - Autori Emergenti Riuniti - Il Melograno, 2006), racconto che si protrae dal passato al presente, mettendo al centro l’universo femminile e disegnando il ritratto di alcune persone “comuni” - in particolare le due protagoniste - che affrontano ognuna in modo personale le varie vicissitudini della vita.
Leggiamo dall’introduzione scritta dalla stessa Benfenati: «Viaggi speculari, quelli di Amanda/nonna e Lisa/nipote che rendono l’idea di circolarità e fatalità della vita (sentimenti, eventi, personaggi che ritornano). Le due donne sono sempre pronte a ricominciare con un cuore pieno d’amore, senza rimpianti, ma con la consapevolezza di aver vissuto e di aver imparato che non ci sono sentieri facili e lineari soprattutto se sono poco battuti. Tra le righe passa il tempo, passano i luoghi, passano gli uomini, ma non passano i sentimenti, l’“essenza di basilico” della vita». E la scelta di un personaggio con la distrofia muscolare non è casuale, diventando anzi una delle varie “chiavi” del libro, quella scelta dall’autrice per far crescere la coscienza sulla possibilità di uscire dall’isolamento sociale e farlo anche con ironia.
(S.B.)